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La pelle che abito (La piel que habito in originale) è un film spagnolo diretto da Pedro Almodóvar basato sul romanzo Tarantola (Mygale) di Thierry Jonquet con Antonio Banderas, Elena Anaya, Marisa Paredes, Jan Cornet, Roberto Álamo, Eduard Fernández, Blanca Suárez, Susi Sánchez, Bárbara Lennie, Fernando Cayo, José Luis Gómez, Teresa Manresa.

Toledo, 2012. Il chirurgo Robert Ledgard vive nella sua lussuosa casa/clinica privata in compagnia di Vera, una bellissima ragazza per la quale lui sembra avere una vera e propria ossessione, l’uomo la tratta infatti come una cavia, tenendola rinchiusa in una stanza, vestita solo di un body color della pelle e osservandola tramite delle telecamere; inoltre sperimenta su di lei un prototipo di pelle resistentissima, ottenuta con un processo di transgenesi segreto e illegale. Anche la ragazza sembra però avere dei comportamenti strani, infatti strappa i vestiti che le vengono dati e utilizza i cosmetici non per truccarsi ma per riempire le pareti della stanza di scritte e singolari disegni. Inoltre spesso e volentieri tenta il suicidio, anche se non sembra mai voler davvero arrivare alla morte. Un giorno, in assenza di Robert, arriva in clinica Zeca, figlio della governante Marilia (unica compagnia di Robert e la sola a conoscere il segreto di Vera); questi è un criminale psicopatico in fuga, e chiede a sua madre rifugio. Quando, attraverso la telecamera, vede Vera, crede di riconoscerci Gal, la moglie di Robert, con la quale aveva avuto una relazione segreta e che credeva morta carbonizzata in un incidente stradale. Così l’uomo imprigiona Marilia e violenta Vera, a quel punto arriva Robert che uccide Zeca sparandogli. Da quel momento il chirurgo dichiara a Vera che gli esperimenti su di lei sono finiti, e la libera.

Più tardi quella notte Marilia si confida con Vera. Gli racconta innanzitutto che Zeca e Robert sono entrambi figli suoi, anche se loro non lo hanno mai saputo, Robert è stato cresciuto dalla famiglia per la quale Marilia lavorava, mentre Zeca era stato portato dal padre a Bahia per usarlo come corriere di droga. Robert aveva sposato una donna bellissima di nome Gal, dalla quale aveva avuto una figlia, Norma. Un giorno a casa loro era arrivato Zeca, sempre in fuga da una rapina; Marilia lo aveva nascosto in casa, ma Gal lo aveva scoperto e se ne era innamorata. I due avevano tentato di scappare insieme, ma la fuga si era conclusa in un incidente. Zeca era scappato, ma Gal era rimasta nella macchina incendiata; tuttavia Robert era riuscito a salvarla, anche se la donna era completamente sfigurata dalle fiamme. Robert l’aveva curata e lei era riuscita a rimettersi in piedi, senza però vedere mai la sua immagine riflessa. Un giorno, sentendo cantare Norma nel giardino, Gal si era alzata per andare a vederla, ma vedendosi per la prima volta riflessa nel vetro della finestra, era impazzita e si era suicidata gettandosi nel vuoto, proprio sotto gli occhi di sua figlia. Marilia conclude il racconto dicendo che anni dopo anche sua figlia aveva trovato la morte nello stesso modo.

