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A trenta milioni di chilometri dalla Terra (scritto anche A 30 milioni di km. dalla Terra) è un film di fantascienza del 1957 diretto da Nathan Juran e interpretato da William Hopper e da Joan Taylor.

Il film si avvale degli effetti speciali di Ray Harryhausen (è considerato un maestro dell’animazione a passo uno, tecnica con la quale ha inserito creature fantastiche e mostruose all’interno di film girati con attori in carne ed ossa.) il quale disegna e anima con la tecnica del passo uno il lucertolone alieno Ymir.

Di ritorno da un viaggio spaziale sul pianeta Venere, una navicella statunitense è costretta ad ammarare in Sicilia.

Soccorsi da alcuni pescatori locali, gli occupanti dell’astronave si mostrano preoccupati dalla sorte di un oggetto che avevano prelevato durante la missione e che si scoprirà essere un uovo. Da quest’ultimo nascerà una creatura aliena simile ad un grosso lucertolone.

Capace di crescere molto velocemente grazie all’ossigeno terrestre che ne modifica il metabolismo, Ymir (questo il nome dato all’alieno) fugge una prima volta per poi venire catturato grazie ad una rete elettrificata lanciata da un elicottero. Su Venere, infatti, era stato notato come la corrente elettrica rendesse inermi questi esseri alieni. Le operazioni di cattura sono coordinate dal Colonnello Calder, uno dei sopravvissuti alla missione sul pianeta Venere. Con una conferenza stampa indetta a Roma, lo Stato Maggiore statunitense comunica ai giornalisti dei paesi alleati i dettagli della missione e porta tre di loro ad osservare gli scienziati che studiano la creatura.

A causa di un incidente nel laboratorio situato all’interno del Giardino Zoologico di Roma viene interrotta la corrente elettrica (1800 volt) che teneva sedato Ymir. La creatura quindi riesce a liberarsi e, dopo aver lottato con successo per le vie della capitale contro un elefante imbizzarritosi per il trambusto allo Zoo, fugge in direzione del centro della città seminando il panico fra la popolazione.

Dopo essersi inabissato nel Tevere ed essere stato snidato grazie a delle bombe a mano all’altezza di Ponte Sant’Angelo, il mostro viene rincorso dai soldati americani sino al Colosseo, dove viene ucciso.

Prodotto dalla Columbia e scritto da Bob William e Chris Knopf, è un film di SF come tanti degli anni ’50, ma più fantasioso e, almeno per gli spettatori italiani, più divertente della media. Conta soprattutto per gli effetti di animazione in stop motion di Ray Harryhausen: la povera creatura venusiana, nota col nome di Ymir, è cara ai fans del genere.

Nell’edizione originale i due pescatori siculi e il ragazzino vengono chiamati Verrico, Mondello e Pepe. Nel doppiaggio italiano sono diventati dei più plausibili Michele, Maruzzo e Mimmo.

Nel titolo originale, i milioni di km. erano venti, ma questo non fa grande differenza, quello che conta è proprio la genialità di Harryhausen: suo anche il progetto originario (The Giant Ymir del 1952) completo di sceneggiatura e disegni, a cui ci si è ispirati per realizzare il film), praticamente ambientato in Italia (anche se un’Italia quasi tutta di cartone e modellini). Dopo fughe e inseguimenti, la spettacolare resa dei conti a colpi di bazooka e mortai, avviene proprio a Roma, nei pressi del Colosseo “minacciato” (in origine l’ambientazione era parigina però) ed è fra tutte, la sequenza più interessante, quella per la quale credo davvero che valga la pena di recuperare questo piccolo reperto di archeologia fantascientifica cinematografica, disponibile anche in DVD.