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Dopo aver stretto un patto col diavolo per salvare la vita a suo padre, lo stuntman Johnny Blaze ospita dentro di sé un’entità demoniaca di nome Zarathos, il cui scopo è punire il male e chiunque lo diffonda. Quando si trova a contatto con individui “colpevoli”, Johnny si trasforma quindi in Ghost Rider, lo Spirito della vendetta: un centauro dal teschio fiammeggiante, che maneggia lunghe catene alimentate da fiamme infernali.

Rifugiatosi in Europa orientale, Johnny vive nello sforzo costante di sopprimere la fame del Rider, sperando di liberarsi dalla maledizione. Una possibilità gli viene offerta da Moreau, un monaco appartenente all’Ordine Monastico di Michele, che gli offre il suo aiuto se, in cambio, troverà e metterà in salvo un ragazzino chiamato Danny, che si rivela essere il figlio del diavolo: egli lo ha infatti concepito come involucro del suo potere, e progetta di reincarnarsi nel suo corpo. Con l’aiuto di Nadya, madre del bambino, Johnny e il suo alter ego intraprendono la loro battaglia…

Nicolas Cage, a cinque anni di distanza dal primo film, torna a calarsi nei panni del personaggio creato da Roy Thomas, Gary Friedrich e Mike Ploog nel 1972: Johnny Blaze. In questo nuovo capitolo della saga, Johnny è ancora alle prese con la maledizione del cacciatore di taglie del diavolo e vive in solitudine in una remota località dell’est Europa… ma dopo l’incontro con il leader di un gruppo di monaci ribelli, sembra disposto a tutto pur di salvare un ragazzino dalle grinfie del diavolo, e liberarsi una volta per tutte dalla maledizione che lo perseguita.

Poca tecnologia computerizzata per la pellicola: i registi hanno preferito girare più scene possibili su vari set, utilizzando controfigure e vere corse in motocicletta, servendosi dell’aiuto anche dell’addetto al montaggio Brian Berdan, che ha già all’attivo un altro film d’azione come Crank. “Eravamo elettrizzati all’idea che il nostro tono e il nostro umorismo dark avrebbero caratterizzato il film – osserva Neveldine – Al contempo, però ci tenevano che il film mantenesse un forte ancoraggio con la realtà.” La storia è ambientata diversi anni dopo il primo capitolo, con Blaze e Ghost in un luogo totalmente diverso, in fuga dai demoni che perseguitano il protagonista. Alcune delle idee che vedremo nella pellicola, sono nate durante la promozione della primo capitolo, perfettamente in accordo con il modo di girare innovativo e perché no, ‘trasgressivo’ di Neveldine e Taylor. Cage ha affermato che affrontare questo film è stato come ricominciare da zero. In questa pellicola interpreta infatti sia Johnny Blaze che Ghost Rider, che nel film del 2007 era invece un ruolo affidato a diversi stuntman. A lodarlo ci pensano anche i registi, che lo definiscono un attore brillante ed un vero gentiluomo, uno per il quale il film viene sempre prima di tutto il resto. Gli fanno eco anche gli altri membri del cast come Idris Elba e Violante Placido ,qui nel ruolo di Nadya e protagonista femminile subentrata ad Eva Mendes.

Purtroppo le sorti cinematografiche di Ghost Rider sembrano tormentate da una maledizione, esattamente come le imprese del povero Johnny Blaze. Un destino che accomuna, più in generale, molti antieroi recentemente passati al cinema, dal Punitore a Jonah Hex, tutti protagonisti di trasposizioni rovinose sia sul piano commerciale sia sul piano creativo.

In Spirito di vendetta non v’è traccia di quei ritmi vertiginosi, come se il differente contesto produttivo – non dimentichiamo che si tratta di un film “su commissione” – avesse costretto il duo registico ad auto-limitarsi, a soffocare quella vena di follia che caratterizzava soprattutto le scorribande di Crank. Il risultato finale ne risente: sprazzi di tenue delirio, con Nicolas Cage ovvio mattatore, non bastano a iniettare un po’ di brio in una sceneggiatura debolissima, incapace di costruire una storia dotata dei più minimi requisiti di suspense, e che non funziona nemmeno come pretesto per le (deludenti) scene d’azione. Esemplare lo showdown conclusivo, affrettato e totalmente privo di pathos, dove nemmeno la presenza dell’antagonista Blackout riesce a ravvivare il conflitto.

Appurata la buona qualità degli effetti visivi (ma non del 3D, che è letteralmente inutile ed inesistente), al film non giova però l’ambientazione europea, sfondo sterile e inerme per un cast di personaggi – e interpreti – afflitti da alcune linee di dialogo involontariamente comiche, nonché relegati in ruoli piuttosto improbabili (Cristopher Lambert con il volto e il cranio tatuato fa un cameo in stile b-movie, mentre la mimica facciale di Ciarán Hinds sfocia a tratti nel grottesco… di Cage invece non ne parliamo, il video Nicolas Cage Losing His Shit – cercatelo su youtube – dice già tutto).

Insomma, Ghost Rider: Spirito di vendetta riesce nell’impresa di scontentare un po’ tutti, democraticamente. Difficile che un amante delle avventure Marvel possa apprezzarlo, ma nemmeno un generico fan dell’azione dura e pura troverà adeguate soddisfazioni. Appuntamento al terzo reboot, se mai qualcuno avrà l’ardire di produrlo.