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Come abbiamo visto nei giorni scorsi, il Comic-Con di San Diego ha dato una valanga di informazioni sui futuri progetti cinematografici e televisivi e noi non siamo i soli ad aver seguito la manifestazione per tenere aggiornati i nostri lettori. Altrettanto ha fatto il sito americano di informazione cinematografica e di spettacolo Deadline che ha avuto anche la possibilità di intervistare Peter Jackson riguardo le scene dello Hobbit mostrate nella sala H e altri interessanti argomenti.

L’intervista presenta diversi spunti interessanti di cui vi proponiamo la traduzione dei passaggi più interessanti, che potete leggere qui di seguito. Si parla anche delle speculazioni sull’ipotetico terzo film, della riconversione in 3D del Signore degli Anelli e molto altro…

Peter Jackson ha stupito il Comic-Con sabato nella Sala H mostrando scene dello Hobbit, precursore del Signore degli Anelli. La comparsa di Jackson ha creato tante domande e tante risposte. I blogger riportano che il regista ha detto che Lo Hobbit potrebbe diventare una trilogia. Mi dicono che mentre Jackson ha girato veramente tantissime scene in più, ha già diluito un libro in due film. Le edizioni estese del Signore degli Anelli erano così ricche di scene extra – che riempivano vuoti nella storia che soddisfavano i fan più accaniti – e penso che Jackson utilizzerà così quel materiale. […] Penso che non girerebbe un terzo film a meno che il materiale non fosse veramente troppo lungo per stare in due film.

Guillermo del Toro mi ha detto che non si è sentito a disagio lasciando Lo Hobbit perché il film è finito in buone mani, le tue mani. Tutti lo pensavano tranne te, almeno questo è quello che sembrava. Come mai c’è voluto così tanto prima che ti decidessi ad accettare di dirigere i film?

È sembrato in quel modo, ma stiamo parlando di una serie di eventi che all’epoca erano completamente fuori controllo. Ho una certa fiducia nel destino. Non in maniera religiosa, ma ho capito che nella vita cercare di controllare troppo le cose può non essere una buona idea. A un certo punto si procede più liberamente e così si permette alle cose di accadere. Guillermo stava sviluppando Lo Hobbit, io ero produttore e stavo sviluppando altre cose da solo all’epoca. E per i 18 mesi in cui ci ha lavorato non abbiamo mai ottenuto il via libera. La MGM era piena di problemi, era sull’orlo della bancarotta. Quando lavori per così tanto a un progetto che potrebbe non partire inizi a diventare piuttosto disilluso. Inoltre, Guillermo ha sempre moltissimi progetti in ballo ed era un po’ fuori mano. Così cambiò idea e noi comprendemmo. Quando se ne andò, il film non aveva ancora un via libera, mancavano ancora tre o quattro mesi prima che la questione MGM si risolvesse. A quel punto, come produttore del film, sapevo che avevamo già speso molti soldi nello sviluppo in quei 18 mesi, tra sceneggiatura, location e tutto il resto. Sentivo che non aveva senso cercare un altro regista, dovevo proteggere gli investimenti dello studio e come produttore ho fatto la cosa più sensata. Penso che prima fossi superstizioso. La ragione per cui sin dall’inizio non volevo girarlo io era che non me la sentivo di competere con un mio progetto precedente: “devo girare questa scena meglio di quella che ho girato una dozzina di anni fa”. Ironicamente, non è mai successo. Ma mi sento come Guillermo ora. Penso che il destino abbia deciso che lui dovesse fare Pacific Rim, altrimenti quel film non sarebbe stato fatto. Da tutto quello che sto sentendo, quel film è veramente favoloso. Io ho fatto Lo Hobbit e mi sono divertito un sacco. A volte è meglio lasciare che le cose accadano.

Lo Hobbit ha un tono completamente diverso dal viaggio epico del Signore degli Anelli. Come li confronti?

Il tono viene impostato parzialmente dal romanzo, che è decisamente per bambini. Questo perché Tolkien scrisse inizialmente Lo Hobbit per bambini e poi sviluppò a pieno la mitologia che lo portò, nei 16 o 17 anni successivi, a far uscire Il Signore degli Anelli, che è più mitico ed epico e serio. Quello che la gente deve capire è che ho adattato Lo Hobbit, ma ho usato anche altre 125 pagine di appunti di Tolkien. Tolkien stesso aveva pianificato di riscrivere Lo Hobbit dopo Il Signore degli Anelli, per collegarlo maggiormente con la trilogia. Nel romanzo, Gandalf scompare più volte. Nel 1936, quando Tolkien scrisse il romanzo, non aveva in mente cosa stesse facendo Gandalf. Ma successivamente, quando scrisse Il Signore degli  Anelli e chiuse il cerchio di questa storia epica, ripensò a quei momenti e scrisse una serie di note sui motivi per cui Gandalf sparisce: indaga sulla possibilità che Sauron stia tornando. Sauron non compare nello Hobbit. Tolkien stava inserendo Lo Hobbit nella complessità della sua mitologia. Non scrisse mai quel libro, alla fine, ma ci sono 125 pagine di appunti pubblicati alla fine del Ritorno del Re in una delle edizioni successive. Venivano chiamate Le Appendici, e sono sostanzialmente i suoi appunti estesi sullo Hobbit. Avevamo i diritti di quel materiale, e ci hanno permesso di utilizzarlo. Ecco quindi che non abbiamo adattato solo Lo Hobbit, abbiamo adattato quel romanzo più una serie di spezzoni delle appendici. Il film spiega nel dettaglio dove è andato Gandalf, cosa che il libro da solo non fa. Abbiamo spiegato tutto questo utilizzando gli appunti di Tolkien. Questo permette di strutturare maggiormente il tono del film, perché abbiamo inserito materiale del Signore degli Anelli nello Hobbit. Ci sono ancora gli elementi di una fiaba, in particolare nello sviluppo dei personaggi dei nani e di Bilbo, che ha un certo umorismo. Non cerca di essere divertente, ma noi lo troviamo divertente, si toglie d’impiccio meglio di Frodo. Il Signore degli Anelli era più serio, e così tonalmente il film è più simile alla Trilogia, in modo che la gente completamente pazza possa vedere tutti questi film di seguito un giorno…