La notte dopo lo stupro, Robert porta Vera a letto con sé e tenta di avere un rapporto sessuale con lei, che tuttavia rifiuta poiché Zeca le ha fatto molto male. Quando i due si addormentano, Robert sogna ciò che è successo sei anni prima. Dopo la morte di sua madre, Norma aveva sviluppato una grave forma di fobia sociale; dopo anni di cure psichiatriche, però, i medici avevano consigliato a Robert di farle conoscere gente, così lui l’aveva portata con sé al matrimonio di una sua paziente. Qui la ragazza aveva conosciuto alcuni coetanei, tra i quali Vicente, abituale consumatore di ecstasy. Sotto gli effetti di quella sostanza, lui aveva tentato di far sesso con lei, ma improvvisamente lei si era opposta, causando la reazione violenta del giovane, che prima l’aveva stordita con un pugno e poi era scappato a bordo della sua moto. Robert aveva trovato Norma in stato di incoscienza, ma al suo risveglio la ragazza era completamente impazzita, associando la figura del padre allo stupro e sviluppando un senso di rifiuto nei confronti di tutta la società e in particolare verso gli uomini. Robert aveva quindi fatto delle indagini per trovare lo stupratore, e alla fine era risalito a Vicente; lo aveva rapito e tenuto prigioniero per diverso tempo. Dopo il suicidio di Norma, l’uomo aveva iniziato a praticare una serie di operazioni chirurgiche sul ragazzo, a cominciare da una vaginoplastica, per continuare con una serie di altri interventi che alla fine lo avevano trasformato in una donna identica alla defunta Gal: Vera. Inizialmente il rapporto tra i due era conflittuale, la ragazza rifiutava infatti la sua nuova identità strappando i vestiti femminili e rifiutando di truccarsi; aveva anche tentato diverse volte il suicidio, ma Robert era riuscito a salvarla intervenendo tempestivamente con la chirurgia. Tuttavia, alla fine degli esperimenti, Vera sembra innamorarsi di Robert, tanto da promettergli di stargli accanto per sempre.

Vera inizia a comportarsi come una perfetta compagna, nonostante i sospetti di Marilia. Per la seconda notte di seguito, Robert e Vera tentano di avere un rapporto sessuale, ma lei gli ruba la pistola e lo uccide a tradimento; quando interviene Marilia, uccide anche lei e poi fugge. Vera si reca nel negozio di vestiti di sua madre dove lavorava; qui rivela alla commessa Cristina la propria identità e le operazioni subite dopo essere stato rapito da Robert e poi dice anche alla madre, che non aveva mai smesso di cercarlo da quando era scomparso, che è Vicente.

Se in alcuni dei suoi film precedenti, come “La legge del desiderio”, “La mala educación” o il recente “Gli abbracci spezzati”, Almodóvar aveva ripreso gli stilemi del noir per inserirli dentro la struttura del melodramma, “La pelle che abito” è un’opera ben diversa: le passioni sono come raggelate, è più evidente la distanza emotiva fra lo sguardo del regista ed i suoi personaggi, e la trama assume inedite sfumature horror che non mancheranno di turbare lo spettatore. La materia narrativa, pur riprendendo tematiche da sempre care alla poetica di Almodóvar (la forza del desiderio, i legami con il passato, l’identità sessuale), le rielabora all’interno di un contesto di inesorabile perversità: un contesto in cui l’amore è declinato in chiave di violenza e di necrofilia, in cui il passato diventa un’ossessione causa di insostenibile sofferenza, e in cui perfino l’identità del singolo individuo è soggetta alle regole della sopraffazione e della follia.

“La pelle che abito” risulta dunque un film torbido e nerissimo, una discesa nell’orrore che, come spesso accade nelle pellicole di Almodóvar, procede alternando passato e presente, in modo da svelare progressivamente allo spettatore i terribili segreti che stanno dietro alle azioni dei protagonisti. Un thriller anomalo e difficilmente catalogabile, in grado di raggiungere picchi di crudeltà e di sadismo a cui finora il regista non si era mai spinto, e con un’indagine sulle capacità di metamorfosi del corpo umano che sembra mutuata dal cinema di David Cronenberg. L’incalzante colonna sonora è composta dal fido Alberto Iglesias, mentre nel cast, oltre a Banderas, ritroviamo un’altra vecchia conoscenza del cinema di Almodóvar, Marisa Paredes, qui nel ruolo della solerte domestica Marilia, e l’affascinante Elena Anaya, la conturbante femme-fatale che, come una novella creatura di Frankenstein, si trova ad indossare la “seconda pelle” creata per lei dal chirurgo Ledgard.

L’edizione Home Video, al momento in cui scriviamo, prevede solamente la versione DVD con video in 1.85:1 ed audio in Dolby Digital 5.1 e nessun extra significativo. Purtroppo al momento non abbiamo notizia per un’eventuale edizione in Blu Ray.