CONDIVIDI

La tv lancia un nuovo reality: vince il più disperato d’Italia. In un paese all’ultima spiaggia, si presentano in migliaia. Le loro storie raccontano sempre una forma di precariato: lavorativo, familiare, sociale, perfino sentimentale. Come quello di Ester, combattuta tra l’amore per Ramona, e quello per il suo ex Riccardo, al quale le chiedono il seme per generare un figlio. Poi c’è Paolo, guardia giurata, che dopo l’ennesimo rifiuto di un mutuo da parte della banca in cui lavora, tenta goffamente di rapinarla! Antonio, romano di borgata sposato con la sensualissima dominicana Carmen di cui è innamoratissimo. Almeno finché i due amici del cuore, non scoprono che la donna ha uno scabroso passato di attrice porno. Infine, l’imprenditore padano Fabio, a seguito di un infarto, si ritrova ricoverato nell’ospedale più scalcinato di Napoli per subire un intervento al cuore…

Il tentativo di Ansanelli è quello di raccontare l’Italia zoppicante della Crisi, quella di una guardia giurata (Giuseppe Giacobazzi, lo zelighiano spilungone di Romagna) che si riduce a cercare di rapinare la banca che dovrebbe presidiare insieme a due compagni più scalcagnati di lui (Sergio Sgrilli e Giovanni Cacioppo), quella di una coppia lesbo (Nicole Grimaudo e Paola Minaccioni) che ha un sogno di maternità e cerca di coinvolgere l’ex (uomo) di una delle due (Dario Bandiera) nella fornitura di seme. C’è poi il borgataro tifoso della Roma Antonio (Antonio Giuliani) che si sposa con una bella dominicana (Aurora Cossio) per poi scoprire che, in anni (più) giovanili, la ragazza aveva girato film porno. E c’è il nordico Fabio (Ivano Marescotti) che dopo un infarto si ritrova alla viglia di un’operazione al cuore in un ospedale di Napoli, e non è per niente tranquillo.

Lungi dal dilungarsi con improbabili paragoni sulla nobiltà della risata italica – questo film farebbe brutta figura anche di fronte a quelli di Neri Parenti – ed anche di affrontare per l’ennesima volta le ragioni di un mercato che continua a privilegiare un disimpegno di simile livello, diciamo che “All’ultima spiaggia” ha il respiro di uno sketch allungato all’infinto, e la frettolosità dell’istant movie assemblato per accaparrarsi facili consensi utilizzando stereotipi desunti dal malcontento dei nostri tempi. Mettendo in scena un carrozzone di vizi e di virtù conditi dalle immancabili battute a doppio e da incontenibili appetiti sessuali, e stracolmo di quella bonarietà che finisce per stemperare qualsiasi disonestà, Ansanelli da vita ad un cinema di potere perché il suo film oltre ad essere sponsorizzato da un pool comprendente tre dei più importanti istituti di credito italiani – ed infatti all’interno della seconda storia la banca è vittima del sistema e non parte in causa – dimostra la sprezzo di chi da tutto per scontato, e conta sull’ignoranza del fruitore per far passare una messa in scena raffazzonata, con errori grossolani come quello di presentare il secondo episodio dimenticandosi di farlo introdurre dall’intervista di rito, oppure di raccontare attraverso immagini che non riescono mai ad essere organiche all’ambiente che descrivono, spezzate da uno schema che le divide tra cartoline dei luoghi dove il film è ambientato (Napoli, la Sicilia, Roma) a scene di interni sempre uguali e ripresi senza alcuna fantasia. Per non dire parlare della natura mercantile dell’ operazione caratterizzata dalla presenza di attori prelevati dal cinema d’autore e qui impiegati in ruoli da macchietta – tra questi oltre a Tognazzi anche Marescotti, Ernesto Mathieux e Nicole Grimaudo – ma anche di un tecnico prestigioso come Alessandro Pesci direttore della fotografia di film come “La seconda volta” (1995) di Calopresti ed “Habemus Papam” (2011) di Moretti.

Il cabarettista Gianluca Ansanelli debutta dietro la macchina da presa con una pellicola costituita da quattro episodi popolati di volti provenienti dal piccolo e dal grande schermo.

Tra fecondazione assistita, rapine in banca, tradimenti inconfessati e malasanità, i circa novantaquattro minuti che prendono forma finiscono per risultare tutt’altro che trash, come avrebbero potuto lasciar erroneamente pensare sia la locandina che il campionario di diversa “fauna comica” radunata.

Infatti, con la consueta tematica della crisi a fare da sfondo, il ritmo non manca e si ride a sufficienza. Pur senza eccellere.