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L’ora nera (The Darkest Hour) è un film del 2011 diretto da Chris Gorak, con Emile Hirsch, Olivia Thirlby, Max Minghella, Rachael Taylor, Joel Kinnaman, Dato Bakhtadze, Yuriy Kutsenko, Artur Smolyaninov, Nikolay Efremov e prodotto da Timur Bekmambetov. È una storia di ambientazione fantascientifica che narra di un gruppo di ragazzi che lotta per la sopravvivenza in Russia dopo un’invasione aliena.

Sean e Ben sono due giovani americani si recano a Mosca per vendere il proprio social network, un software che permette a chi lo utilizza di trovare tutti i locali più interessanti e più vicini sulla mappa. Una volta giunti a destinazione scoprono con stupore che il software è già stato venduto dalla stessa squadra russa a cui dovevano vendere il loro prodotto, guidata da un uomo d’affari svedese di nome Skyler. I due giovani trascorrono la notte in un locale moscovita per cercare di dimenticare la terribile delusione per l’affare saltato. Insieme ad altre due turiste americane, Natalie ed Anne, che hanno utilizzato proprio il social network di Sean e Ben per trovare il locale.

All’improvviso un black out manda in tilt l’intera città. I quattro ragazzi escono fuori e si accorgono che un’aurora giallastra ondeggia nel cielo e si avvicina al suolo. Un poliziotto decide di avvicinarsi alla luce e questa lo disintegra immediatamente. Si scatena il panico, mentre le luci invadono la città. Queste luci non possono essere attaccate da armi convenzionali, poiché sono protette da un campo di forza energetico. Sean, Natalie, Ben ed Anne riescono a salvarsi rifugiandosi in uno scantinato del locale in cui si sono conosciuti, con loro c’è anche Skyler. Quando lasciano il loro nascondiglio si accorgono che i dispositivi elettrici si attivano quando un alieno invisibile è vicino e ben presto iniziano ad imparare ad usare le lampadine come rivelatori, in quanto la lampadina si accende quando si avvicinano gli alieni. Il gruppo viene a sapere che il mondo intero è stato invaso. Nel frattempo Skyler viene ucciso, mentre il resto del gruppo si dirige verso una casa con dei sopravvissuti. Precedentemente Sean aveva ascoltato un messaggio in russo da una radio e spera che nella casa in cui si stanno recando possa esserci qualcuno in grado di poter tradurre il messaggio. Nell’edificio ci sono una donna e un uomo, il quale è riuscito a costruire una gabbia di Faraday capace di respingere gli alieni e a costringerli a rimanere fuori. Sean riesce a far tradurre il messaggio all’uomo: il messaggio era stato inviato via radio dall’esercito russo, che invitava tutti i sopravvissuti a recarsi presso un sottomarino in partenza dalla città la mattina seguente.

Il gruppo, insieme all’uomo e alla donna, decidono di raggiungere il sottomarino, nonostante si trovi nella parte opposta della città, quella in cui si rileva maggior attività degli alieni. Durante il percorso Ben, Anne e l’uomo non ce la fanno, ma il resto del gruppo viene aiutato dalla resistenza russa, che li aiuta a raggiungere il sottomarino. Prima di morire l’uomo che aveva tradotto il messaggio in russo a Sean gli regala un’arma in grado di sparare microonde capaci di stordire ed indebolire notevolmente gli alieni, rendendoli vulnerabili alle armi convenzionali. Il gruppo raggiunge il sottomarino e scoprono il motivo che ha portato gli alieni ad invadere il pianeta Terra: sono alla ricerca di minerali e altre fonti di energia che servono loro per sopravvivere. Poco prima di arrivare al sottomarino, a causa di un incidente, il gruppo viene separato: Sean, la resistenza russa e la donna riescono a raggiungere il sottomarino, mentre Natalie è dalla parte opposta della riva. Sean decide di andarla a salvare, aiutato dalla donna e della resistenza russa. Prima però convince l’equipaggio del sottomarino a rimandare la partenza. Con l’aiuto di un altro fucile a microonde, Sean riesce a salvare Natalie ed insieme alla donne i tre salgono a bordo del sottomarino. La resistenza russa, che ora sa come sbarazzarsi degli alieni, augura buona fortuna a Sean, nella speranza di potersi incontrare di nuovo, e si preparano a liberare la città dagli invasori.

