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Oggi vi parlo di un film del 1962 intitolato Astronauti per forza e che ha nel cast attori del calibro di Bing Crosby, Bob Hope, Joan Collins, Dorothy Lamour, Robert Morley, Felix Aylmer, Roger Delgado, Walter Gotell, Michel Mok, Peter Madden, Robert Ayres, Alan Gifford, Robin Hughes, Jacqueline Jones, Yvonne Shima, Bill Nagy, Guy Standeven, John McCarthy, Simon Levy, Mei Ling, Frank Sinatra, Dean Martin, David Niven, Peter Sellers, Katya Douglas, Jerry Colonna, Zsa Zsa Gabor. Harry e Chester, ingenui promotori di un gioco-truffa che mette in palio un viaggio sulla Luna, sono coinvolti, loro malgrado, in un complotto contro la sicurezza del mondo.

Uscito dall’ospedale indiano nel quale è stato ricoverato in seguito ad un incidente, Chester è vittima di uno scambio di persona quando l’affascinante Diana, spia di una fantomatica organizzazione, crede di riconoscere in lui l’uomo al quale deve comunicare una formula segreta che rivoluzionerebbe l’industria missilistica spiazzando americani e russi nella conquista dello spazio.

Da quel momento, i due amici sono pedinati da innumerevoli spie che per impadronirsi del segreto non esitano a ricorrere ad ogni forma di intimidazione. Diana corre in aiuto dei due poveri sprovveduti e tutti e tre, dopo aver rischiato di fare da cavia per un volo sperimentale nello spazio, raggiungono “Plutonium”, un lontano pianeta dove finalmente possono mettersi al sicuro.

Per l’ultimo appuntamento con la fortunata serie “Road to…” la simpatica coppia Crosby-Hope (rispettivamente Harry Turner e Chester Babcock) gioca con le spie ed i razzi spaziali, attraversando paesaggi esotici in compagnia di bellissime ragazze e canticchiando splendide canzoni di Van Heusen e Sammy Cahn. Dorothy Lamour, partner dei due protagonisti nelle precedenti avventure, lascia spazio all’affascinante Joan Collins (l’agente Diana), contentandosi di apparire nei panni di se stessa.

L’elemento fantascientifico – pur costituendo pretesto a situazioni comiche – risulta in armonia con il fantasioso intreccio spionistico che sembra anticipare la moda dei film di spionaggio con gli agenti segreti e le fantomatiche organizzazioni criminali capaci di ricattare le super-potenze. Il soggetto è ricavato in parte da un progettato “Road to the Moon” che la Paramount aveva messo in cantiere alla fine degli anni ’50 rinunciando poi a realizzarlo.

Girato in Gran Bretagna il film non ebbe il successo sperato nonostante il buon numero di divi dello schermo che, tra ruoli secondari o semplici camei, il regista Norman Panama era riuscito a riunire nel cast.