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La più popolare tra le principesse Disney, icona dei sogni che diventano realtà, CENERENTOLA lo scorso fine settimana è tornata al cinema in un’edizione rimasterizzata in digitale 2D, al termine dell’iniziativa Disney Classici al Cinema che nel mese di giugno ha incantato con la magia delle storie e le sorprendenti animazioni come non le avevate mai viste.

La storia si apre con una breve narrazione. La voce narrante spiega al pubblico che Cenerentola, lo sprezzante appellativo che le verrà affidato in seguito e che indica “di nessun valore” (proprio come la cenere del camino) è la figlia di un ricco signore rimasto precocemente vedovo. Questi, per dare una famiglia completa alla piccola si risposa con una donna austera e a sua volta già madre. Nonostante le buone intenzioni del padre sarà una cattiva soluzione per il futuro della bimba. Quando è ormai adolescente la nostra eroina rimane orfana anche del padre. La matrigna, Lady Tremaine, che mai ha provato affetto per la bimba le preferisce in tutto e per tutto le figlie naturali Anastasia e Genoveffa. Le due non possiedono alcuna grazia, tanto nell’aspetto fisico quanto nel modo di comportarsi. Al contrario la figliastra possiede bellezza e virtù in quantità. Questo suscita invidia nelle tre donne, che la tiranneggiano trattandola da serva.

La giovane è costretta ad occuparsi da sola delle mansioni domestiche di casa e solo con immenso spirito di sopportazione riesce a digerire le continue umiliazioni. Gli unici suoi conforti sono i sogni e l’affetto dei piccoli animali di casa. Tra questi un gruppo di simpatici e variegati topolini, tra cui spiccano Giac e Gas Gas. Nel suo mondo immaginario Cenerentola sogna spesso di innamorarsi di un bel principe e vivere felice nel gran castello.

Un giorno accade che il Re decise di dare una grande festa a palazzo con il preciso intento di far finalmente conoscere al figlio e principe ereditario al trono una ragazza degna da sposare. Il reale invito è esteso a tutte le giovani donne del regno.

Per Cenerentola è questa una grande occasione per uscire, pur solo per una sola sera, dalla sua prigione composta solo da lavoro e umiliazioni, l’opportunità di vedere e respirare l’ebbrezza di un avvenimento mondano. Sarà presto disillusa. Le sorellastre la scherniscono di continuo e la perfidia della matrigna giunge al punto di negarle la promessa inizialmente fatta, le rovineranno il suo unico vestito elegante, rimodernato per l’occasione dai suoi amici topolini (affrontando Lucifero in gag tipiche da cartone animato). Quando Cenerentola è oramai rassegnata al suo destino e non le rimane altro che piangere e commiserarsi ecco apparire dal nulla un’anziana e paffuta donnina. La buona fata Smemorina consola la povera Cenerentola e, grazie a magici movimenti della sua bacchetta, trasforma una comune zucca in una favolosa carrozza, gli amici topolini in bianchi cavalli e il cavallo in un cocchiere. Infine il cane in lacchè. Ancora qualche frase magica e alcuni movimenti di bacchetta per regalare a Cenerentola uno splendido e scintillante vestito da sera. Cenerentola ora calza scarpette di cristallo. La fata ammonisce però la giovane: tutto questo è un dono, ma purtroppo temporaneo. A mezzanotte la magia svanirà.

In tutta fretta Cenerentola si reca a palazzo dov’è subito notata dal principe. Viene da questi invitata a ballare, provocando stupore nel folto pubblico presente che non aveva mai conosciuto tale splendore di ragazza. Invidia e frustrazione nelle dame ma apprezzamento dei cavalieri. Tra i due giovani scoppia presto la scintilla dell’amore. Il tempo però trascorre veloce e mezzanotte si avvicina.

Allo scoccare della mezzanotte Cenerentola fugge via, ma nella fuga perde una delle sue scarpette di cristallo. Tutta la magia scompare, e la giovane si rassegna a tornare alle sue faccende domestiche. Nota però che le scarpe non sono svanite: gliene rimane una, come ricordo di quella notte meravigliosa. Il principe, desideroso di ritrovare la ragazza misteriosa, ordina di far provare a tutte le ragazze del regno la scarpetta dimenticata: colei che la calzerà sarà la sua sposa. Il granduca Monocolao comincia a viaggiare di casa in casa per cercare l’amore del principe.

