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Secondo alcune ricerche scientifiche i nove mesi di gravidanza dovrebbero essere il momento più esaltante nella vita di una donna. A parte il prevedibile entusiasmo per un figlio in arrivo, il corpo si carica di nuova energia e le cellule si rigenerano pronte a risplendere sul volto sempre estasiato della futura mamma. Ma siamo proprio sicuri che questa visione idilliaca rappresenti una verità assoluta e non una semplice casualità che tocca in sorte a poche e fortunate prescelte? La dolce Wendy, titolare di una boutique per neonati, è assolutamente decisa a credere nel miracolo della gravidanza perfetta, ma quando i sogni di radiosità si scontrano con le più realistiche nausee mattutine, tutti i suoi entusiasmi iniziali svaniscono di fronte ai chili in eccesso e a un mal di schiena deciso a non abbandonarla. A rendere tutto più difficile, come se gli sbalzi ormonali e i piedi costantemente gonfi non bastassero, è la perfetta e biondissima Skyler che, dopo aver sposato il suocero di Wendy, si prepara a diventare madre di due gemelle senza scalfire minimamente una linea da passerella. Anzi, la sua condizione di top model sembra averla destinata a una maternità priva d’inconvenienti da sfoggiare con passo leggiadro su dodici centimetri di tacco. Sorte simile è toccata anche a Jules, maniaca della forma fisica e del fitness che, dopo aver piroettato con il ballerino professionista Evan sul palco di Ballando con le stelle, si trova a dover fare i conti con una gravidanza inaspettata e un rapporto di coppia tutto da costruire. Niente in confronto ai problemi di Rosi, alle prese con un bambino in arrivo ancor prima del suo primo appuntamento con il rivale in commercio Marco, e ai dubbi di un gruppo di padri in affanno che, muniti di passeggino e marsupio, cercano di svelare allo scettico e impreparato Alex i segreti per sopravvivere all’arrivo di un figlio in adozione.

Una sventagliata di coppie alle prese con le croci e le delizie del diventar genitori, ben lontane dal rappresentare uno spaccato della società, ma che insistono più che altro nella cerchia patinata del benessere e di problemi estemporanei più che sostanziali, e che indagano (in maniera, va detto, piuttosto superficiale) il mare magnum delle possibili instabilità causate alla coppia dall’arrivo di un nuovo componente in famiglia. Un tratto generalmente poco originale e poco distintivo che è però compensato da un coro di attori frizzante e dalla creazione di alcuni divertenti siparietti comici (come il club dei padri senza macchia, armati di biberon e passeggini) e che, paradossalmente, trae giovamento dal non tentare mai di essere realistico, tenendosi sempre ancorato a gag e a una comicità che usa lo stereotipo ai suoi estremi (la bambola Skyler che sfornerà due gemelli senza batter ciglio contro la decadenza della povera Wendy, giunta alle soglie della sala parto in uno stato di assoluta decomposizione). Un film che tutto sommato mantiene le sue premesse di commedia prêt-à-porter ideata per una fresca e impalpabile serata di fine estate.

Non c’è niente di male a girare un film pro-life e pro-marriage (SPOILER: l’unica coppia che perde il bambino è quella che ha concepito durante una notte peccaminosa e non all’interno del sacro vincolo del matrimonio), ma che almeno si abbia il coraggio di non nascondere la mano dopo aver gettato il sasso. E così, dietro la facciata di commedia garbata per tutta la famiglia si scopre, guardando con più attenzione, un film profondamente conservatore e retrogrado, quasi aggressivo nei confronti di chi non si adegua alla regola dello “sposarsi e avere figli”. Comprensibile se si pensa che il libro risale agli anni Ottanta, ma allora perché non aggiornarlo almeno in parte?

Semplice: perché Che cosa aspettarsi quando si aspetta è un tie-in, fatto per lucrare su un bestseller e che di questi prodotti ha tutti i difetti: pigrizia, svogliatezza, zero personalità.

Dolori e gioie dell’esser madri declinate attraverso un ventaglio di donne alla prova con la loro prima gravidanza sono gli ingredienti principali di questa commedia corale firmata da Kirk Jones. Un film che certo non lascerà il segno nel cuore o nella mente dello spettatore, ma che ha il pregio (nondimeno) di giocare bene le carte dell’intrattenimento, sfruttando a dovere i volti noti di un super-cast per realizzare un prodotto sufficientemente capace di intrattenere grazie alle sue ironiche divagazioni sull’argomento. Non abbiate aspettative e sarete ricompensati.