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“Uno sguardo non sul mondo gay, ma dal mondo gay“. Con queste parole il regista Mariano Lamberti ha provato a descrivere Good asd You, gay comedy tutta italiana tratta dall’omonima piece teatrale scritta da Roberto Biondi. Costato 500,000 euro, e in parte prodotto dal Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, il film prova a raccontare la comunità glbtq senza sfociare nel classico piagnisteo cinematografico all’italiana, fatto di drammi e pietismi di ogni sorta. “Uno spaccato allegro, autoironico e divertito“, l’ha coraggiosamente definito Lamberti, purtroppo penalizzato da una regia a tratti quasi amatoriale e da uno script troppo spesso superficiale, soprattutto nel momento stesso in cui affronta temi delicati come quelli relativi all’hiv e all’omogenitorialità.

I personaggi che spiccano durante la storia sono certamente quelli interpretati dalla Di Eusanio e da Longobardi (c’è una scena in cui Marco si traveste da regina del male di Bianceneve, divertentissima performance), i più veri e sinceri, meno elaborati dal profilo psicologico, ma che danno le maggiori soddisfazioni ai fini della diegesi; una menzione a parte va invece alle 4 ragazze, che offrono una situazione più interessante delle dinamiche dei ragazzi.

Sarebbe bello poter sparare a zero sulla recitazione di Luca Dorigo o degli stereotipi affrontati in maniera completa ma troppo poco grottesca, o si potrebbe parlare degli argomenti messi sul banco e non affrontati come forse si vorrebbe veder fare una buona volta da un film a tematica omosessuale, ma nulla di tutto ciò riesce a smontare il livello di affiatamento tra cast e il regista Mariano Lamberti, che ridefinisce sul grande schermo un nuovo tipo di commedia italiana: una commedia rosa, amara, non abbastanza estrema nei personaggi per essere grottesca ma estrema negli eventi che il gruppo deve affrontare, senza mai desistere dall’accettare le difficoltà della vita con sincerità.

Come riassumere tutto questo, beh vediamo… La verità fa male ecco, ma Good As You fa bene.

Viene da chiedersi perché solo personaggi inconclusi o scoppiati: la verità è che, come nelle commedie di impronta eterosessuale, amori e tradimenti sono il punto saliente di tutte e le storie. Come si fa a parlare di amore al cinema senza sofferenze annesse?

Politically incorrect? Ecchisenefrega! Divertente, scanzonato, frizzante, questo sì. E colorato. Come “Tutti i colori dell’amore”, ovvero come suggerisce il sottotitolo di Good as you, che sarebbe anche il motto sulla libertà omosessuale urlato negli anni sessanta. La pellicola, però, è incentrata sull’attualità. Fatta di maggiore spazio di manovra, si, ma fino ad un certo punto. Dove esiste una sorta di recinto dentro il quale poter esprimere se stessi. Ma pur sempre un recinto.

Note di merito, per quanto riguarda il variegato cast. Stupisce ancora una volta in positivo Lorenzo Balducci, attore ormai ‘epurato’ dal cinema italiano e ‘rovinato’ dall’ingombrante figura del padre, così come convincono le 3 donne principali, ovvero Daniela Virgilio, il cui ‘indeciso’ personaggio cozza con la sanità mentale, Lucia Mascino e soprattutto la romana Elisa Di Eusanio, lesbica ‘camionista’. Se Enrico Silvestrin appare come un pesce fuor d’acqua, diverte Diego Longombardi, tra le altre cose produttore del film, esilarante macchietta talmente sfacciata da risultare persino gradevole. Velo pietoso, infine, su Luca Dorigo, chiamato a vestire i panni di un ‘caliente macho latino’, se non fosse che il suo spagnolo per 3/4 di pellicola sembri bergamasco. Indecifrabile.

Il mondo gay non è solo e soltanto lustrini, divertimento e libertà sessuale, ricorda giustamente Lamberti, ma anche affettività, famiglia e fedeltà ‘coniugale’. Peccato che a stridere in questo caso sia il livello qualitativo generale. Sfacciatamente basso, anche dinanzi ad una produzione ‘low budget’ come questa, per poter ambire ad una promozione a pieno titolo.