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Blob – Fluido mortale (The Blob) è un film horror fantascientifico del 1958 diretto da Irvin Yeaworth rd interpretato da Steve McQueen, Aneta Corseaut, Earl Rowe, Olin Howlin, Alden Chase, John Benson, George Karas, Lee Payton, Elbert Smith, Hugh Graham, Vince Barbi, Audrey Metcalf, Jasper Deeter, Tom Ogden, Elinor Hammer.

Blob è una creatura informe e gelatinosa giunta sulla Terra, e precisamente in una cittadina della Pennsylvania, per mezzo di una meteora. Un vecchio la trova e con un bastone la apre, liberando Blob. L’uomo viene poi aggredito dal mostro che si avvolge su una delle sue mani. L’anziano fugge sulla strada e viene quasi investito da due adolescenti in auto, Steve e Jane, che, vedendolo in difficoltà, lo portano dal medico della cittadina. Quando i due ragazzi se ne vanno, il medico si rende conto di non aver mai visto niente di simile. Approfittando di un momento di distrazione del dottore, la creatura ingloba il vecchio: poco dopo il medico si accorge di ciò che è successo e cerca di distruggerla con dell’acido, ma inutilmente; l’uomo allora si barrica in bagno armato di fucile.

Dopo essersi incontrato con alcuni amici, Steve si dirige alla casa del dottore per sapere come sta il vecchio, assistendo così alla fine del povero medico, ucciso dalla misteriosa creatura. Insieme a Jane si rivolge alla polizia, ma i due non vengono ascoltati. Il mostro nel frattempo uccide diverse persone, assumendo man mano dimensioni sempre più notevoli; penetra anche in un cineteatro dove raggiunge la cabina delle proiezioni, e vi ingoia l’addetto, facendo quindi fuggire gli spettatori. Finalmente le autorità comunali danno ascolto ai ragazzi e tentano di fermare il Blob, che nel frattempo ha circondato il ristorante “Downingtown Diner”. In un primo momento tentano di dargli una forte scossa elettrica, ma senza successo. Ciò provoca un incendio nel locale. Nel tentativo di spegnere le fiamme, Steve, rimasto intrappolato nel ristorante insieme ad altra gente, scopre che il Blob non sopporta il freddo.

Grazie a numerosi estintori ad anidride carbonica, il Blob viene congelato e successivamente trasportato nell’Artico da un aereo militare. Il film termina con un “The End” che si trasforma in un misterioso “?”.

Blob è termine entrato nell’accezione comune grazie alla geniale trasmissione televisiva ideata da Enrico Ghezzi e Marco Giusti. Prima ancora era invece il titolo di un B-movie di fantascienza (Blob, fluido mortale) che, come parecchie opere della fantascienza americana degli anni ’50, traduceva su grande schermo la paura maccartista degli States al cospetto del “monolite” comunista. Di “Serie B” qui invero comincia ad esserci ben poco, visto che nel film di Irvin S. Yeaworth Jr. (come in altri capisaldi della Science Fiction americana anni ’50) iniziano ad avvistarsi i primi sintomi di un impegno e di un modo di fare cinema fantastico sempre più avulso da un contesto essenzialmente da Drive-in.

A differenza degli altri esseri alieni del periodo però, in Blob, fluido mortale la strana creatura non ha un volto, non ha un corpo ben definito e non ha scopi evidenti se non quello di sopravvivere. Questo ammasso informe con l’aspetto di una specie di gelatina, diventa sempre più enorme e sempre più rosso (non casualmente) inglobando in sé le vittime terrestri. La metafora politico-sociale è forte (con il finale che “raggela” il nemico nella Guerra Fredda in corso). Come quella della sala cinematografica che si svuota di colpo per essere “riempita” da quella massa poltigliosa (molto più terrificante del film interpretato da Bela Lugosi che si stava proiettando). E come quella del protagonista che, certo di aver visto quella “cosa” uccidere il dottore, non ne ha la matematica certezza. E da qui si potrebbe dare il via alle tante congetture sulla crisi del visibile che è ancora di estrema attualità nella critica cinematografica contemporanea.

La “Serie B” di appartenenza è comunque salva a causa di una regia deficitaria in parecchi momenti (il rifiuto incomprensibile della regola del campo/controcampo in alcune sequenze e la supponenza dei dialoghi) e per il sano disimpegno che può scorgersi sulle facce e sui gesti dei protagonisti. Un Steve McQueen (anche in Blob, fluido mortale ritratto con il vizio per le auto) che fuma di nascosto, e disinvoltamente, durante la ripresa di una scena (il fumo deborda dal fuoricampo dove la star hollywoodiana avrebbe voluto confinarlo). Una folla talmente impaurita dal blob da rivolgere risolini divertiti mentre scappa verso la macchina da presa. In una notte, tra l’altro, davvero troppo lunga: notare l’improbabile presenza di bambini per quella che dovrebbe essere l’ultima proiezione giornaliera.

Tacciamo invece sugli effetti speciali decisamente d’annata e a tratti cartoonistici. Perché è proprio questa artigianalità genuinamente kitsch nel modo di fare cinema a far amare, ancora oggi, la categoria dei B-movies da una larga fetta di pubblico e da molti addetti ai lavori. Si, perché sforzandosi un pochino, i due protagonisti asserragliati all’interno della stiva refrigerante e il blob che straripa dalle porte del cinematografo, possono ricordare spunti analoghi presenti in Shining. La cantina dell’Home Baking è come quella di Signs. Il negozio del papà di Steve è il supermarket di Zombi. O forse siamo confusi un po’ anche noi su quello che abbiamo visto? Certo è che la parola fine non appartiene al mondo dei B-Movies. Al limite potrà avere la forma di un punto interrogativo…

Nel 1988 ne è stato prodotto un remake intitolato Blob – Il fluido che uccide per la regia di Chuck Russell.