CONDIVIDI

“Prendi una donna, dille che l’ami, scrivile canzoni d’amore”. L’incipit del pezzo più celebre di Marco Ferradini, spunto per una delle gag più divertenti di Aldo, Giovanni e Giacomo, può servirci per presentare il nuovo film di Cristiano Bortone, 10 regole per fare innamorare, commedia sentimentale dal lieto fine più che assicurato, che dà massimo risalto, appunto, al Teorema dell’amore; uno schema che Riccardo, chirurgo plastico di una certa fama, con tendenze da Casanova, condensa in un decalogo tutto dedicato al figlio Marco. Lasciata l’università per seguire il sogno di diventare maestro d’asilo, il giovanotto spasima d’amore per la bella Stefania, neolaureata incontrata per caso. Mosso a pietà dall’occhio vitreo del figlio, incapace di fare la mossa giusta, Renato lo prende sotto la sua ala protettiva, cercando di recuperare il tempo perso dopo la separazione dalla moglie. Sotto lo sguardo attento degli amici di Marco, Mary, Paolo e Ivan, il novello dottor Stranamore snocciola uno dopo l’altro i dieci comandamenti per farla capitolare, da Conosci la tua preda a Elimina il tuo avversario, passando per Mai chiamare per primi dopo la prima sera e Fatti desiderare. Se Marco riesce nella mostruosa impresa di farsi notare e amare da Stefania, però, non è certo per merito di queste perle di saggezza, ma solo grazie alla sua indole da vero romantico.

Dopo diversi tentativi in ruoli di spalla arriva il momento per Guglielmo Scilla (Willwoosh) di un film tagliato su di sè. Anche se la produzione di 10 regole per fare innamorare non è partita già con in mente il suo protagonista, ma l’ha trovato per strada, sembra evidente che sceneggiatura, stile di messa in scena e attore principale si siano incrociati in un crocevia che mette insieme idee e visioni che aspettavano solo d’incontrarsi.

Cristiano Bortone dirige un film sceneggiato (tra gli altri) da Fausto Brizzi e dotato di tutta una messa in scena dal sapore brizziano. Si vede dai costumi e dagli interni (solo di maglioni appoggiati sulle spalle e annodati sul davanti ne ho contati 4). Si potrebbe fare una critica di tutta l’opera di Brizzi solo partendo da questi due elementi. E Willwoosh si inserisce perfettamente nell’ensemble come una componente che non aspettava altro.

Il racconto è dei più canonici. Lui è innamorato di lei, ma lei non è all’altezza di lui. Lui però ha un compare che sa tutto sull’amore e gli fa da mentore, portandolo ad agire secondo un percorso razionale nell’opera di conquista femminile. Ovviamente questo percorso sarà pieno di incidenti che ne negheranno gli assunti pseudo-scientifici e proprio questi faranno innamorare i due.

Messi in pratica tutti i teoremi della commedia romantica giovanile, le relative dimostrazioni non propongono né guizzi né estro, né palpiti sognatori né scatti comici, ma si presentano più come un compitino da concludere in fretta. Scilla, chiuso nel determinismo di una commedia romantica concepita con lo stesso ritmo e l’inventiva di un fotoromanzo per adolescenti, lascia che il film si costruisca attorno a lui senza immettere quel tono di follia e di umorismo surreale che contraddistingue il successo dei suoi video. Accanto a lui, accetta di farsi figura paterna e guida spirituale Vincenzo Salemme, chiamato a incarnare simpaticamente il simbolo di un giovanilismo tardivo che si mescola alla sindrome di mezza età. L’attore napoletano è l’unica variabile fuori dal controllo calcolato e dall’impostazione cartesiana della funzione, e messo a confronto coi giovani colleghi, dimostra quanto queste 10 regole riescano a parlare o a dire sui giovani.

In modo particolare, è l’incapacità a svecchiare o rinnovare le vecchie convenzioni, a metterle in dubbio con nuovi esperimenti e variazioni, quel che stride con la cultura del target dell’operazione. Alleggerire, semplificare, edulcorare fenomeni e sentimenti giovanili, più che una semplice strategia di seduzione, sembra una vecchia regola capace solo di aggirare o contenere uno spirito “virale”, sfuggente e pervasivo.