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Alle riunioni del liceo si torna dopo anni totalmente cambiati, estremamente diversi, delle volte anche con lo stato civile modificato. Già perché passano gli anni, si invecchia (e non necessariamente si cresce), cambiano le mode, i tagli di capelli, il fisico, ma quello che conta, e che rimane invariato, è il rapporto con gli amici di sempre. Quegli amici che, non importa quanti anni hai, con loro torni sempre l’adolescente di una volta.

Vale lo stesso per i protagonisti di “American Pie” che in questo quarto capitolo si ritrovano tutti insieme dopo quasi tredici anni dalla fine del liceo.

Jim Levenstein (Jason Biggs) e Michelle Flaherty (Alyson Hannigan) dopo il matrimonio hanno un figlio e la loro vita coniugale è un po’ in crisi. Cercano così di ritrovare loro stessi tornando a casa per la “Reunion” insieme agli amici di sempre: Kevin Myers, Chris “Oz” Ostreicher, Steve Stifler e Paul Finch.

Le loro vite tra finzione, bugie e verità nascoste, non sembrano così sfavillanti come vorrebbero far credere, ma tra amici non esistono segreti e tutti i nodi, prima o poi, vengono al pettine.

“American reunion” (come s’intitola in patria il lungometraggio), diretto a quattro mani dagli Hayden Schlossberg e Jon Hurwitz sceneggiatori del divertente “American trip – Il primo viaggio non si scorda mai” (2004).

Il duo creativo dietro questa reunion è noto negli Stati Uniti (e molto meno da noi) per la serie di film comico-demenziali di Harold e Kumar, filiazioni spurie di quel filone herziano molto più virate sull’umorismo puro che sulle trovate umilianti.

Quest’ultimo film chiaramente vive di nostalgia, è scritto per far interagire i personaggi all’insegna del “come eravamo e come non siamo più” e per far rientrare in un modo o nell’altro caratteri e situazioni (nella forma del ricordo, della foto o del video) dagli altri film, che per i protagonisti sono l’equivalente dei ricordi di famiglia. In questa maniera il film si inserisce nell’incalzante revival degli anni ’90 che da meno di un anno a questa parte stiamo vedendo un po’ ovunque.

E, mentre ricompare anche la giunonica Jennifer Coolidge nel ruolo della mitica mamma di Stifler, si sguazza tra volgari scherzi attuati da quest’ultimo a confronti-scontri tra la classe scolastica del 1999 e la generazione moderna, segnata da Facebook e “Twilight”, ma anche da scapestrate ragazzotte appena maggiorenni come la Kara che, con il volto (e le forme!) della Ali Cobrin di “The hole” (2009), provvede a rendere non poco movimentata la riunione tra vecchi compagni di scuola.

L’attesa è stata tanta e, alla fine, il cast originale della serie American pie è tornato insieme per ricordare i tempi della scuola ed essere ispirati da quegli stessi ormoni adolescenziali.
La regia passa nelle mani di Jon Hurwitz e Hayden Schlossberg, i quali tentano di ripercorrere la struttura che fu alla base dei primi tre capitoli, dall’immancabile, imbarazzante sequenza d’apertura all’indispensabile lezioncina morale nell’epilogo.

E diciamo che, sebbene di tempo ne sia passato molto, il gruppetto di scatenati amici appare tutt’altro che stanco, protagonista di un episodio sicuramente superiore al poco riuscito American pie – Il matrimonio (2003), ma non ai primi due, insuperabili.

Pur eguagliandoli in molti aspetti e convincendoci che questa sorta di sequel-remake non deluderà affatto i fan, contenti di condividere ancora una volta risate ed emozioni del cuore di coloro che, magari, li accompagnarono all’epoca, dall’interno dello schermo, proprio alla scoperta della prima volta.