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2002, la seconda odissea (titolo originale Silent Running) non è il sequel del film di Kubrick, come farebbe intendere il titolo italiano. Si trattò infatti di un’operazione commerciale apponendo addirittura dei collegamenti con l’altro film, imputando per esempio il forte progresso con il contatto con il Monolito, a scapito dell’ecosistema terrestre. Il personaggio del comandante della nave di soccorso Berkshire – presente unicamente come voce via radio – è sostituito da un ripristinato computer HAL 9000, naturalmente doppiato da Gianfranco Bellini.

Il film diretto da Douglas Trumbull ha un cast composto da Bruce Dern, Cliff Potts, Jesse Vint, Ron Rifkin, Mark Persons, Cheryl Sparks, Larry Whisenhunt.

Siamo nell’anno 2002. La Terra, reduce dalla catastrofe atomica, e tuttavia nuovamente incamminata sulla strada del progresso indiscriminato, ha del tutto sacrificato la vegetazione per far posto alla tecnologia. Le ultime isole naturali sono state trasferite nello spazio, sulla gigantesca nave spaziale Valley Forge, gestita dal comandante Lowell Freeman (Bruce Dern), da tre collaboratori, veri e propri “giardinieri spaziali”, e da tre robot assistenti.

Un giorno il comandante riceve dalla Terra l’ordine di distruggere tutto e tornare a casa, con somma gioia dei collaboratori, intristiti dalla permanenza. Non d’accordo, Freeman uccide i tre, e messosi alla guida del velivolo, con l’aiuto dei tre robot, da Freeman rinominati Paperone, Paperina e Paperino si dirige verso Saturno. Paperone intanto viene distrutto da una esplosione.

L’allontanamento dal Sole sta uccidendo la foresta, per cui si rende necessario installare delle lampade speciali. Il comandante capisce di non poter andare oltre: per essere certo che una missione di soccorso non lo raggiunga scoprendo così le sue azioni ed eliminando le ultime vegetazioni rimaste, sgancia l’ultima serra affidandola quindi alle cure di Paperino, con la speranza che essa venga raccolta da una qualche intelligenza più meritevole.

Rimasto solo sulla navicella assieme a Paperina (non più adatto al lavoro a causa di un incidente), si lascia esplodere nello spazio.

Il robot superstite continuerà a prendersi cura della foresta spaziale, che nella sua bolla di vetro proseguirà la sua “corsa silenziosa” (silent running, appunto) per il cosmo.

Il film prospetta un futuro in cui la natura è diventata un semplice accessorio da relegare nello spazio di fronte a un mondo freddo e tecnologico. Il regista Douglas Trumbull, addetto agli effetti speciali di 2001: Odissea nello spazio, firma un film originale e personalissimo utilizzando quelle sequenze di Saturno che per il film di Stanley Kubrick non era riuscito a preparare. Freeman Lowell, l’ultimo “uomo libero”, è un personaggio sottilmente intriso di cultura Hippie. I tre automi furono interpretati da tre attori privi degli arti inferiori. Ai botteghini il film non fu particolarmente fortunato, venendo quasi dimenticato negli anni seguenti.

Film interessante rovinato forse da certe forzature ed adattamenti dell’edizione italiana che, come detto più sopra, ha tentato di sfruttare l’onda del successo di 2001 odissea nello spazio senza, ovviamente, riuscire ad eguagliare il capolavoro di Kubrick.

L’aggancio a 2001 odissea nello spazio non è del tutto casuale, infatti, Trumbull ha curato gli effetti speciali del film di Kubrick. In veste adesso anche di regista, Trumbull firma un’opera originale e personalissima, scegliendo di contenere l’elemento spettacolare per non smorzare il messaggio ecologista che gli sta a cuore.

Bruce Dern interpreta con sensibilità Freeman Lowell, singolare scienziato-astronauta-filosofo, nella cui sofferta identità culturale si concentra il dramma dell’ultimo “uomo libero”.

Il film prospetta un futuro in cui la natura è diventata un accessorio superfluo e ingombrante, da relegare in una sorta di museo spaziale ed eliminabile senza rimorsi quando l’incalzare di interessi economici o politici lo richiederà. Un’arca di Noè dimenticata, vagante nel cosmo senza speranza di approdo sicuro, accudita amorevolmente da indistruttibili macchine che hanno sostituito una umanità indifferente e distratta.

Due sono le curiosità legate a questa pellicola, la prima riguarda la sceneggiatura a cui collabora il futuro regista Michael (qui Mike) Cimino. Mentre riguarda una particolarità dei doppiaggi, infatti, così nel doppiaggio italiano; nella versione originale i tre robot hanno i nomi americani dei nipotini disneyani per eccellenza Huey, Dewey e Louie, noti in italiano come Qui, Quo e Qua, nomi che non suonavano bene con gli avverbi locativi.