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Drive è un film diretto da Nicolas Winding Refn, basato sull’omonimo romanzo di James Sallis che ha come protagonisti Ryan Gosling, Carey Mulligan, Bryan Cranston, Albert Brooks, Ron Perlman, Christina Hendricks, James Biberi, Kaden Leos, Steve Knoll, Oscar Isaac, Jeff Wolfe, Tiara Parker, Chris Muto, Tina Huang, Joe Pingue, Christian Cage.

Un pilota d’auto, oltre a lavorare come meccanico e stuntman cinematografico a Hollywood, arrotonda prestando servizio come autista per alcuni rapinatori di banche. Il suo datore di lavoro, Shannon, è un meccanico che in passato ha avuto problemi con la mafia italiana finendo gambizzato e che, proprio tramite l’aiuto di un altro boss, Bernie Rose, cerca di creare una scuderia automobilistica per correre nella NASCAR, impiegando il protagonista come pilota.

Nel mentre il pilota si trasferisce e conosce la propria vicina di casa, una giovane madre, Irene, il cui marito è in carcere, con un figlio, Benicio. Avendo occasione di frequentarli si innamora della donna, pur non esplicitando i propri sentimenti, e anche questa, pur essendo ancora affettivamente legata al marito, sembra essere attratta dal pilota. L’arrivo del marito, Standard Gabriel, scarcerato, sembra troncare la possibilità che il rapporto tra i due abbia ulteriori sviluppi. Una sera rientrando a casa il pilota trova però Standard Gabriel ferito e vede due uomini allontanarsi (che si scoprirà poi essere sgherri di Nino, un boss di origini ebraiche amico di Bernie). Standard deve del denaro per la “protezione” che ha avuto in carcere, cifra che aumenta ogni giorno di più e che non è in grado di pagare: i due gli avevano proposto di effettuare una rapina ad un banco dei pegni per estinguere il debito, ma l’uomo aveva rifiutato avendo deciso di abbandonare del tutto l’ambiente criminale, per cui era stato pestato a sangue davanti al figlio. Il prossimo bersaglio dei balordi sarebbero la moglie e il figlio stesso (a questo viene lasciato un proiettile come minaccia), per cui il pilota decide di aiutare Standard nella rapina. Questa inaspettatamente finisce male, Standard viene ucciso all’uscita del negozio e una seconda auto li insegue (senza successo) cercando di mandarli fuori strada e recuperare il denaro da loro. Dopo essersi rifugiato in un hotel con un’altra complice, Blanche, il pilota ascolta la notizia del furto data dai notiziari, che però omettono il fatto che il denaro sia stato sottratto e, dopo di questo, i due vengono assaliti da due killer che uccidono la ragazza, prima di essere uccisi a loro volta.

Il pilota si ritrova quindi suo malgrado dentro una lotta intestina alla mafia italiana del luogo: i soldi appartenevano in realtà ad un mafioso di un’altra città che voleva investirli in zona ed usava il banco dei pegni come copertura; Nino aveva organizzato la rapina e l’operazione di recupero del denaro tramite la seconda auto (guidata dall’uomo con cui avevano preso accordi il pilota e Standard) per far sparire il denaro della rapina senza che si potesse risalire a lui. Inizialmente il pilota, che cerca di restituire il denaro in cambio della sicurezza sua e della donna, non sa che dietro alla rapina c’era Nino e parlando con Shannon finirà per fare sapere indirettamente proprio a Bernie e Nino che è lui ad avere il denaro. Lo stesso Shannon, essendo ormai a conoscenza della rapina, cerca di fuggire dalla città, ma viene ucciso da Bernie poco prima della partenza. I due boss hanno infatti deciso che nessuno di coloro che sono a conoscenza del fatto deve rimanere in vita (lo stesso Bernie ucciderà lo sgherro di Nino), per evitare che la mafia punisca Nino (già mal considerato, in quanto egli è di origini ebraiche) per aver tentato di danneggiare un altro capofamiglia.

Dopo essere scampato ad un secondo tentativo di omicidio, preceduto dall’unico bacio con Irene (una sorta di dichiarazione d’amore, rotta però subito dalla sanguinolenta uccisione del killer che sconvolge la donna), il pilota riesce ad uccidere Nino e ad accordarsi con Bernie per la restituzione del denaro. Bernie fa presente che lui può garantire per la sicurezza di Irene e di suo figlio, ma il pilota è ormai nella lista nera della mafia e dovrà sempre guardarsi le spalle. Fattosi consegnare il denaro, Bernie cerca di accoltellare il pilota, finendo però ucciso a sua volta.

