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La nostra rassegna sui film di fantascienza non poteva esimersi dal dare il giusto tributo ad uno dei film più belli ed ispirati che l’industria del cinema abbia mai prodotto. Ovviamente stiamo parlando del sublime AVATAR.

Avatar è un film di fantascienza del 2009 scritto, diretto e prodotto da James Cameron e interpretato da Sam Worthington, Zoe Saldana, Sigourney Weaver, Stephen Lang, Michelle Rodriguez, Giovanni Ribisi, Joel Moore, CCH Pounder, Wes Studi, Laz Alonso, Peter Mensah, Matt Gerald, Dileep Rao, Scott Lawrence, Jacob Tomuri, Julene Renee, Noli McCool, Peter Dillon, Kevin Dorman, Dean Knowsley, Sean Anthony Moran, James Pitt, Amy Clover, Sean Moran, Sean Patrick Murphy.

Nel 2154 una compagnia interplanetaria terrestre, la RDA, intende sfruttare i giacimenti minerari di Pandora, luna del gigante gassoso Polifemo, appartenente al sistema stellare Alfa Centauri.

Pandora è un mondo primordiale, ricoperto da foreste pluviali, con alberi alti anche fino a trecento metri, ed è abitato da varie creature, tra cui degli umanoidi senzienti chiamati Na’vi, alti mediamente anche più di tre metri e con pelle blu striata. L’aria del satellite non è respirabile dagli umani se non impiegando maschere filtranti, pertanto gli scienziati hanno sviluppato degli avatar, corpi ibridi genetici tra umano e Na’vi privi di coscienza propria: attraverso un’interfaccia mentale un uomo può collegare la propria coscienza alla creatura, immedesimandosi e controllandola esattamente come se fosse il proprio corpo. Tale collegamento è possibile solo quando l’essere umano cade in una sorta di coma all’interno di una speciale capsula tecnologica.

La RDA vuole sfruttare il satellite principalmente per l’unobtanium, un cristallo ferroso che ha la capacità unica nella galassia di fungere da superconduttore a temperatura ambiente, e che probabilmente possiede il più forte campo magnetico conosciuto tra i metalli; il suo sfruttamento potrebbe risolvere i gravi problemi energetici che assillano la Terra da decenni, ed i più abbondanti giacimenti si trovano maggiormente proprio o in luoghi inaccessibili o di particolare importanza per tutta la specie dei Na’vi come ad esempio i Monti Alleluia o sotto l’insediamento del clan Na’vi degli Omaticaya. Mentre la via diplomatica battuta dalla dottoressa Grace Augustine sembra non portare frutti, il colonnello Quaritch ed il dirigente Parker Selfridge preparano un attacco militare.

Nel frattempo, l’ex marine invalido Jake Sully viene chiamato a sostituire il fratello Tommy, ucciso durante una rapina. L’uomo era uno scienziato e l’avatar che avrebbe dovuto guidare era stato realizzato appositamente con il suo codice genetico, e quindi solo Jake, essendo il suo gemello monozigote, può adesso guidarlo. Jake ignora ogni cosa su Pandora e sui Na’vi, ma lo entusiasma la possibilità di poter tornare a camminare, e accetta il patto offertogli dal colonnello: una costosa operazione per riavere le sue gambe, in cambio di informazioni per l’attacco.

Durante una spedizione nella foresta, Jake entra in contatto con Neytiri, guerriera Na’vi che vede su di lui i criptici segni della volontà di Eywa, la divinità venerata da Na’vi. Jake si dichiara intenzionato a conoscere i loro usi e costumi e nonostante la diffidenza del guerriero Tsu’tey, Jake viene accompagnato da Neytiri nell’apprendere il suo popolo e il loro rapporto empatico verso le creature di Pandora, un fenomeno che secondo Grace nasce da un legame biochimico tra le radici di ogni albero, che unisce come fossero sinapsi.

Jake viene infine accolto dalla tribù, impara le loro usanze e finisce con l’innamorarsi di Neytiri, ricambiato. Non riesce però ad impedire l’attacco al loro villaggio: l’albero-casa viene abbattuto e i Na’vi fuggono disperati, vedendo Jake come un traditore. Mentre Neytiri lo abbandona, lui viene accusato di opporsi all’attacco anche da parte dei militari, che lo rinchiudono in cella.

