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Quindici anni fa, Loris (Alessandro Roja) era il batterista dei Pluto, rockband di una piccola cittadina industriale sul litorale toscano. Oggi è un padre di famiglia, nullafacente e con prospettive di lavoro prossime allo zero. Sarà grazie a lui, però, “imbeccato” dalla misteriosa mail di un incredibile e facoltoso fan (Corrado Fortuna), che il frontman Mao (Marco Cocci), la bassista Sabrina (Claudia Pandolfi) e il geniale chitarrista Rino (Dario Kappa Cappanera) torneranno – non senza qualche difficoltà e iniziale scetticismo – a riassaporare il gusto di una tanto improbabile quanto rivitalizzante reunion.

È un film che fa bene al cinema e alla musica, I più grandi di tutti di Carlo Virzì, cantautore, compositore, sceneggiatore e regista alla sua opera seconda. Inevitabile il pensiero non vada alla parabola personale dello stesso autore, un tempo leader degli Snaporaz, desideroso di tornare ad esplorare un ambiente vissuto visceralmente: ma l’operazione si allontana con forza dalle tristi dinamiche che portano (solo) alla nostalgia, e il “recupero” che interessa Virzì non è quello di un’epoca, piuttosto quello di un percorso che porti i protagonisti a ricordare. E a ritrovarsi. Per farlo, non disdegna simpatici topoi (il furgone scassato, ultima cosa rimasta a Loris dai tempi della band) e caratterizzazioni marcate (Mocci è il solito “cialtrone”, la Pandolfi alcolista repressa), puntando forte sul tratteggio della figura chiave dell’intero racconto, Ludovico (Fortuna), costretto su una sedia a rotelle ma determinato più che mai a far sì che, almeno per una volta, i più grandi di tutti si esibiscano di nuovo su un palco. Il “ricatto emotivo” è sì smaccato ma non furbo, integrato diegeticamente al pari della colonna sonora, originale e scritta dallo stesso regista insieme a Dario e Rolando Cappanera, anche “esecutori” materiali dei brani cantati dai Pluto.

Ha quasi il sapore di una madeleine proustiana la seconda opera di Carlo Virzì, I più grandi di tutti, che già si era dimostrato promettente con L’estate del mio primo bacio. Attraverso l’inattesa reunion di una rock band livornese degli anni Novanta, il regista ci accompagna in un viaggio della memoria, tra drammi e commedia, nella provincia della sua Toscana, tanto cara anche al fratello Paolo. Il confronto con Virzì senior, d’altra parte, è inevitabile, seppure il fratello minore ne passi quasi indenne, riuscendo a evidenziare un approccio e uno stile personali,  soprattutto nella direzione degli attori. A questi ultimi spetta il compito di dar vita a un gruppo di prototipi umani dei giorni nostri: l’eterno Peter Pan malandrino (Mao-Marco Cocci), una contemporanea Madame Bovary (Sabrina-Claudia Pandolfi), il burbero e insoddisfatto depresso (Rino-Dario Cappanera) e il sognatore/idealista insicuro per antonomasia (Loris-Alessandro Roja).

Conosciamo la band, i Pluto, grazie all’idea di un giornalista-fan (Corrado Fortuna) di girare un documentario dedicato ai beniamini della sua adolescenza – che gli hanno letteralmente segnato la vita. Uno spunto che permette al regista di narrare con serena malinconia i sogni infranti di una generazione nata all’alba opulenta degli anni Ottanta, quando tutto sembrava possibile, e che – nel “mezzo del cammin” – ha finito per arrancare tra disoccupazione e lavori precari.

L’operazione di Virzì è in gran parte riuscita, vanta delle trovate molto divertenti ed è visibilmente il frutto di una passione sincera; il regista stesso è infatti un musicista: ha fatto parte di un gruppo e ha realizzato le colonne sonore di un gran numero di film del fratello Paolo, oltre che ovviamente le musiche di questo suo lavoro. A tratti purtroppo I più grandi di tutti dà però una sensazione di artificiosità: non riesce a rendere sempre verosimile la genuinità regionalistica dei nostri: a differenza che nei film del fratello del regista, il dialetto Toscano risulta alle volte forzato e ingombrante. Ma più di tutto la falla è la recitazione: se Claudia Pandolfi è perlopiù brava come sempre , Alessandro Roja – nella parte del protagonista – non lo è affatto, e se a Marco Cocci la parte del leader sregolato e donnaiolo si adatta bene, la sua recitazione è un po’ irritante.

Ad ogni modo I più grandi di tutti costituisce una piacevole deviazione dai temi ricorrenti del cinema italiano ed un passo in più per l’affermarsi di un regista, Carlo Virzì, che sembra tenere in serbo storie molto più interessanti delle turbe pre-adolescenziali del suo esordio.





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