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Apollo 13 è un film del 1995, diretto da Ron Howard, ispirato dal libro Lost Moon, scritto da Jim Lovell e Jeffrey Kluger e con Tom Hanks, Bill Paxton, Kevin Bacon, Gary Sinise, Ed Harris, Kathleen Quinlan, Mary Kate Schellhardt, Emily Ann Lloyd, Miko Hughes, Max Elliott Slade, Jean Speegle Howard, Tracy Reiner, David Andrews, Michele Little, Brett Cullen, Wayne Duvall, Chris Ellis.

Stati Uniti, 11 aprile 1970, dalla base di Cape Canaveral decolla la missione “Apollo 13” diretta verso la Luna; a bordo del modulo si trovano tre astronauti: James Lovell, John Swigert e Fred Haise. Tre giorni dopo il lancio avviene un incidente: l’esplosione dei serbatoi d’ossigeno durante la procedura di rimescolamento danneggia gravemente la navicella ed, oltre ad impedire la prosecuzione della missione, annullando il previsto allunaggio, rende estremamente difficoltoso il rientro sulla Terra, con la possibilità che i tre uomini non sopravvivano.

Superati i primi momenti di sconcerto, l’intera Nasa si attiva ed il direttore di volo Gene Kranz mobilita tutte le forze possibili per porre rimedio alla difficile situazione, compreso il richiamo di un componente dell’equipaggio originale Ken Mattingly, che era stato trattenuto a terra a causa del sospetto di morbillo, per comporre una procedura straordinaria finalizzata a riportare sulla Terra la navicella, nonostante il malfunzionamento o l’indisponibilità di molti sistemi di bordo.

Il mondo intero, per tre lunghissimi giorni, seguì la vicenda con il fiato sospeso, nella speranza che i tre astronauti riuscissero a fare ritorno sani e salvi. Dopo il loro rientro, avvenuto nell’Oceano Pacifico, il comandante Lovell si ritirò, lavorando fino al suo pensionamento nella sala controllo della NASA, Fred Haise si ritirò dal lavoro dopo che il progetto dell’Apollo 18 fu annullato per via dei tagli di budget, Jack Swigert morì dodici anni dopo senza aver fatto altri viaggi spaziali, ed infine Ken Mattingly continuò come astronauta, partecipando al programma Space Shuttle.

Nella sua ricostruzione Ron Howard compie due piccoli miracoli: riuscire a coinvolgere raccontando una tipica storia pensata per lusingare il patriottismo yankee (sebbene la missione fosse obiettivamente fallita, il fatto che i tre astronauti fossero tornati sani e salvi venne salutato come una vittoria) e far tenere il fiato sospeso agli spettatori anche se si sa benissimo che la vicenda ebbe un esito positivo. Tutto è vero e documentato fino alla pignoleria, ma narrato in modo avvincente: ci si appassiona e ci si esalta seguendo la risoluzione dei mille problemi che via via si presentano (problemi anche assurdi, come la diversità di due tipi di filtro e la ricerca di un metodo per adattarli); anzi, da un certo punto in poi i componenti dell’equipaggio diventano semplici esecutori e l’attenzione si concentra sugli sforzi compiuti dagli uomini della base, in primis Ed Harris e Gary Sinise. E sullo sfondo c’è una morale da non trascurare: mai sottovalutare i rischi, mai dare per scontato un successo, mai abbandonarsi alla routine quando si è in situazioni estreme (a meno di un anno dal primo sbarco sulla Luna le missioni Apollo erano già considerate ‘normali’ e l’interesse del pubblico era calato drasticamente); l’esplorazione dello spazio è stata un’impresa quasi eroica per i mezzi dell’epoca, ed è un miracolo che le vittime (come i tre dell’Apollo 7, rievocati all’inizio) siano state così poche. Menzione speciale per Kathleen Quinlan, per l’umanità con cui rende le sue paure (alimentate da un presagio sinistro prima della partenza, la perdita dell’anello matrimoniale durante una doccia), per il suo orgoglio, per la sua ostinata speranza.