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Il primo film sul gruppo punk russo “Pussy Riot” potrebbe uscire l’anno prossimo, secondo quanto dichiarato oggi, da una produttrice inglese al giornale “Moskowski Komsomolez”. La pellicola potrebbe essere pronta già il prossimo gennaio con il titolo “Il processo, storia delle Pussy Riot”.

Tre delle ragazze del gruppo sono state condannate il 17 agosto scorso dal Tribunale di Mosca a due anni di carcere con l’accusa di vandalismo e odio religioso, per aver protestato in una chiesa, sebbene una di loro sia stata in seguito liberata. Come riportato precedentemente dal giornale “Kommersant”, il contratto per la realizzazione del filmato sarebbe stato gestito dalla società dell’avvocato delle ragazze, Mark Fejgin, che avrebbe ricevuto 37.500 euro per realizzare la registrazione, compresi i momenti in cui le tre ragazze erano recluse, e inviare il materiale alla produttrice inglese.

Le Pussy Riot si sono recentemente negate alla commercializzazione del nome della loro band e alla registrazione del copyright, che voleva fare la moglie di Fejgin. “La commercializzazione del gruppo punk non può essere evitata”, afferma invece l’avvocato.

Ricordiamo ai nostri lettori che le Pussy Riot sono un collettivo riot grrrl russo, femminista e politicamente impegnato che agisce sotto rigoroso anonimato. È attivo a Mosca, città che fa da palcoscenico ai flash mob e alle performance estemporanee attraverso cui il gruppo dà espressione a provocazioni politiche nei confronti dell’establishment politico e istituzionale, su argomenti come la situazione delle donne in Russia, o, più recentemente, contro la campagna, e i presunti brogli elettorali, con cui, nel 2012, il primo ministro Vladimir Putin si sarebbe assicurato la rielezione per la seconda volta a presidente della Russia.

Nel mese di marzo 2012, tre donne del gruppo sono state arrestate con l’accusa di “teppismo e istigazione all’odio religioso” per aver messo in scena, nella Cattedrale di Cristo Salvatore, un’esibizione non autorizzata contro Putin.

Il loro caso ha attratto notevole interesse, sia in Russia, sia nella comunità internazionale, a causa dei presunti abusi a cui sarebbero state sottoposte durante la custodia, e per la minaccia incombente di una sentenza severa, fino a sette anni di detenzione, secondo le misure previste dalla leggi contro il dissenso varate in Russia in tempi recenti rispetto ai fatti.

La loro performance, tuttavia, ha guadagnato loro anche l’ostilità di una parte della società russa, che vi ha percepito un’offesa alla propria sensibilità religiosa e alle proprie tradizioni: sollecitando l’intervento pubblico di condanna della massima autorità religiosa russa, il patriarca Cirillo I, che, durante una liturgia nella Chiesa della Deposizione della Veste, auspicando una risposta severa nei confronti di un gesto considerato blasfemo.

Il 17 agosto 2012, ha avuto luogo la lettura della sentenza, durante la quale sono state dichiarate colpevoli rispetto ai capi d’accusa di cui erano imputate e condannate a una pena di 2 anni di reclusione, pari al minimo edittale.