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Barnabas Collins è un vampiro tutto d’un pezzo. Un succhiasangue affascinante, dal fare aristocratico, un tempo proprietario di un vero e proprio impero ittico nella città che ha preso il nome dalla sua famiglia, Collinsport. Da uomo potente e playboy, però, Collins fece l’errore di spezzare il cuore di una ragazza della servitù, Angelique Bouchard, incidentalmente anche dedita ad atti di stregoneria. La vendetta di Angelique non si è fatta attendere: i genitori di Barnabas uccisi, l’unico suo amore, la bella Joesette, morta suicida, lui trasformato in vampiro e rinchiuso per l’eternità in una bara. Ma anche l’eternità, si sa, in questo tipo di vicende è un concetto relativo: basta infatti il casuale disseppellimento della bara durante uno scavo, perché Barnabas si liberi, più arzillo (e assetato) che mai. Il problema è che siamo ormai nel 1972, che la vecchia dimora di famiglia, Collinwood Manor, è in rovina, che i suoi eredi vivono di fatto in miseria, e che il mercato ittico è ora dominato dall’azienda di una donna che somiglia un po’ troppo a una vecchia conoscenza di Barnabas, anche nel nome: Angie. Per il vecchio vampiro, dormiente da fin troppo tempo, è tempo di rimettere in pista il suo nome (e quello della sua famiglia) negli affari, e forse di ritrovare anche l’amore nel volto di Victoria, nuova babysitter del piccolo David e incredibilmente somigliante alla sua Josette.

Dopo il deludente e sfortunato “Alice in Wonderland”, monsieur Tim Burton riprende sottobraccio il suo inseparabile attore feticcio Johnny Depp (alla sua ottava collaborazione con il regista statunitense, e questa volta anche nelle vesti di produttore) ed insieme a lui si mette all’opera con un nuovo progetto: “Dark shadows”. Cominciamo dicendo che i vecchi (ma perché no, anche i nuovi) fan del regista, assetati di cupe atmosfere dark velate di sottile humor nero, potranno finalmente tirare un respiro di sollievo: guardando gli strampalati membri della famiglia Collins, sarà praticamente impossibile non ripensare a tutti i personaggi della fortunata pellicola “Beetlejuice” e ridere di sottecchi. Ispirandosi ad una serie Tv degli anni ’60, il duo Burton / Depp prende le distanze da tutti i film e le serie Tv contemporanei riguardanti il mondo vampiresco, dando vita ad un raffinato gentleman del Settecento, costretto a malincuore ad uccidere per sopravvivere.

Cast stellare per questa coloratissima commedia dark ambientata negli anni ’70, che annovera una rossissima Helena Bonham Carter, una spigliata matrona che ha il volto di Michelle Pfeiffer e una spietata strega possessiva incarnata da Eva Green. Impossibile non citare anche la fenomenale colonna sonora, che come (quasi) sempre nelle pellicole di Burton conta sulla collaborazione del noto compositore Danny Elfman, oltre che di un Alice Cooper reso giovanissimo grazie alla prodigiosa magia del trucco. Due invece le note negative: la prima è lo scarso numero di battute veramente brillanti (bruciate sul nascere con la visione del trailer); l’altra è il mancato approfondimento di alcuni personaggi, come per esempio la figura dell’istitutrice Victoria Winters, che apre meravigliosamente il film ma che poi sembra svanire nel nulla salvo alcune particolari scene.

Insomma, con “Dark shadows” Tim Burton sembra essersi ripreso bene dall’insoddisfacente adattamento cinematografico di “Alice nel paese delle meraviglie”, ma non abbastanza da far gridare al capolavoro. In compenso “Frankenweenie” è alle porte, e chissà… forse sarà proprio il film d’animazione targato Disney a far gridare al mondo intero: “Tim è tornato! Tim è tornato!”.