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Tutto in un giorno. Dalla mattina alla sera. Roma, Milano, Napoli, Verona, Firenze, Potenza e Bari. Una voce narrante descrive la giornata non molto qualsiasi di 7 personaggi, 7 italiani, alle prese coi loro problemi e mostrando le loro soluzioni. O presunte tali.

Ascanio Cavallini (Christian De Sica, “Vacanze di Natale” e “Il figlio più piccolo“), è un principe romano in declino, che vivacchia grazie ai presenzialismi più disparati e affittando il suo palazzo ad una troupe di fiction. Tutto pur di non lavorare, nonostante lo sfratto imminente. Nella sua giornata riceverà anche una proposta di matrimonio da una facoltosa donna di estrazione popolare, che lui ovviamente rifiuterà per non “offendere” i suoi gradi.

Luigi Pinardi (Vincenzo Salemme, “Baaria” e “Ex“), è un notaio napoletano che viene convinto da un suo cliente a ricevere, nel suo studio, la visita di una procace ragazza dell’est, sicuro del fatto che la moglie è in viaggio e non tornerà prima di un paio di giorni. Ma i suoi piani vengono interrotti sul più bello proprio dall’imprevisto ritorno della consorte. Messo spalle al muro, il povero Luigi inventa un legame di parentela con la bella Svetlana, causando così una serie di reazioni a catena che lo porteranno all’inevitabile ammissione della verità.

Cecco (Paolo Conticini, “Parlami di me“), tifoso molto superstizioso della Fiorentina, parte con la fidanzata per la trasferta di Verona e seguire così la partita contro il Chievo. Ma la sua ossessione di ripetere pedissequamente ogni gesto dell’anno prima lo porterà a… farsi mettere le corna pur di portare fortuna alla sua squadra del cuore.

Leonardo Lo Bianco (Lino Banfi, “L’allenatore nel pallone” e “Al bar dello sport“), è un onorevole che rischia il carcere per corruzione e abuso d’ufficio, e in quella giornata si decide al Senato con voti favorevoli e contrari. La sua tranquillità di vittoria viene incrinata dalla morte di un suo amico, colto da infarto sul letto di un noto trans. Ovviamente Leonardo non si può arrendere ed escogita un piano infallibile…

Alberto Dominici (Maurizio Mattioli, “Fratelli d’Italia” e “S.P.Q.R.”), facoltoso imprenditore romano, è braccato dalla Guardia di Finanza, e così decide di “svuotare” in fretta la casa da tutti i beni per dimostrare che non evade il fisco. Peccato che, proprio quando tutto sembra risolto, torna il figlio a bordo di una fiammeggiante Ferrari.

Rosaria Miccichè (Teresa Mannino, “Amore, bugie e calcetto“), è una manager siciliana in viaggio sul Freccia Rossa da Milano a Roma. Ma durante una sosta non risale per tempo lasciando sul posto cellulare, portatile e carte di credito. Incapace di ricordare a memoria anche le informazioni più elementari, la sua giornata finirà in modo paradossale.

Romeo Telleschi (Diego Abatantuono, “Attila il flagello di Dio” e “Regalo di Natale“), milanese in Puglia, non riesce a far funzionare né la sua ditta, né la sua famiglia. E mentre i figli lo chiamano “‘o tremone” lui tenta con risultati imbarazzanti di farsi apprezzare.

La parte migliore del cinema dei Vanzina è che ogni scusa è buona per fare un film, non serve uno spunto particolare, basta intavolare situazioni e applicare il proprio stile, perchè il cinema non è soggetto ma sceneggiatura.

Con un ottimo montaggio (rapido e sensato) e la consueta maniera con la quale i due registi lasciano ampio spazio ai singoli attori, in linea di massima comici o attori dalle forti inclinazioni per la commedia, alla fine da Buona Giornata se ne esce meno acciaccati del previsto.

Sette leggerissime storie che, popolate di volti noti della risata tricolore, si alternano tra loro per regalare un piacevole spettacolo su celluloide ricco di ottimismo e buonumore.
Al solo fine di comunicare che, in questi tempi di crisi, bisogna sapersi arrangiare e magari sperare in un colpo di fortuna; senza generare grossi entusiasmi, ma anche senza annoiare lo spettatore. Un po’ come accadeva nei lavori “minori” di Steno, Mario Mattoli e Camillo Mastrocinque, della cui tradizione cinematografica Carlo ed Enrico Vanzina – figli del primo – sono da sempre continuatori, con alti e bassi, a dispetto delle critiche negative spesso affibbiategli e che tendono erroneamente ad associarli alla “commedia scorreggiona”.