CONDIVIDI

Vincent è un quarantenne agente immobiliare di successo che sta per diventare padre per la prima volta. Una sera è invitato a cena a casa della sorella Elizabeth e del cognato Pierre, lei insegnante e lui docente universitario. Lì incontra anche un vecchio amico d’infanzia, Claude, musicista classico che suona in un’orchestra. Mentre aspetta che lo raggiunga la moglie Anna, perennemente in ritardo, Vincent è ovviamente la star della serata e gli altri partecipanti alla cena iniziano a bombardarlo di domande sulla sua prossima paternità. Ma quando gli chiedono che nome ha scelto per il nascituro, il ragionamento col quale Vincent risponde scatena una discussione, che all’inizio cerca di essere garbata e convenzionale, ma che col passare del tempo da l’avvio a una serie di situazioni imbarazzanti e tragicomiche, a equivoci e rivelazioni inaspettate anche sul passato dei convenuti, che di certo non dimenticheranno una cena del genere.

Ancora risate; ancora cinema scoppiettante, esportabile e originale; ancora Francia. Incassati oltre 25 milioni di dollari sul suolo nazionale, l’esilarante Cena tra amici arriva finalmente anche nelle sale italiane grazie alla Eagle Pictures. Tratto da una piece teatrale di enorme successo, e diretto dagli stessi autori dell’applaudito spettacolo, Le Prénom, questo il titolo originale, conferma sempre più lo stato quasi paradisiaco che il Cinema d’Oltralpe sta vivendo da 3 anni a questa parte.

Ambientato quasi interamente in un solo appartamento, come lo splendido Carnage di Roman Polanski, il film di Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte non lascia scampo allo spettatore, letteralmente bombardato di battute per 109 esilaranti minuti. Se nell’appartamento del regista polacco si scontravano due coppie di perfetti ’sconosciuti’, costrette a condividere per ore ed ore pochi metri per colpa dei rissosi figli, con la Cena francese assistiamo ad un’evoluzione dei rapporti famigliari tra parenti ed amici, letteralmente sul piede di guerra per un… banale nome.

Brillante nella capacità di gestire il crescendo dialettico e anche d’azione che anima questa commedia da camera con una forte impostazione teatrale (stile Carnage ma con toni e fini molto più bonari). La caratterizzazione di personaggi che pur attraverso lo stereotipo incarnano i diversi volti di una stessa società per certi versi bigotta e retrograda (la donna che si sacrifica per l’uomo, la difficoltà di accettare una relazione fuori dai canoni o un nome di battesimo troppo altisonante) è piuttosto riuscita e ben diluita nell’arco dei 110 minuti di film. Lo snobismo pretestuoso di Pierre, il ghigno provocatorio di Vincent, la latente insofferenza di Elisabeth, il falso buonismo di Anna e infine la doppia vita di Claude saranno così decostruiti nel parallelo di un nome di battesimo che incarna esso stesso molteplici verità. E infine saranno le apparenze, la burla superficiale e il sottile senso di insoddisfazione che abbraccia tutti i commensali a dominare l’acredine di questa Cena tra amici servita insieme a uno stock di coltelli (ovvero parole) ben affilati.

Un buon risultato quello dei registi Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte che con Cena tra amici realizzano un’amara commedia da camera, girata quasi interamente al tavolo di una cena che si mostrerà più piccante del previsto. Il pretesto del dibattito sul nome da dare al nascituro in arrivo diventa infatti strumento per analizzare le ombre di un’intera classe sociale, una borghesia incapace di fare a meno dei propri paraocchi. Un buon ritmo sostenuto da un funzionale e ben assortito cast (nel quale spiccano Patrick Bruel nei panni del provocatorio Vincent e Charles Berling in quelli del borioso Pierre) e da un convincente lavoro di scrittura sono sufficienti a garantire l’insidiosa scorrevolezza di questa Cena tra amici.