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Nella seconda parte di questo articolo ho iniziato a parlare del sonoro e di come questo si sia evoluto nel corso del tempo, accennando ad alcuni dei passaggi che ha seguito. Oggi proseguo quel racconto partendo da una piccola curiosità.

Inizialmente la traccia sonora era separata dalla traccia video e possedeva un supporto proprio, solo in un secondo tempo traccia audio e traccia video confluirono in un unico supporto. Questo forse lo sapevate già, ma quello che però pochi sanno è che l’idea e la tecnologia utilizzati per questo sistema è di origine Italiana.

Nel 1921 quando, poco dopo la grande guerra, il messinese Giovanni Rappazzo, depositò il brevetto per la “pellicola a impressione contemporanea di immagine e suoni”. Un’intuizione geniale, dalla quale poi è scaturita l’attuale realizzazione del film sonoro. La sua brillante scoperta, a quel tempo, non trovò nessun finanziatore. Così per mancanza di fondi il brevetto  scadde e l’idea di Rappazzo fu ripresa e sfruttata dagli americani. La sua storia ricalca un po’ quella di Meucci. Infatti non poté più rinnovare il brevetto della sua invenzione, che fu invece brevettato dalla Fox.

A questo punto mi riallaccio con quanto detto a conclusione della seconda parte del presente articolo, ovvero che le case come la R.C.A. e la Kodak collaborarono per determinare i parametri di registrazione, ma l’evoluzione del suono nel cinema lo si deve all’inglese Ray Dolby che già nel 1966 aveva escogitato un sistema per la riduzione del rumore di fondo, sistema Dolby A, poi evolutosi nel più sofisticato Dolby Spectral Recording che a sua voltà si è evoluto negli attuali sistemi Dolby che tutti noi conosciamo.

Il nome Dolby con il suo caratteristico ed inconfondibile logo vi dovrebbe essere familiare e questo perché è proprio della Dolby il sistema sonoro attualmente più diffuso, conosciuto appunto con il nome di Dolby Digital, che registra il suono in formato digitale a 5 canali (tre frontali e due surround) a banda estesa ed uno specifico per effetti a bassa frequenza (Low Frequency Effect), detto 5.1.

Esiste anche il Dolby Digital Surround Ex, dove EX sta per extended, con in più un canale surround posteriore dedotto per matricizzazione come nel dolby stereo. Dolby sta per proporre il 7.1 per il cinema 3d stereoscopico, ovvero un 5.1 con surround posteriore sinistro e destro indipendenti da surround laterali sinistro e destro.

Sono stati introdotti anche altri sistemi, come il Sony SDDS, del tipo 7.1 (si aggiungono anche i canali intermedi centro-destro e centro-sinistro per riempire di suono i megaschermi) la cui colonna viene stampata – in ciano – sui bordi esterni della pellicola, e il sistema DTS – 5.1 ma anche DTS ES 6.1 – che però non è propriamente una colonna sonora, in quanto consiste di una piccola traccia posta tra la colonna normale e il fotogramma e che serve a sincronizzare una sorgente audio esterna (lettore speciale di CD dedicati) con l’immagine proiettata. Ha dalla sua il vantaggio di far rimanere inalterata la qualità dell’audio nonostante l’usura della pellicola dopo molte proiezioni, inoltre è possibile cambiare lingua semplicemente sostituendo il CD.

La colonna sonora analogica coesiste ancora con i sistemi digitali soprattutto con funzione di riserva, in caso di guasto o difficoltà di lettura – non così improbabile dato il contatto meccanico dei bordi della pellicola durante la proiezione – dei sistemi digitali. È anche vero che non tutte le sale nel mondo sono dotate di sistemi digitali per l’audio.

Il seguito alla prossima puntata