Colpevole, io lo farò!

[ride] Volevo che le persone come te vedessero i film tutti i seguito in maniera organica, senza che vi fossero contrasti troppo evidenti.

Ma visto quello che dici, Lo Hobbit è stato girato in 3D. State convertendo Il Signore degli Anelli, per unificarlo a quel formato?

Ne abbiamo discusso per anni. E’ una questione di soldi e di mercato. A Hollywood qualsiasi cosa è decisa dai soldi e dal mercato. Se la Warner decidesse che riproponendolo in 3D coprirebbe i costi di conversione sono sicuro che lo farebbe. Tutti si sono gasati per gli incassi di Titanic in 3D ma poi Episodio 1 di Star Wars non è andato così bene. L’industria sta ancora cercando di capire se vale la pena riconvertire in 3D i vecchi film. Penso non ci sarò una risposta finché i sistemi di home video non diventeranno più sofisticati e tutti avranno il 3D. Ma francamente al momento c’è ancora un punto di domanda.

Le persone sono rimaste stupite dal fatto che le clip mostrate al Comic-Con non fossero in 3D né ad alta velocità 48 fps (frame per secondo). Hai capito come mai ci sono stati dei problemi quando hai mostrato quelle scene alla CinemaCon?

Il 48 fps è completamente fantastico. La mia esperienza con esso, e nell’ultimo anno e mezzo l’ho usato tantissimo, è che poi ci si abitua. Ci si siede e si inizia a pensare: ehi questa cosa è diversa da qualsiasi altra cosa abbia mai visto. E poi, dieci minuti dopo, te ne dimentichi e guardi il film, e dopo pensi: ehi è stato veramente bello. E’ tutto più nitido e facile da guardare, in particolare in 3D. E’ immersivo. E’ come lo Showscan, quel processo a 60 fps di Douglas Trumbull. Ti senti veramente immerso nel film. E non penso che mostrare solo 10 minuti in 48 fps renda giustizia a questo formato, senza una narrazione continuata che permetta alla gente di immergersi nella storia. Dopo la CinemaCon, dove abbiamo mostrato circa sei o sette minuti, ho dato un’occhiata su internet: nessuno parlava delle scene mostrate, belle o brutte che fossero. Tutti parlavano di questo 48 fps. I puristi della pellicola dicevano: questo non è cinema, non è pellicola. Ebbene no, non è pellicola. È completamente diverso. Poi c’erano dei commenti negativi che venivano diffusi a macchia d’olio dai blogger. E così al Comic-Con non ho voluto rischiare. Volevo che la gente guardasse gli attori, le loro interpretazioni, la storia, e non volevo che tutti parlassero dei 48 fps. In particolare quando c’è solo un montaggio di 12 minuti e siamo nella sala H di un centro congressi, nemmeno in un cinema. Il 3D fa schifo in quella sala, non l’avrei mai proiettato in 3D. Volevo focalizzarmi sul film.

Ma il film uscirà in 3D e a 48 fps, giusto?

A dicembre molti cinema lo mostreranno a 48 fps. Non spingeremo troppo il 48 fps, sarà un test per l’industria. Alcuni cinema premium lo mostreranno in 48 fps, ma molti lo proietteranno in maniera tradizionale, a 24 fps. Le persone curiose potranno vedere il formato premium, che per me è importante come test per il futuro dell’industria. Sono convinto che il 48 fps sia spettacolare e che possa convincere i bambini a staccarsi dal loro iPad per tornare al cinema. Penso che sia una cosa alla quale tutti quanti debbano pensare molto seriamente. E per farlo bisogna proiettarlo per in tero in un cinema, non una clip nella sala H.

Ricordiamo ai nostri lettori che, Lo Hobbit – un Viaggio Inaspettato è il primo di due film adattati dal romanzo omonimo di J.R.R. Tolkien, scritto da Fran Walsh, Peter Jackson, Philippa Boyens e Guillermo del Toro e uscirà il 14 dicembre 2012.