Nel finale del film Sean, Natalie e la donna vengono a sapere che altri gruppi di resistenza si sono creati in tutto il mondo, soprattutto in Europa, dove i parigini sono riusciti a distruggere una delle torri di estrazione aliene e il film si conclude su una nota di speranza.

C’è un proverbio inglese che dice: “The darkest hour is just before dawn” (“L’ora più nera è quella che precede l’alba”). È un modo poetico per dire che c’è sempre un barlume di speranza anche nelle situazioni peggiori. Ma è anche una buona sintesi per comprendere il tipo di intrattenimento che offre L’ora nera: classico b-movie che, in fondo al buio pesto della sua trivialità, rivela qualche scintilla d’ironia e qualche guizzo di intelligenza. E che chiede ben presto di non fermarsi alla sua superficie grossolana e ai suoi personaggi ai limiti del sopportabile, ma di cogliere dietro a quell’ingenuità catastrofica un insieme di riferimenti godibili alla fantascienza del passato e alla cultura giovanile del presente.

Non è certamente un caso, infatti, se uno dei generi che ha catalizzato per anni le paure anti-sovietiche nella cultura popolare americana decida di sbarcare proprio in Russia. Così come pare un curioso contrappasso che “le cose” venute dallo spazio attacchino una capitale dominata da marchi e loghi di multinazionali in variante cirillica, o che a garantire la sopravvivenza della specie siano alla fine dei vecchi sottomarini della Guerra Fredda. Il fatto è che in questa sorta di Blob dell’era digitale e post-comunista, gli alieni non sono neanche più interessati agli umani. Niente masse gelatinose e antropofaghe, né forze extra-terrestri decise a sostituirsi a noi mentre dormiamo. Solo una serie di fasci invisibili sensibili ai conduttori elettromagnetici e interessati a nutrirsi di tutti quegli elementi che alimentano la nostra tecnologia.

Per questo la tecnologia è ovunque ne L’ora nera: dalle application per gli smartphone fino a un campo di battaglia finale delimitato da dei telefoni cellulari. Perché solo nel buio della fantascienza per adolescenti più dozzinale si può realizzare un tale nuovo corto circuito fra vecchi immaginari. Lo sa bene Timur Bekmambetov (Wanted, I guardiani della notte) che, dopo aver riscritto in ipotetica versione orrorifica l’impresa dell’Apollo 18, si conferma produttore di sottogeneri retrospettivi che guardano alla competizione fra sovietici e americani come a un lungo b-movie da drive-in.

In questo nuovo contesto, i mostri diventano quelli che cercano di espropriarci delle nuove tecnologie, contro i quali l’unico rimedio per proteggersi è schermarsi dietro una teca di vetro. O, ancora meglio, dentro un Apple Store.

Proprio in questi giorni il film distribuito dalla FOX è uscito per il mercato Home Video nell’ormai consueta duplice edizione. La prima in DVD con traccia video in 16:9 e traccia audio in Dolby Digital 5.1, mentre la seconda in Blu Ray con traccia video in risoluzione 1080P e traccia audio in DTS HD Master Audio ed è proprio su questa edizione che si è spostata la nostra attenzione. Infatti il cofanetto contiene un primo disco Blu Ray con il film in versione 3D, un secondo disco Blu Ray con la stessa pellicola ma in versione 2D, un terzo disco che ripropone il film in DVD (stessa edizione della versione DVD regolare) ed una copia digitale del film per renderlo fruibile se non su tutte le piattaforme esistenti sulla maggior parte di esse. Purtroppo entrambe le edizioni sono prive di contenuti extra di rilevante importanza.