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Melancholia è un scritto e diretto da Lars von Trier che ha come protagonisti Kirsten Dunst, Charlotte Gainsbourg, Kiefer Sutherland, Charlotte Rampling, Alexander Skarsgård, Stellan Skarsgård, Udo Kier, John Hurt, Brady Corbet.

È stato presentato in concorso al 64º Festival di Cannes, dove la protagonista Kirsten Dunst ha ricevuto il premio per la miglior interpretazione femminile. Il film è stato anche premiato all’European Film Awards 2011 per il miglior film, migliore fotografia e scenografia.

Il film è diviso in due parti e ruota attorno al rapporto conflittuale tra due sorelle, molto diverse tra loro, mentre la Terra è minacciata da una catastrofe, per l’imminente collisione con il pianeta Melancholia.

Prima parte: Justine

Justine (Kirsten Dunst) è una ragazza all’apparenza allegra, fresca di matrimonio, che raggiunge in limousine una lussuosa villa nella quale si sta svolgendo il ricevimento. Con il passare del tempo tuttavia la ragazza dà segno di avere evidenti turbe psichiche e il matrimonio diventa per lei una tragedia: prima si isola in camera, poi tratta in malo modo il marito (Alexander Skarsgård) che cerca di starle vicino, lo tradisce consumando un rapporto sessuale con il suo nuovo collega di lavoro nel campo di golf adiacente alla villa ed infine si licenzia insultando il suo datore di lavoro. A fine serata, il marito decide di andarsene; Justine cerca conforto nei genitori (divorziati), ma sia sua madre (una donna incapace di provare sentimenti), che suo padre (un anziano latin lover) si dimostrano egoisti; l’unica in grado di starle vicino è la sorella Claire, che la mattina successiva la accompagna per un giro a cavallo. Durante la cavalcata Justine guarda il cielo e si accorge che una stella, Antares, è misteriosamente scomparsa.

Seconda parte: Claire

Claire (Charlotte Gainsbourg), decide di ospitare la sorella Justine, ormai in forte crisi depressiva, nella villa in cui vive insieme al marito John (Kiefer Sutherland) e al figlioletto Leo. Nel frattempo la Terra viene minacciata dall’enorme pianeta Melancholia, che dopo aver offuscato Antares si dirige a forte velocità verso il nostro pianeta. John, un appassionato di astronomia, rassicura la moglie che Melancholia passerà solo vicino alla Terra, senza colpirla. Tuttavia cominciano a verificarsi le prime anomalie: i cavalli si imbizzarriscono, ci sono strani eventi atmosferici (neve con temperature estive), il campo elettromagnetico terrestre dà segni di cedimento (non c’è più energia elettrica) e l’aria diviene rarefatta. John, resosi conto dell’inevitabilità dell’impatto, si suicida con delle pillole. A questo punto è Claire a soffrire di crisi depressive, e cerca conforto nella sorella Justine, che nel frattempo ha superato le sue. Justine e il nipotino Leo costruiscono con dei paletti di legno un rifugio immaginario (la “grotta magica”), aspettando la collisione imminente. I tre vi entrano e si tengono la mano, mentre Melancholia colpisce la Terra, distruggendola.

Presentato al Festival di Cannes del 2011, “Melancholia” è stato accompagnato dall’ondata di polemiche per le affermazioni antisemite pronunciate dal regista danese, ed è valso il premio per la miglior interpretazione femminile all’attrice americana Kirsten Dunst (ingaggiata al posto di Penélope Cruz, alla quale in origine von Trier aveva destinato il ruolo). La pellicola è suddivisa in due sezioni, intitolate alla coppia di sorelle protagoniste del film. La prima parte riprende toni e tematiche di una delle opere-simbolo di Dogma 95, ovvero “Festen” di Thomas Vinterberg: von Trier, infatti, mette in scena la festa di nozze di Justine (il nome del personaggio deriva dall’eroina del romanzo del marchese de Sade) e del suo adorante marito Michael (Alexander Skarsgård), procedendo a un’impietosa demolizione delle istituzioni e dei rituali borghesi. Ma dietro lo sfarzo del ricevimento già cova il segreto malessere di Justine, mentre il fastoso cerimoniale viene incrinato dalle intemperanze del padre delle due sorelle, Dexter (John Hurt), dallo squallido opportunismo di Jack (Stellan Skarsgård), il datore di lavoro di Justine, e soprattutto dalla madre Gaby (Charlotte Rampling), che non risparmia le sue caustiche frecciate al vetriolo contro parenti e invitati.

La rappresentazione del banchetto di nozze, celebrato in una maestosa residenza di campagna, viene condotta dal regista in maniera magistrale, miscelando dramma e grottesco per suggerire, di minuto in minuto, l’insopprimibile depressione che sta divorando la protagonista. Nella seconda parte, invece, l’attenzione si sposta sull’altra sorella, Claire (Charlotte Gainsbourg, che torna a lavorare con von Trier dopo il controverso “Antichrist”), donna equilibrata e pragmatica, ma tormentata dall’ansia per la minaccia costituita dal pianeta Melancholia (una minaccia che non sembra preoccupare minimamente Justine). L’affresco corale si trasforma in un racconto ristretto alle due sorelle, al marito di Claire, John (Kiefer Sutherland), e al loro figlioletto Leo (Cameron Spurr), ciascuno dei quali reagisce in maniera differente alla prospettiva del tramonto dell’esistenza: e così, al razionalismo scientifico di John e all’inquietudine di Claire fa da contraltare il “cupio dissolvi” di Justine, che si prostra completamente nuda alla luce del pianeta, in fervente attesa dell’Apocalisse.

Ed è proprio in questa seconda parte che il film di von Trier, pur conservando un innegabile fascino estetico (di cui va reso merito all’eccezionale fotografia di Manuel Alberto Claro), mostra al contempo l’intrinseca debolezza del proprio impianto concettuale e filosofico. Von Trier, infatti, sembra guardare ad Andrej Tarkovskij e alla sua opera-testamento, “Sacrificio”, ma non sempre riesce ad instaurare un reale connubio fra la straordinaria potenza visiva delle immagini e i drammi alla radice del disagio interiore delle due sorelle. E così, se da un lato “Melancholia” vorrebbe trattare dei massimi sistemi (l’infelicità umana, il non-senso dell’esistenza), nell’ottica di quel nichilismo disperato e senza via d’uscita proprio del regista de “Le onde del destino”, dall’altro funziona assai meglio quando si concentra sul ritratto di una borghesia ipocrita e decadente e sulla graffiante denuncia dei suoi disvalori. Il film di von Trier resta comunque un’esperienza cinematografica assolutamente unica nel suo genere, anche in virtù di un finale a dir poco impressionante e di una sequenza d’apertura che è già un cult.

Proprio in questi giorni il film è uscito in Home Video con una proposta in dvd con traccia video con risoluzione 16:9 e traccia audio in Dolby Digital 5.1. Il DVD è privo di contenuti particolarmente rilevanti. Purtroppo nel momento in cui scriviamo non è ancora disponibile un’edizione in Blu Ray e non ci è dato sapere quando uscirà, ma non dovrebbe volerci molto visto che già nel resto d’Europa è uscita.