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È tempo di rivoluzioni per il mondo del cinema e dopo l’annuncio del cambio di data per le uscite settimanali nelle sale, ne arriva un altro che in verità è meno inaspettato e che forse arriva anche con un certo ritardo. Questa volta sono i supporti per la distribuzione delle pellicole a cambiare.

C’era una volta il nitrato d’argento, poi venne il colore. Ora è scoccata l’era del digitale, destinata a relegare la pellicola nei musei e confinare la “pizza”, oggetto simbolo delle sale cinematografiche, nel mondo dei ricordi. Lo conferma la decisione del colosso nipponico Fujifilm di fermare la produzione della pellicola nella primavera 2013 dopo quasi 80 anni a causa del crollo della domanda, dei margini, dell’impennata dei costi delle materie prime e della concorrenza del digitale.

Le motivazioni sono tante e trovarne una certa e prevalente non è certo facile, ma ci sono due punti certi e prevalenti. Il primo che nel cambio la qualità dei film dovrebbe aumentare sensibilmente a completo beneficio dell’industria cinematografica. Il secondo, forse meno importante, è che questa transizione toglie un po’ do romanticismo al cinema ma, inevitabilmente, non si possono evitare i progressi tecnologici.