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Si conclude oggi la nostra carrellata sulle migliori Webseries che nello scorso anno abbiamo potuto ammirare. Chi ci ha letto il precedente articolo, avrà notato che i titoli sono tutt’altro che banali e che in alcuni casi la qualità è talmente alta da trasformare il prodotto in qualcosa che non ha nulla da invidiare ad una serie TV tradizionale.

Che l’importanza di questo nuovo “formato” stia crescendo rapidamente ha dato anche dal fatto che in America hanno, al pari delle serie tv classiche, istituito dei veri e propri eventi per premiare i prodotti migliori e farli conoscere al pubblico.

Il “Los Angeles Web Series Festival” (LAWeb festival) è il primo evento al mondo dedicato alla produzione delle Web Series. La prima edizione del 2010 ha visto trionfare le serie Abiola’s kiss & tell TV, Party girl plus one e Diary of a single mom. Nella seconda edizione del LAWeb Festival del 2011 sono risultate vincitrici anche due serie italiane, “Travel Companions” di Ferdinando Carcavallo e Luca Napoletano e “L’altra” di Riccardo Milanesi.

Il corso di cazzotti del dr. Johnson – stagione 1.5

Lo sforzo dei Licaoni è più che encomiabile. Il corso di cazzotti del dr. Johnson è uno dei format più originali che si possano vedere in rete. Animato da una comicità poco convenzionale per il panorama italiano, ma estremamente sapido nel suo giustapporre idee che vengono da altri mezzi (pezzi di film, pezzi di serie tv o cultura popolare) con tutta una mitologia paradossale e grottesca originale dela serie. Inoltre è l’unica webserie italiana con dei personaggi-icona degni di questo nome.

Skypocalypse

Partita poco dopo Freaks, dotata di un quarto delle sue potenzialità di messa in scena ma fondata su un’idea sensazionale, Skypocalyspe fa il lavoro delle webserie: stupisce, cambia, scarta e rivolta i racconti che siamo abituati a ricevere da tutti i media principali televisione, cinema, letteratura e videoludica, senza saltarne uno. Peccato però, il racconto tutto in videoconferenza dell’apocalisse zombie più trascurata di sempre, avrebbe meritato più continuità.

31 the series

Spesso le webserie partono con le premesse più intriganti del mondo e si risolvono in qualcosa di poco costante, mal curato se non addirittura disonesto intellettualmente. Non è il caso di 31 The Series, che si pone un obiettivo (tutti episodi di 31 secondi di durata) e riesce a portarlo a termine senza farsi mancare nulla. Ogni episodio ha il suo incipt, la sua rivelazione e il suo clamoroso cliffhanger. Tutto in 31 secondi. Forse alla lunga il format arriva a noia, ma non si può negare che sia una delle provocazioni più forti e ben portate dell’anno.

Lost in google

I The JackalL sono un collettivo determinante per l’evoluzinoe del video in rete italiano, spesso in ombra, spesso poco celebrati ma presenti sul tubo da anni, basta guardare i video più visti del loro sterminato elenco per capire che sono stati tra i pochi a praticare una certa viralità con metodo. In più sono gli autori degli effetti speciali di Freaks. La loro webserie (finalmente) viaggia lenta a causa di un format che ingloba in ogni episodio i commenti a quello precedente. L’idea è provata e molto buona (la stessa su cui si basava anni fa la webserie americana I.Channel) ma servirebbe più metodo per produrre più in fretta.

My Anime Girlfriend

Non è stato un grandissimo anno per le webserie americane. Dopo aver prodotto l’improducibile per tanto tempo sembrano essersi presi una pausa. Eccezione la fa My Anime Girlfriend, webserie che batte il medesimo percorso di tutte le altre (un nerd trentaqualcosa in cerca di una donna e di una stabilità) ma con un twist straordinario: la donna della serie è un cartone giapponese. A metà tra riprese live e animazione questa webserie ha l’intelligenza di incrociare narrazione americana e stereotipi manga con raro gusto.

Horsemen

Avrei tanto voluto mettere Horsemen molto più in alto, ma incomprensibilmente dopo pochissimi episodi la serie si è bloccata. Certo la durata non aiutava la narrazione e la scrittura non era proprio scorrevolissima (e se vogliamo dirla tutta il montaggio non dava una mano) ma c’era molto più di un’idea in Horsemen, a partire da quel mood stralunato e libero che le produzioni per la rete dovrebbero avere in teoria ma che poi in pratica non hanno mai perchè troppo interessate a scimmiottare gli altri modelli di cinema e tv.

Questa era l’ultima delle webseries, ora nasce spontanea la curiosità di sapere cos’altro sarà prodotto e messo in streaming in questo 2012 appena iniziato.