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Una mattina Lucia trova nella buca delle lettere un video accompagnato da un biglietto. Non riesce a crederci: quello in copertina è suo figlio Marco. Il film ha un titolo non proprio edificante ed è vietato ai minori. Si, insomma, Marco a quanto pare ha un talento nascosto e l’ha messo a frutto cimentandosi come pornostar. Lucia deve dirlo a Fausto, suo marito, e insieme dovranno parlarne con il ragazzo. Ma come fare? Perché, a conti fatti, un genitore si prepara ad affrontare e risolvere varie sventure come la droga, l’alcol e le corse spericolate in macchina, ma si è inevitabilmente e comprensibilmente colti di sorpresa di fronte ad un figlio pornostar e, casomai non bastasse, anche superdotato.

C’è una componente inusuale per il cinema italiano dietro E’ nata una star?, ovvero un soggetto ispirato a un libro di un grande scrittore estero.

Si tratta del romanzo di Nick Hornby, i cui diritti Lucio Pellegrini è riuscito ad assicurarsi per girare una commedia che riesca a fondere stile britannico e italiano. Girato a Torino e ambientato in un’indefinita città del nord Italia, E’ nata una star? da subito si presenta come un ibrido, aprendo con una donna in bici che attraversa casette unifamiliari non a schiera. Allo stesso modo, lungo tutto il film, la ricerca del modo di vivere britannico nell’Italia del nord sarà una costante.

Ovviamente la parte più inconsueta è la narrazione, lontana dall’impersonale sguardo esterno che solitamente regna nelle commedie nostrane ma tutta filtrata dalla protagonista (Luciana Littizetto) che in certi momenti si concede anche la voce fuoricampo dei propri pensieri.

Tutti questi elementi inconsueti, lo sono perché è estremamente raro che un romanzo di un famoso scrittore inglese venga adattato prima in Italia che all’estero. Perché se è vero che anche in Italia è ormai in atto un processo che tende a sfruttare format e soggetti stranieri in funzione degli attori del nostro panorama cine-televisivo (Benvenuti al Sud o La peggior settimana della mia vita non sono che due esempi), i buoni rapporti fra Nick Hornby e la commedia anglosassone (Febbre a 90°; Alta fedeltà; About a Boy) farebbero comunque pensare a un dominio esclusivo.

L’eccezione di È nata una star si giustifica probabilmente nel fatto che, a fronte di una premessa narrativa forte, il breve racconto di Hornby trova proprio nel suo carattere fulmineo ed estemporaneo e nella leggerezza e velocità di scrittura i tratti essenziali della sua forma. Tratti poco facilmente adattabili ai tempi ordinari del racconto cinematografico, che Lucio Pellegrini (assieme a Michele Pellegrini e a Massimo Gaudioso) decide di rispettare assemblandoli con una serie di nuovi spunti brillanti fino a raggiungere la canonica commedia in tre atti. La tragicomica rivelazione iniziale, la caccia ai realizzatori del video, le vergogne e i dilemmi di Papaleo, la scuola multietnica della Littizzetto: messi assieme ai dissidi genitoriali raccontati da Hornby avrebbero potuto creare un accoppiamento gaudente. E invece, se questi si limitano a essere interventi descritti dalla narrazione in fuori campo della protagonista, gli altri sono solo delle cartucce sparate a salve, dei coiti interrotti.

I due protagonisti fanno quello che possono per dare effervescenza a questa costellazione di episodi, ma è proprio la scrittura a non salvare nessuna delle buone premesse, come se la sua unica preoccupazione fosse quella di stemperare qualunque situazione potenzialmente triviale o pruriginosa. E a forza di smacchiare qualunque alone di natura sessuale finisce col non avere nessun colore, nessuna anima.