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J. Edgar è un film del 2011 diretto da Clint Eastwood, da una sceneggiatura di Dustin Lance Black. Il film racconta la carriera del direttore dell’FBI J. Edgar Hoover a partire dagli attentati anarchici nel 1919 fino al giorno della sua morte nel 1972, affronta anche la vita privata e la presunta omosessualità di Hoover.

Il film è interpretato da Leonardo DiCaprio, Naomi Watts, Armie Hammer, Josh Lucas, Judi Dench, Damon Herriman, Dylan Burns, Ed Westwick, Stephen Root, Jeffrey Donovan, Amanda Schull, Miles Fisher, Ryan McPartlin, Kaitlyn Dever, Michael Gladis.

Nel film si affrontano le fasi più importanti di come J. Edgar Hoover modifica radicalmente il metodo e i mezzi investigativi dell’FBI: la narrazione parte con l’ormai vecchio Edgar, che racconta il suo excursus lavorativo da semplice impiegato a direttore dell’FBI. Tutto l’intero film presenta continui flashback, che danno vita alla narrazione di Edgar. Vissuto in una famiglia in cui la madre è autoritaria e il padre è un uomo vecchio e malato, il giovane Hoover è descritto come un giovane il cui unico scopo della vita è fare carriera, mettendo tutto il resto in secondo piano (come si vedrà in seguito, è succube delle decisioni di una madre autoritaria e di un’educazione rigida e conservatrice). Il suo unico obiettivo è difendere la patria da qualsiasi tipo di attacco.

Entrato a far parte del Dipartimento di Giustizia, vive in prima persona gli attentati della fazione radicale e bolscevica e nel 1919 viene nominato capo della nuova Divisione di Intelligence Generale del Bureau Investigation, e poco dopo diventa direttore dello stesso Bureau. Giorno dopo giorno, rinnova l’intero personale degli agenti speciali assunti dal dipartimento, richiedendo sempre più specifiche competenze (non solo di tipo scolastico, ma anche di tipo fisico, quali la forma, l’aspetto e l’abbigliamento). È proprio nella selezione dei giovani agenti che conosce Clyde Tolson, collaboratore che lo accompagnerà durante tutta la sua vita, sia in ambito lavorativo che in quella privata: nel racconto si sottolinea il rapporto tra i due, che va oltre la semplice amicizia, ma che non si spingerà mai oltre la reciproca fiducia. Solo in un’occasione, durante un viaggio di lavoro, mentre Clyde rivela il suo amore per lui, Edgar confida la decisione di dover prendere moglie (nell’educazione conservatrice un uomo senza moglie è considerato un uomo incompleto, di cui si sospetta un tipo di natura eticamente sbagliata), e dopo un litigio burrascoso e un bacio, Edgar afferma di non voler più ripetere una situazione di quel genere, mentre Clyde minaccia di andarsene via nel momento in cui lui avesse preso moglie o si fosse fidanzato: Edgar non si sposerà mai.

Di tutti i casi risolti nella sua carriera, ne vengono menzionati in particolare tre: il caso del rapimento del figlio di Charles Lindbergh, in cui si sottolinea l’importanza dell’uso della scienza e dei mezzi tecnologici per lo svolgimento dell’investigazione. Edgar, promotore di innovazione investigativa, trasforma man mano la sede dell’FBI in un centro di ricerca all’avanguardia, le cui prove, avvalendosi di tecniche scientifiche e specialisti del campo, diventano schiaccianti per la risoluzione dei casi e nelle accuse dei colpevoli (in questo particolare caso l’FBI fa sì che il riscatto sia composto da soldi tracciabili, e proprio l’uso di questi soldi condurranno gli agenti all’arresto di Bruno Hauptmann). Purtroppo il caso si risolve con il tragico ritrovamento del corpo del bimbo, anche se era stato pagato il riscatto: Edgar intuisce già dall’inizio che il rapimento non era andato a buon fine, in quanto la scala di legno usata per raggiungere il piano in cui si trovava il bambino, era stata ritrovata spezzata, a causa del peso. L’episodio finisce con la condanna a morte del rapitore.

La seconda vicenda tratta della guerra dei Gangster che colpì la sicurezza dell’intero paese: chiedendo al dipartimento maggiori finanziamenti e l’autorizzazione di arrestare e dell’uso di armi, l’FBI si trasforma in un vero e proprio corpo per la protezione e salvaguardia del Paese, con un proprio regolamento federale valido per tutti gli Stati Uniti. Uno dopo l’altro i capi della criminalità organizzata vengono arrestati o uccisi, in particolare viene ricordato la cattura e uccisione di John Dillinger, avvenuta da parte dell’agente speciale Melvin Purvis. In questo particolare caso sono sottolineate alcune tra le debolezze di Edgar, restio alle critiche di qualsiasi tipo: dopo esser stato accusato di non esser un agente completo in quanto incapace di dirigere in campo un’azione d’arresto, comincia a partecipare ai compiti svolti dagli agenti fuori dagli uffici, ma, per capriccio, fa spostare brillanti agenti dal campo aperto alla scrivania, in quanto geloso dei loro progressi; il caso più eclatante fu proprio quello dell’agente speciale Melvin Purvis, declassato dopo aver ricevuto onorificenze per le proprie azioni di coraggio.

