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Fred e Greg sono due fedifraghi cronici e ‘in coppia’, trascorrono ogni loro serata libera (o presunta tale) a cercare di consumare (senza remora alcuna) tradimenti. A casa le rispettive mogli sanno ma preferirebbero non sapere l’impulso animalesco che quotidianamente domina i loro uomini. Da un locale all’altro, da una donna all’altra, i due amici chiuderanno il loro tour infedele a Las Vegas, meta trasgressiva per eccellenza, dove avranno una sorta di liberatoria epifania sulla loro vita. Questo episodio cornice che include il Prologo e Las Vegas risulta poco riuscito soprattutto perché sensibilmente sbilanciato nella rappresentazione eccessiva e a volte grottesca dei due protagonisti: maschi convinti e fedifraghi impenitenti. Prive di spessore e di una loro rotondità narrativa, le gag di coppia non riescono a divertire né a farsi portavoce di uno sguardo ironico che non sia banalmente grottesco.

Durante una cena tra (due) coppie (Olivier e Lisa, Nicolas e Julie), mentre Julie è indaffarata a sparecchiare, Nicolas parla con naturalezza ai suoi due amici dell’infedeltà nei confronti della moglie. Imbarazzata e sconcertata Lisa rimprovera l’amico della sua condotta poco ortodossa, accusandolo di non riuscire (come fanno tanti altri – nella quale categoria Lisa pensa di rientrare con il marito Nicolas a pieno titolo) a rispettare il vincolo di fedeltà. Ma la non totale adesione di Nicolas alle parole di Lisa, insinuerà nella donna il dubbio sulla reale compattezza della loro coppia. Scatterà dunque, spontanea, la domanda sul tradimento che porterà a rivelazioni impreviste. Costruito su una struttura dialogica, La domanda è l’unico degli episodi (insieme a Infedeli anonimi) che ammette un punto di vista femminile sull’argomento infedeltà. Purtroppo lo schema secondo cui, messa di fronte all’onere del dubbio, la coppia si sgretola sotto il peso di bugie e omesse verità, poggia troppo sulla retorica del rapporto vittima di una sincerità tardiva e fuori tempo massimo, riducendo il confronto a poco più di un mero esercizio di stile.

Una nota di merito va data a tre brevissimi ed esilaranti sketch che alleggeriscono la tensione degli episodi più amari; memorabile il personaggio di Thibault, interpretato da un cotonatissimo Guillaume Canet (regista del delizioso “Piccole bugie tra amici”), personaggio che ritorna nell’episodio “Gli infedeli anonimi”, in cui i partecipanti, ciascuno a rappresentare un tipo diverso di tradimento, sono seduti in circolo, affidati alle cure di una terapista donna.

“Il modo per non farsi beccare in flagrante ci sarebbe, basterebbe solo non tradire la propria moglie”, di questa elementare regola sono ben consapevoli tutti i personaggi, che però irrimediabilmente cadono al primo ostacolo: ciascuno di loro appare come singola tessera di un mosaico che ritrae impietosamente un uomo costantemente vittima della propria natura.

Nonostante gli autori e i registi, eccetto una, siano uomini, la pellicola sembra offrire un punto di vista decisamente femminile del maschio inguaribile cacciatore.

A voler proprio trovare un difetto alla pellicola, le donne ci perdonino, forse è proprio il considerare il tradimento un evento per il quale non occorrono cause scatenanti, dimenticando che spesso, la monotonia del menage familiare, il possibile venir meno del desiderio sessuale con la compagna di sempre, o semplicemente l’allontanamento all’interno della coppia spinga il maschio verso altre prede. Probabilmente lo script intende semplicemente mostrare la banalità del tradire, senza indagare troppo in profondità.