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Benvenuti al Nord è un film del 2012 diretto da Luca Miniero, sequel del film Benvenuti al Sud del 2010 che vede la regia di Luca Miniero e con Claudio Bisio, Alessandro Siani, Angela Finocchiaro, Valentina Lodovini, Nando Paone, Giacomo Rizzo, Nunzia Schiano, Fulvio Falzarano, Salvatore Misticone, Paolo Rossi, Ippolita Baldini, Francesco Brandi, Francesco Migliaccio, Alessandro Vighi, Gianmarco Pozzoli.

In Benvenuti al Nord, Alberto e Mattia, sono in crisi con le rispettive mogli. Silvia detesta Milano a causa delle polveri sottili e dell’ozono troposferico e accusa Alberto di pensare solo al lavoro e poco a lei. Intanto Mattia, il solito irresponsabile, vive con la moglie Maria e il figlio Edinson a casa della madre, lavora poco e proprio non riesce a pronunciare la parola “mutuo”. Mattia suo malgrado finirà a lavorare a Milano, incastrato dall’ingenuità dei suoi amici che lo affidano alle cure di Alberto. L’impatto del napoletano con la città sarà terribile: partito con un giubbotto fendinebbia il povero Mattia finirà col rovinare la sua vita e quella dell’amico Alberto. Ma, piano piano, i pregiudizi inizieranno a sciogliersi…

La nuova commedia italiana non è più interessante della vecchia, quella dei cinepanettoni per intenderci, ma mette in luce delle diversità rispetto a una scena comica affezionata a modelli tenaci e incrollabili. Archiviati i luoghi esotici, il Nord e il Sud del Belpaese diventano il territorio da occupare, rilanciando con forza e risate l’unità nazionale. Unità sponsorizzata dall’efficienza delle poste italiane, dalla velocità alta delle sue ferrovie e dalla praticabilità delle sue autostrade, che esprimono la dinamicità di personaggi sempre diversi da com’erano al principio o al ‘casello’ di partenza. Tra una raccomandata e una Freccia rigorosamente rossa si fa l’Italia e si fanno gli italiani, incarnati da Claudio Bisio e Alessandro Siani, di nuovo alle prese coi cliché regionali, poi messi in discussione, superati e rimpiazzati con altri più abusati. Dopo il meridione di Castellabate, spetta al settentrione milanese essere declinato in stereotipo. In direzione ostinata ma contraria, Benvenuti al Nord serializza il format francese a firma Dany Boon (Giù al Nord) e intraprende un viaggio prevedibile verso il ‘freddo’ capoluogo lombardo, che si rivelerà neanche a dirlo altrettanto accogliente e gioioso.

Congedato Massimo Gaudioso e arruolato Fabio Bonifacci, la commedia di Luca Miniero riprende il benvenuto scorso con pochissime novità, riconfermandone la perfetta calibratura, gli ingredienti e i protagonisti sempre radicati nei tempi e nei ritmi degli sketch televisivi. Se il personaggio di Bisio scopriva a Sud il sole e il mare, la bonarietà e l’ospitalità della sua gente, quello di Siani imparerà il fascino della nebbia, sparata artificialmente, e il senso civico del milanese, che lava le strade di notte, combatte le polveri sottili, mette il casco in moto, in bicicletta e sul lavoro. Un anno trascorrerà tra happy hour e happy night, prima che il Mattia, perché il milanese ammette l’articolo determinativo davanti al nome proprio, possa trovare la maturità e ritrovare la sua procace Maria.

Benvenuti al Nord, come il precedente capovolto, è soltanto una favola che promette di incrinare la tenuta degli stereotipi nell’immaginario collettivo mentre li conferma, che reitera modalità (ri)creative e produttive, che costruisce tutto sulla parola e niente sull’idea di visione. Se Bisio e Siani non fanno una stella, sprovvisto di profondità (e fisionomia) drammatica il primo, epigono sbiadito dello stupore malinconico di Troisi il secondo, Paolo Rossi produce un firmamento interpretando (ancora una volta dopo RCL) il ‘metodo Marchionne’. Corpo solista si incarica di riempire una scatola vuota con la deflagrazione della sua comicità mimica e verbale.

In ultima analisi, Benvenuti al Nord soffre della formula pressoché perfetta di Benvenuti al Sud della quale, adattamento italiano a parte, il merito spetta a Dany Boon e al suo originale Giù al Nord (Bienvenue chez les Ch’tis). Senza discutere i meriti di questo sequel di matrice italiana, l’affiatamento tra Bisio e Siani, la riuscita di alcune battute (la cena a base di sushi), la simpatia della Finocchiaro nel doppio ruolo moglie/suocera, di Rizzo, Paone, Schiano e dell’incomprensibile dialetto di Misticone, manca chiaramente una corrente che riesca a traghettare in modo compiuto le avventure dei personaggi dall’inizio alla fine. E Milano è una città internazionale, difficile credere che le abitudini di chi ci vive siano radicali, avverse e inoppugnabili.

Proprio in questi giorni la Medusa, ha reso disponibile la pellicola per il circuito Home Video con una duplice edizione così composta: una prima edizione DVD con traccia video in 16:9 e traccia audio in Dolby Digital 5.1 ed una seconda edizione in Blu Ray con traccia video in risoluzione video a 1080P e traccia audio in linea con gli standard dei supporti Blu Ray. Entrambe le edizioni sono sprovviste di contenuti extra video di rilevante e significativa importanza, in compenso sono però accoppiate ad un libro che accompagna il film.