Infine la terza vicenda, che coinvolge il nostro protagonista dagli esordi alla fine della sua carriera, è proprio la salvaguardia della sicurezza nazionale dagli scandali degli uomini di potere: introducendo l’uso delle microspie, Edgar ottiene un potere non costituzionale che gli permette di “minacciare” anche i suoi superiori, tra cui il presidente, per ottenere maggiori finanziamenti e migliorie per l’FBI. Ogni singolo segreto, ogni singola situazione non eticamente corretta, viene catalogata all’interno del proprio archivio personale, diventando così uno degli uomini più potente degli Stati Uniti.

Infine si sottolinea la natura effimera dell’uomo, che anche se potente, è comunque mortale e che proprio alla morte deve chinarsi senza ribellarsi. Edgar non accetta la vecchiaia.

Governò l’FBI col pugno di ferro per 50 anni con notevoli risultati, e passando attraverso otto presidenti americani, da Calvin Coolidge a Richard Nixon. Discusso e odiato per i suoi metodi non certo delicati, J. Edgar fu anche accusato di violazione dei diritti umani, specialmente durante il maccartismo, ma l’FBI sotto di lui ha sempre avuto notevoli risultati.

Il mondo è imperfetto e Clint Eastwood lo ribadisce ogni volta che può. Ad essere perfetto è il suo sguardo sul mondo, dove ancora una volta un criminale ‘rapisce’ un bambino e dove il bambino scomparso diventa l’immagine dell’innocenza di un Paese sulla soglia di una crisi. In J. Edgar, come in Changeling, a una mamma viene sottratto il figlio e la polizia è incapace di porvi rimedio. A indagare ci pensa lo zelante Edgar Hoover, ansioso di accreditare il valore dell’FBI e di raggiungere la notorietà, a cui ha sacrificato affetti e vita privata. Perché Edgar è un disadattato ossessionato dalla carriera e dalla conservazione del ruolo, che fa giustizia dei criminali e assicura alla giustizia il presunto colpevole del primo kidnapping della storia americana. Ma Edgar è pure la protervia del potere poliziesco e politico contro cui combatteva la madre ostinata di Angelina Jolie, è il distintivo che giustifica qualsiasi nefandezza, intercettazione, pestaggio, è l’uomo che spia, imbroglia e ricatta amici e avversari, è l’America paranoica che combatte i propri nemici diventando come loro e che disarma i ‘radicali’ impugnando le armi del terrore e condannandosi a morte. Edgar Hoover secondo Eastwood è ancora il più grande talento recitativo nazionale, il protagonista di un racconto che affonda le sue radici nei miti fondativi della cultura e dell’immaginario americano. È il doppio di James Cagney, interprete di un G-Man e di un cinema che celebra i metodi scientifici dell’FBI e l’abnegazione dei suoi agenti contro il nemico pubblico, incarnato dallo stesso attore e incarnazione di un individualismo gangsteristico senza futuro. Leonardo DiCaprio, già interprete per Scorsese di una megalomane icona del sogno americano (The Aviator), presta il volto e la ‘maschera’ a un uomo distaccato che concepisce ogni relazione come una partita a carte, abituato a soffocare ogni passione e attento a evitare di compromettersi con le donne e con la vita. Eastwood lo chiude in un limbo di sentimenti raggelati lungo il contraddittorio confine tra legalità e illegalità, lasciando che lo spettatore, nel modo del cecchino di Un mondo perfetto, ‘spari’ su quello che crede di aver visto negli andirivieni cronologici. Nel percorso di imbruttimento, invecchiamento e corruzione a cui il regista sottopone il protagonista, si inserisce con un bacio rubato e un ballo mancato un inedito sentimento di pietas che inverte la direzione del film. Se Changeling avviava una storia d’amore che si faceva politica nel suo svilupparsi, J. Edgar impone il dramma emozionale tra Hoover e Tolson sugli aspetti politici, assicurando al protagonista l’empatia del pubblico e insieme rimanendo fedele alla sua identità originaria. Con l’onestà estetica di chi non bara e non trucca perché sa che il trucco è già compreso nel mondo e nelle sue maschere, (s)mascherate da quelle senili di Leonardo DiCaprio, Armie Hammer e Naomi Watts, Clint Eastwood gira in costume una vicenda politica ‘contemporanea’. Dentro una biografia emotivamente riservata e reticente, dietro una relazione a proprio agio negli interni, dove l’imbarazzo e la crescente attrazione divengono palpabili, dove un fazzoletto si fa vettore emotivo e fisico di una passione intercettabile, l’autore americano dimostra l’acume politico del suo cinema. Un cinema alla ricerca di un bagliore di innocenza nel cuore nero dell’America.

È di questi giorni, ad opera della Warner, l’uscita del film per il mercato dell’home video. Come di consueto sono state rese disponibili due distinte versioni. La prima in DVD con traccia video in 16:9 e traccia audio in Dolby Digital 5.1 e la seconda in Blu Ray con traccia video in risoluzione 1080P e traccia audio in DTS HD Master Audio. Purtroppo entrambe le versioni sono sprovviste di contenuti speciali d’importanza rilevante.