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”Dal 2001 ad oggi, oltre 880 schermi hanno chiuso. Solo quest’anno circa 80. Sono numeri da funerale per la sala cinematografica. Ecco, questo non lo dobbiamo permettere”. E’ quanto scrive, in un editoriale sul Giornale dello Spettacolo, Carlo Verdone. Un fenomeno, quello della chiusura delle sale, che per il regista ed attore è rilevante ”soprattutto per singoli cinema, nel cuore della città, che hanno tradizione di sala storica, e che danneggia un pubblico anziano o di mezza età che nei giorni feriali ha sempre sostenuto un cinema anche meno commerciale e d’autore. Regioni e Comuni dovrebbero farsi paladini della loro sopravvivenza. Ci vorrebbe un atto di coraggio culturale per preservare non solo una memoria storica ma prodotti di qualità che rischiano la scomparsa per assenza di fruitori”.

Ma, oltre a questo, Verdone sottolinea come l’esercizio cinematografico si sia ritrovato ad affrontare, col passare del tempo, una serie di fenomeni che ne hanno ostacolato lo sviluppo. ”Negli anni e con l’avvento di internet – ricorda – tutto e’ cambiato. E tutto diventa molto difficile per l’esercizio. Non c’è solo un drammatico problema di pirateria on line, un fenomeno mondiale in Italia particolarmente marcato; probabilmente conta anche un’offerta di eventi televisivi riguardanti lo sport in diretta, migliaia di film al mese in tante finestre nelle televisioni, che provocano sicuramente un’overdose di immagini da consumare in ambito domestico. E non possiamo assolutamente sottovalutare una crisi economica che inibisce, specie per alcune fasce meno protette sul piano economico, un’affluenza massiccia”.

Ma per Verdone anche il prodotto deve adeguarsi al pubblico, se si vuole migliorare la situazione. ”Di una cosa sono certo – dice – e cioè che la commedia deve avere uno scatto in più. Il successo del francese Quasi amici deve porci ad una seria riflessione: la commedia deve proporre dei contenuti che rispecchino la realtà odierna ma senza fotografarla e basta. Al divertimento deve coniugarsi, con grande equilibrio, un tema che rimandi all’oggi. Con coraggio. Altrimenti rischiamo il puro intrattenimento che non lascia traccia nello spettatore di una fotografia reale del nostro periodo storico”.

”Io – conclude Verdone – mi auguro solo una cosa: che la sala cinematografica non debba scomparire. Sarebbe la fine della condivisione di emozioni e il trionfo della solitudine in uno schermo che diventa sempre più piccolo e tecnologico.

Rendiamo le nostre sale efficienti, all’avanguardia.

Liberiamole dalla sciatteria e prepariamole al meglio: che siano un tempio, comodo ed accogliente, dell’immagine. Gia’ questo sarebbe un piccolo ma importante successo: il rispetto per lo spettatore”. (ASCA)