Riuscito a fuggire con Grace, il collega Norm e l’elicotterista Trudy, Jake raggiunge il sito 26 nei pressi dei Monti Alleluia dove si collega con il suo avatar e raggiunge i Na’vi, ora raccolti attorno all’albero delle anime, un luogo sacro per loro e categoricamente inviolabile per gli estranei. Jake però sa che gli Omaticaya non lo riaccetteranno così facilmente, e quindi tenta un’impresa al tempo stesso eroica e disperata: riuscire a domare il mastodontico Leonopteryx (Toruk) la più grande creatura volante di tutti i cieli, un’impresa considerata leggendaria. Dopo essere riuscito a domarne uno, azione altamente simbolica per il popolo di Pandora, riesce a radunare molti clan Na’vi, così da prepararsi al successivo attacco della RDA. La battaglia che segue vede i militari che, tra bombardieri e fanteria, dominano gli scontri, finché le preghiere formulate da Jake ad Eywa non vengono accolte: sono gli stessi animali di Pandora a guidare la carica, arrivando a sconfiggere gli umani; lo stesso colonnello muore dopo essere stato colpito da due frecce di Neytiri.

I Na’vi raggiungono infine la base terrestre, obbligando i soldati a lasciare il satellite, mentre Jake partecipa ad una sacra cerimonia, nella quale lascia il suo corpo umano, trasferendosi definitivamente nel suo avatar.

James Cameron è tornato dopo una lunga pausa dal grande schermo e, ancora una volta, ha lanciato la sua sfida molto personale al mondo del cinema. Così come in Titanic, snobbato a torto dalla critica più vetero-conservatrice, anche in Avatar decide di basare l’impresa su una sceneggiatura che a un primo sguardo non può non apparire decisamente semplice (anche se chi ha fatto facili e ironici riferimenti a Pocahontas ha dimenticato che la giovane indiana d’America visse, nella sua storia d’amore con John Rolfe, il percorso esattamente opposto a quello qui narrato).

Cameron si rivela, proprio grazie agli stereotipi narrativi di cui fa ampio uso, un vero autore. Potrebbe sembrare un ossimoro ma non è così. Perché pesca citazioni a piene mani dalla storia del cinema (non rinunciando, ad esempio, a citarsi richiamando in servizio la Sigourney Weaver, un tempo Ripley, offrendole un’entrata in scena provocatoria con sigaretta accesa o attingendo per il personaggio di Tsu’tey al Vento nei Capelli di Balla coi lupi) ma riesce a trasferirle nelle proprie ossessioni narrative. Che sono quelle (tanto per citarne solo alcune) della scoperta di ‘Nuovimondi’ da Abyss al già citato Titanic o del cosa significhi sentirsi alieno e sul cosa accade quando la prospettiva si rovescia.

Ma è soprattutto il mistero delle dinamiche organiche naturali e del loro rapporto con la Scienza e con i suoi prodotti (siano essi macchine come in Terminator o corpi che sono al contempo un sé e un ‘altro da sé’ come gli avatar) che lo affascina. Non facendogli però dimenticare che al pubblico (anche al più vasto, indispensabile per riassorbire gli enormi capitali investiti e trarre un profitto) non è sufficiente offrire la tecnologia più avanzata (che qui non manca). Non basta ‘stupirlo’.

Anche se nel modo più accessibile è fondamentale suscitare un pensiero. In Titanic ci si immergeva alla ricerca di un tesoro e se ne riportava invece una traccia di memoria (il ritratto) che spingeva poi lo spettatore a interrogarsi su una nave che diveniva, senza superflue sottolineature, il simbolo della divisione in classi di una società. In Avatar, pensato 15 anni fa ma realizzato negli ultimi 4, la recente lezione della guerra in Iraq lascia le sue tracce profonde. Ancor più del discorso ecologico che sottende tutto il film (con la sua visione di un’energia panica da rispettare) è quello sulla facile etichettatura di nemici applicabile a coloro che posseggono le fonti energetiche che abbisognano ai più forti che maggiormente segna la narrazione. È storia di sempre, si dirà, già vista (al cinema) e sentita. Ma ci vogliono registi capaci di osare, consapevoli che tutte le storie sono già state narrate ma che alcune meritano di essere ribadite con tutta la forza della spettacolarità che è possibile mettere in campo.

Avatar non sarà il film che rivoluzionerà la storia del cinema ma Cameron merita rispetto e ammirazione. Sa perché e su quali temi rischiare, in un’epoca in cui la grande maggioranza cerca l’incasso sicuro. Onore al merito.