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In un futuro non meglio specificato, quello che era un tempo il Nord America è risorto in uno stato chiamato Panem, il cui governo tiene in scacco i suoi abitanti attraverso rigide regole. Come promemoria della punizione inferta alla popolazione per la ribellione di settanta anni prima, ogni anno viene organizzato tra i 12 Distretti che compongono lo stato, un crudele reality show, noto con il nome di Hunger Games. Ad ogni famiglia viene imposto il ‘sacrificio’ di un ragazzo e una ragazza tra i 12 e i 18 anni, che dovrà partecipare ad un gioco al massacro. Addestrati al combattimento e alla sopravvivenza, i concorrenti si sfideranno fino a che non emergerà un unico vincitore, il sopravvissuto. Quando la piccola Primrose Everdeen viene selezionata per partecipare, la sorella sedicenne Katniss decide di offrirsi volontaria e risparmiarle la vita. Nonostante le suppliche dei familiari e del migliore amico Gale, Katniss è determinata più che mai ad andare fino in fondo. Costretta da anni a cacciare illegalmente cibo dopo la morte del padre, la giovane è una vera leonessa, abile arciera e sprezzante del pericolo. Con lei viene selezionato Peeta Mellark, anche egli proveniente dal Distretto numero 12 e segretamente innamorato di Katniss dall’infanzia. I giochi hanno inizio e Katniss dovrà scegliere tra la sopravvivenza e la pietà, tra la vita e l’amore, per vincere i Giochi e tornare a casa.

Lo scenario in cui è ambientata la storia della Collins è quello di un futuro distopico, in cui un’America post-apocalittica si è trasformata in una mega-dittatura che ha sede nella città di Capitol. Gli abitanti della nazione di Panem sono soggiogati da una tirannia che utilizza la paura e la speranza come strumenti del proprio dominio, e che ha declinato il motto “panem et circenses” secondo le regole disumane di una sorta di “sacrificio di massa” consumato in una futuristica arena gladiatoria. Il valore della vita umana viene dunque fagocitato dai bestiali meccanismi dell’intrattenimento di massa, mentre la primordiale lotta per la sopravvivenza si mescola con il sadismo endemico dei reality-show. Da questa prospettiva, “Hunger Games” mostra chiaramente i segni dell’influenza di capolavori della letteratura quali “Il signore delle mosche” di William Golding e “1984” di George Orwell, insieme con vari rimandi al genere fantascientifico, con le rappresentazioni di una cupa deriva anti-democratica che si fanno sinistre allegorie dell’epoca contemporanea.

In questo contesto di violenza e di morte, la narrazione è condotta attraverso il punto di vista della sedicenne Katniss Everdeen, interpretata da una convincente Jennifer Lawrence (l’attrice-rivelazione di “Un gelido inverno”), e del suo giovane partner Peeta Mellark, impersonato dal bravo Josh Hutcherson (“I ragazzi stanno bene”), affiancati nel cast da attori come Woody Harrelson, Stanley Tucci e Donald Sutherland. Se la messa in scena degli Hunger Games si rivela carica di adrenalina e di suspense, con alcune scene al cardiopalma in grado di inchiodare lo spettatore alla poltrona, la prima parte della pellicola risente di qualche eccessiva lungaggine, mentre il finale – che prelude necessariamente ai prossimi capitoli – lascia una punta di insoddisfazione. Alla resa dei conti, ciò che più manca al film è forse quel tocco autoriale e visionario che avrebbe potuto renderlo una grande opera d’arte cinematografica; così com’è, invece, “Hunger games” risulta “semplicemente” un solidissimo action-movie con derivazioni sci-fi, in grado di offrire uno spettacolo teso e coinvolgente (e non è poco). La saga tratta dai libri della Collins proseguirà con “La ragazza di fuoco” e “Il canto della rivolta”.