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Marty è uno sceneggiatore, sta terminando il copione per un film intitolato Seven Psychopaths, e cerca tranquillità e concentrazione. Billy è un attore in declino, ladro di cani nel tempo libero, nonché migliore amico di Marty. Poi c’è Hans, religioso ex-criminale con un violento passato, ora socio di Billy. Infine c’è Charlie, il gangster a cui Marty e Billy hanno rapito l’amato cane, che userà ogni mezzo per riavere indietro l’animale senza lasciar vivi i due ladri. Dopo queste faccende, Marty trova finalmente l’ispirazione per il suo film, deve solo vivere abbastanza per poterlo concludere e depositare.

7 psicopatici è tante cose tutte assieme: è un film fin dalla trama meta cinematografico, cinefilo e citazionista ma sempre con grande distacco ed ironia; è un iperviolento pulp tarantiniano e una commedia anarchica ed esilarante; è, anche, una riflessione leggera ma mai banale sui meccanismi del racconto e di un cinema che, volente o nolente, riflette la società nel quale è nato e cresciuto, e quindi sugli Stati Uniti contemporanei tutti. Come e più di quanto aveva fatto in In Bruges, Martin McDonagh si appoggia su una sceneggiatura solidissima e ricca di memorabili battute e sulle interpretazioni di un cast in gran forma (qui, Christopher Walken über alles) per costruire un film dove l’intelligenza non deprime ma anzi esalta il divertimento, il ritmo e una paradossale, vagamente cupa ma sempre ironicissima spensieratezza.

Sono trascorsi quattro anni da “In Bruges – La coscienza dell’assassino”, prima e unica opera di Martin McDonagh, che gli valse molti premi e riconoscimenti. Oggi tornano i killer, torna la sceneggiatura basata sui personaggi e torna Colin Farrell.

Questa volta il bell’irlandese è Marty, un alcolizzato sceneggiatore Hollywoodiano, alle prese con un film di cui ha solo un titolo e neanche un’idea: “7 psicopatici”. L’amico e attore Billy (Sam Rockwell) cerca di aiutarlo proponendogli storie di psicopatici per ispirarlo, quando non è impegnato a rapire cani insieme a Hans (Christopher Walken) e a riscuotere laute ricompense riconsegnandoli ai padroni.

Il film è un enigma continuo, un succedersi di avvenimenti improbabili ed inimmaginabili. Quello che McDonagh si diverte a fare è, da una parte, dare una visione propria e personale del processo di scrittura del film e, dall’altra, giocare costantemente con lo spettatore lanciandogli uno stimolo, a cui corrisponderà un’aspettativa, che non sarà mai soddisfatta. “7 psicopatici” stuzzica lo spettatore, cercando di renderlo partecipe ed attivo per tutta la visione, perché lo costringe a reinventare continuamente la chiave di lettura da utilizzare per decodificare le scene. Quando si pensa di aver capito il gioco del regista e di poter prevedere quello che succederà, ecco che il film cambia ancora, trasformandosi in un genere tutto diverso da quello utilizzato per la scena precedente.

“Stratificato” (termine messo in bocca anche a un personaggio del film) è l’aggettivo più azzeccato per descrivere 7 psicopatici, sofisticato esercizio di stile meta-cinematografico che può essere letto anche come una satira tagliente sul cinema di genere hollywoodiano e più in generale sul significato della violenza nella cultura americana. Forse un po’ troppo cerebrale e teorico per riuscire ad appassionare per davvero, e privo di quella carica di umanità che invece emanavano i protagonisti di In Bruges, l’ultimo lavoro di McDonagh probabilmente metterà in difficoltà proprio i patiti del cinema action più semplice e lineare, che magari faranno fatica a cogliere tutti i numerosi spunti di riflessione presenti nel testo. Nonostante ciò, va detto che 7 psicopatici contiene anche numerosi momenti esilaranti di black comedy che rendono il film assolutamente godibile, grazie anche alle performance volutamente sopra le righe di un eccellente stuolo di interpreti, dai protagonisti Colin Farrell, Sam Rockwell e soprattutto un intenso Christopher Walken, fino a comprimari d’eccezione come Woody Harrelson e un irresistibile Tom Waits nel ruolo di uno squinternato serial killer con coniglio bianco al seguito.