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Da quando la regina Ravenna (Charlize Theron) ha sposato l’ormai defunto Re, la giovane Biancaneve (Kristen Stewart) è costretta a vivere rinchiusa in una delle torri del castello, estromessa totalmente dalla vita del suo regno. Qualcuno la crede addirittura morta e invece la ragazza è solo prigioniera, isolata da ogni contatto esterno e costretta a vivere in condizioni quasi disumane, nell’attesa che la regina decida cosa fare di lei. Sotto la dominazione di Ravenna, ossessionata dall’idea di rimanere giovane e bella per sempre, le terre sono diventate povere di ogni bene e ricche invece dello scontento generale della popolazione. Quando lo specchio magico svela alla regina che l’unico modo per diventare eterna, senza dover più ricorrere all’assassinio di giovani ragazze a cui risucchiare l’essenza vitale, è nutrirsi del cuore di Biancaneve, Ravenna mette in moto tutti i suoi potenti mezzi, fisici e magici, per portare a termine il suo piano. Peccato però che la ragazza abbia trovato, nel frattempo, il modo per fuggire dalla sua cella e sia fuggita nella foresta nera, dove nessuno ha davvero il coraggio di addentrarsi. Solo un uomo la conosce bene: Eric (Chris Hemsworth), ex cacciatore distrutto dalla perdita della sua amata moglie. Ravenna riuscirà a far presa su di lui e convincerlo a uccidere Biancaneve?

Dopo la versione ironica, goliardica e kitch di Tarsem, dopo la diva Julia cattivella divertita e spesso divertente, ecco la versione gotica con un’altra attrice da Oscar, l’eterea Charlize, qui serissima nella sua missione di vendetta e di morte alla ricerca dell’eterna giovinezza che neppure il più prestigioso dei poteri e la più importante delle ricchezze riesce a garantire per l’eternità. La storia, di ambientazione certamente suggestiva, ma meno fantastica e sopra le righe di quella di Tarsem, è piuttosto appassionante, soprattutto se si ha l’età giusta per affrontarla. Ciò che di positivo probabilmente rimane a chi, come me, non gode più delle primavere necessarie ed ideali per affrontare una favola come questa, è l’antitesi tra le due bellezze contrapposte: quella giovane e tenace di Kirsten Stewart, bella più per la freschezza incorruttibile e potente della giovane età che sta vivendo (nel film come nella realtà), contro quella sofisticata, fine, ben più seducente e ricercata,  ma effimera di Charlize Theron (pure lei nel film come nella vita reale): una perfezione che basta un soffio di vento per scalfire, e che — nella finzione filmica — necessita di un “mantenimento” che va a scapito delle giovinezze altrui. Insomma alla forza della bellezza giovane di Biancaneve, qui nei panni tosti e rivestiti di armatura come una nuova eroica Giovanna D’Arco, si contrappone una sua debolezza fisica che viene facilmente surclassata dalla cattivissima Ravenna, che viceversa alla fragile perfezione mutevole del suo corpo innaturalmente intatto, contrappone una forza fisica maggiore, ottenuta grazie all’utilizzo di una magia nera coltivata col tempo e con l’inganno.

Proprio come l’Alice adolescente di Tim Burton, la Biancaneve di Sanders – incarnata dalla ninfetta Kristen Stewart – è un’eroina emancipata e combattiva che compie un percorso di maturazione personale e riesce alla fine a trasformarsi in una guerriera sullo stile di Giovanna D’arco. Il bosco stregato nel quale fugge – braccata da un’algida e sadica regina che ha le sembianze perfette di Charlize Theron – pare più simile alla Terra di mezzo di tolkeniana memoria, popolata com’è da Troll, cavalieri oscuri, fate e folletti. Persino i sette nani (interpretati da un campionario d’eccezione di attori britannici, tra cui Bob Hoskins, Ian McShane, Ray Winstone e Nick Frost) non sono più dei bonari e buffi minatori dai nomi strampalati, bensì scorbutiche canaglie che si rifiutano perfino di cantare “Ehi-Ho! Ehi-Ho! Andiamo a lavorar” e sembrano piuttosto imparentati con Gimli o con Tyrion Lannister de Il trono di spade. Come in Twilight, la leggiadra Bella-Biancaneve è contesa tra due rivali in amore: un villoso e sanguigno cacciatore (l’ispido Chris Hemsworth, che qui sostituisce il martello di Thor con un’accetta, ma nel complesso non muta di molto l’espressione) e un esangue ed efebico principe (impersonato da Sam Claflin).

In questo modo Biancaneve e il cacciatore finisce per risultare una sorta di mash-up tra la saga di J.R.R. Tolkien e quella di Stephenie Meyer, in bilico tra fantasy e horror dark. Il film di Sanders non riesce mai a brillare di luce propria e si appoggia esclusivamente a un immaginario e a un’estetica derivativa. Per di più il regista mostra tutti i limiti di chi possiede un’estrazione esclusivamente pubblicitaria, dando vita a immagini patinate e ammalianti, caratterizzate da raffinati giochi cromatici e da barocchi effetti speciali, ma perdendo di vista la coerenza dell’intreccio e la solidità delle caratterizzazioni. Mancando l’empatia per i personaggi, il film si riduce esclusivamente a una serie di sequenze a effetto poco amalgamate tra loro e fin troppo diluite in un’eccessiva durata. A reggere l’intero film è comunque la strega cattiva Charlize Theron, che dà corpo a un personaggio larger than life, forse fin troppo caricaturale, ma di certo è destinato a rimanere nella memoria degli spettatori. Decisamente è lei la più “Bella” del reame…