Gran fermento a casa di Cenerentola: Anastasia e Genoveffa si fanno belle per impressionare il granduca, calzare la scarpetta e sposare il principe. La matrigna, attenta e astuta, capisce dal comportamento di Cenerentola che era lei la ragazza misteriosa con cui ballava il bel principe (oppure semplicemente lo dà per scontato). Malvagia fin nell’animo, la matrigna chiude Cenerentola nella sua stanza, per impedirle di calzare la scarpetta e di coronare il suo sogno d’amore. Giac e Gasgas decidono però di prendere la chiave e salvare la loro amica.

Arriva il granduca Monocolao con la scarpetta. La provano dapprima Anastasia, poi Genoveffa, ma nulla da fare: i loro piedi sono davvero troppo grossi. Proprio quando il granduca, indignato per la maleducazione delle sorellastre, sta per andarsene, Cenerentola si libera dalla sua prigione. Il granduca, soffocando le proteste di Anastasia e Genoveffa, ribadisce il suo ordine di provare la scarpetta a tutte le ragazze del regno. La matrigna però fa inciampare l’aiutante del granduca, e la scarpetta va in mille pezzi.

I sogni sembrano infranti. La matrigna sogghigna e il granduca singhiozza pensando alla reazione del Re al suo fallimento. “Forse io posso aiutarla” dice speranzosa Cenerentola. “No, no… nessuno può aiutarmi!!!” strilla disperato il granduca. “Ma vedete” risponde pacata Cenerentola “io ho l’altra scarpetta!”

All’istante la scarpetta viene provata: calza alla perfezione. Con grande rabbia della matrigna e delle sorellastre, Cenerentola è condotta al castello e sposa il principe, e insieme vissero per sempre felici e contenti. Il sogno è divenuto realtà.

In una fresca e vivace versione animata, Cenerentola è un personaggio che maschera meravigliosamente la sua età. Il riferimento non è semplicemente a questo lungometraggio del 1950 firmato Walt Disney, ma ad una tradizione antichissima che affonda le sue origini nella fiaba cinese di Ye Xian e nel mito dell’etera Rodopi. Si potrebbe dire, con un paragone filologico, che Cinderella sta alla tradizione come la recensione pisistratea ai poemi omerici. In parole povere, come l’Iliade e l’Odissea, la fiaba della Disney è l’elegante sintesi di un insieme di motivi e culture diverse, di una storia più volte riedita secondo le ideologie e le sensibilità più disparate. Ma, essendo destinata specialmente al giovanissimo pubblico dei cartoni, gli autori l’hanno resa aderente alla sobria versione di Perrault, più puritana e priva degli eccessi narrati altrove, come le mutilazioni inferte alle infide sorellastre nel racconto dei “macellai” Grimm, o l’omicidio compiuto dalla fragile Zezolla, l’eroina di Basile. Tuttavia, anche la componente grottesca è assimilata e rielaborata dal film, come suggerisce il fosco tratteggio di alcuni personaggi noir, primo fra tutti la tenebrosa Lady Tremaine, incarnazione antropomorfa del Male, che trova la sua caratterizzazione più inquietante in Lucifero (nomen omen), il gatto che opera ai danni della protagonista non per le ragioni della sua padrona, ma obbedendo all’istinto della sua natura animale. Se la costruzione dei “cattivi” costituisce un notevole punto di forza che carica la storia di una drammaticità insolita per un cartone, la debolezza dei personaggi principali si fa sentire in modo allarmante a partire dall’eroina, che esaspera il ruolo tipicamente gotico dell’innocente perseguitata, con tutto l’apparato di sdolcinatezze proprie del genere, per arrivare al Principe, un fantoccio inetto e incolore il cui anonimato la dice lunga sulla sua utilità esclusivamente simbolica nell’economia della narrazione. Decisamente riuscita invece la galleria di personaggi minori, delineati con garbo e deliziosa ironia, tra cui spiccano il Re e l’impareggiabile granduca Monocolao. Un discorso a parte meritano gli animali che, pur integrandosi nella vicenda degli umani, costituiscono di fatto un universo parallelo. Oltre al già menzionato Lucifero, è bene ricordare almeno la sua nemesi, il cane Tobia, che riassume in sé lo stesso dramma di Cenerentola e il cui riscatto, risolutivo sul piano diegetico, anticipa quello della protagonista.
Ma tratto indiscutibile di Cinderella è la sua straordinaria capacità di imprimersi nell’immaginario, di farsi espressione incondizionata dei sogni e dei desideri più comuni. E se il finale è consolatorio, lo è per indurre lo spettatore giovane (e meno giovane) a non smettere di sognare, comunicando un’idea di necessità che nel bene e nel male caratterizza tutte le umane vicende e richiamando, in questo senso, le parole conclusive della fiaba di Basile, secondo cui “pazzo è chi contrasta co le stelle”.