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Con lo speciale di oggi torniamo indietro di 42 anni parlando del film dall’apocalittico titolo 2000: la fine dell’uomo (No blade of grass in originale). Ancora una volta si tratta di un film inglese di fantascienza post apocalittica, diretto nel 1970 da Cornel Wilde e dal regista degli effetti speciali Burnell Whibley, tratto dal romanzo Morte dell’erba (The Death Of Grass), dello scrittore inglese Samuel Youd (sotto lo pseudonimo John Christopher) e pubblicato nel Regno Unito nel 1956.

Il cast è composto da Nigel Davenport, Jean Wallace, Antony May, Anthony May, John Hamill, Lynne Frederick, George Coulouris, Patrick Holt, Wendy Richard, Nigel Rathbone, Christopher Lofthouse, Ruth Kettlewell, M.J. Matthews, Michael Percival, Tex Fuller, Simon Merrick.

Nel 2000, un virus che la scienza non sa combattere sta distruggendo i raccolti determinando la crisi degli approvvigionamenti dei grandi centri urbani. Nelle metropoli sovrappopolate le autorità sono costrette ad adottare misure straordinarie di ordine pubblico per contenere il panico e la criminalità. Ma il fenomeno è incontrollabile e chi può, contravvenendo ai divieti della polizia, fugge dalla città in cerca di nuove terre. John Constance decide di abbandonare Londra insieme con la famiglia e un amico per raggiungere la fattoria del fratello in Scozia. Il viaggio, effettuato con mezzi di fortuna giacché i trasporti ormai sono interrotti, si svolge tra incidenti e pericoli sconosciuti ad una società civile: bande di delinquenti armati e motorizzati minacciano a più riprese il gruppo e anche le forze dell’ordine creano non poche difficoltà.

L’attore Cornel Wilde, qui in veste soltanto di regista (ma nel film presta la voce ad un invisibile radiocronista), sviluppa la drammatica vicenda con una certa dose di cinismo, senza enfatizzare la sua simpatia per i “buoni”. In un mondo allo sbando, sembra pensare Wilde, ognuno ha diritto di salvarsi come può: la violenza come unico strumento di difesa diventa un comportamento inevitabile.

Il tema della sopravvivenza dell’uomo in una situazione post-apocalittica è stato spesso portato sullo schermo: ricordiamo, qui, soltanto un film del 1962, Il giorno dopo la fine del mondo, che ha qualche punto in comune con la pellicola di Wilde, non ultimo quello di essere stato diretto da un attore, Ray Milland, passato per l’occasione dietro la macchina da ripresa.

Adattato sotto il titolo degli Stati Uniti di “No blade of grass”, il film è diverso dal libro, ma altrettanto triste in atmosfera e tenore drammatico, incentrato sulla tragedia che si va compiendo. Si tratta di un attacco ancora attuale alla compiacenza occidentale di sé stessa come società tecnologica, la quale collassa a causa della mancanza di un alimento base: il pane. Il virus che attacca le colture di grano in tutto il mondo si basa su di un vera e propria creazione per la guerra batteriologica, situazione ancora potenzialmente molto pericolosa (nel romanzo, esso proviene senza specificare da quale direzione, come attacco o forse incidente di una coltura batteriologica).

Nel 1972 il Club di Roma per mezzo di simulazioni al computer pubblicate nel rapporto sui limiti dello sviluppo, metteva in guardia le autorità del mondo, sul possibile disastro ecologico, che uno sviluppo industriale apparentemente infinito, avrebbe comportato. Ma uno scrittore inglese, già nel 1956, aveva fantasticato e scritto sulle conseguenze catastrofiche che l’abnorme utilizzo delle risorse agrarie avrebbe comportato. Ciò si è regolarmente verificato nella Crisi economica del 2008-2010. In questo film il tema della sopravvivenza dell’uomo in una situazione post-apocalittica portata alle sue estreme conseguenze.

Questo film è rimasto raro e fuori stampa ovunque per tantissimo tempo. Rintracciabile solamente grazie al benedetto file sharing o all’acquistabile vecchia vhs da nolo MgM/UA H.V., americana, inglese o italiana. Solo nel gennaio di quest’anno è uscita in una edizione rimasterizzata grazie alla Warner Usa e alla sua sconfinata collana di dvd On demand “Warner Archive”.