Mentre Irene prova a bussare alla porta di casa del pilota, senza ovviamente ottenere risposta, questi, apparentemente ferito a morte, attende l’alba in auto, per poi partire con i primi raggi del sole per una destinazione sconosciuta.

“Drive”, tratto dall’omonimo romanzo di James Sallis e adattato per Winding Refn da Hossein Amini, potrebbe essere valutato come un film sull’inutilità della vendetta, ma ciò è assai riduttivo. Si tratta di un film dove brutto e bello, o meglio brutale e magnetico (irresistibile), vanno a braccetto in maniera inusuale. Con i suoi toni dark anni ’80 (e questo si evince soprattutto dalla fotografia, dalla colonna sonora connaturata da brani elettronici, e dall’iconico che contraddistingue la figura del personaggio principale attorno a cui ruota tutta la vicenda), il film di Winding Refn è un vellutato meccanismo di tagliente tensione di una estrema secchezza e profondità, anche nella disperata solitudine e desertificazione del protagonista. Ma è pure un coraggioso film che spiazza per le sue scelte di regia, fra pause, silenzi e attese che si colorano di vuoti / pieni ad alto tasso di concentrazione adrenalinica ed ipnotica (per certi versi, a livello di suspense, riporta alla mente lo straordinario “Animal kingdom” di David Michod).

La totale conformità della colonna sonora con le immagini ne fa quasi un film pop / post-pulp (che va oltre il cosiddetto genere rimarcato dal talento di Quentin Tarantino), poiché “Drive” è sensazionale nel generare disagio attraverso il sopraggiungere di una violenza drastica visualizzata in tutta la sua iperrealistica brutalità, che la rende veramente potente oltre che naturalmente spiazzante, perché giunge come una scossa, perché la violenza vera dura per pochi istanti (un altro dei grandi meriti del film: rappresentare una forte dose di violenza senza indugiare su di essa). Ammalianti carrellate che lambiscono le soffuse luci artificiali della notte, a cavallo con tutto il cinema noir anni ’70-’80 (che Winding Refn non imita), e dove il regista stesso si limita a dichiarare un profondo amore per il genere, ricreando solo dal creato attraverso una stilizzazione plastica del visivo (molte scene sono al ralenti), su inquadrature soffuse al cui interno si annidano laceranti squarci, disperati e disperanti, di una visceralità e corposa animosità sorprendenti. In questo Winding Refn è schietto, e non si nasconde dietro appannate stilizzazioni dove l’effetto e la sensazione sono le sole ragioni per afferrare il pubblico drogato da troppa Tv.

Il regista non esagera, controlla tutto al millimetro e al secondo, proprio come il suo adorato protagonista: un Ryan Gosling che parla poco recitando a mezza bocca, e celando gradualmente tutta la sua disperata asocialità in lotta con quello che lo circonda. La metafora più grande di questo film sta tutta forse nel titolo, che invita semplicemente a guidare per andare lontano. Guidare o farsi guidare. Farlo prima che sia troppo tardi, senza reggersi sulle logore briciole di vita dell’amico Shannon. Ma guidare anche nella maniera giusta verso il desiderio d’amore che a sprazzi, come nelle favole, contraddistingue il film di un afflato poetico di grande sensitività. “Drive”, nonostante la sua corazza mascolina, è in realtà un film dal tocco femminile: possiede la stessa sinuosa eleganza della donna, e vuole aprirsi ad essa, proprio come il suo protagonista. Anche in questo “Drive” è alto cinema che va oltre il noir; ma se noir è femmina, allora si può anche gridare al capolavoro.

Proprio in questi giorni il film, che in Italia è distribuito dalla 01 Distribution, è uscito in Home Video in una duplice edizione, la standard in DVD con Video in 16:9 e traccia audio in Dolby Digital 5.1 ed in edizione Blu Ray con traccia video con risoluzione a 1080P e traccia audio che rientra pienamente negli standard del supporto Blu Ray. Purtroppo entrambe le edizioni sono prive di contenuti extra degni di nota.