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Abbandonati ancora in fasce dietro la porta di un orfanotrofio, Larry, Carly e Moe vengono cresciuti dalle suore, che si prodigano per tenerli lontani dai guai in cui riescono sempre a cacciarsi. Divenuti adulti, ma rimasti ancora ingenuamente e generosamente legati a quel mondo, si ritrovano tutti e tre a dover unire le loro forze per salvare l’orfanotrofio dal rischio chiusura ma finiscono con l’essere coinvolti nel complotto di uno stravagante omicidio e, persino, col diventare protagonisti di un programma televisivo dallo strepitoso e inaspettato successo.

I fratelli Farrelly, registi di celebri commedie come Tutti pazzi per Mary, firmano una commedia slapstick omaggio ai tre marmittoni, idoli della loro infanzia. Larry Fine, Moe Howard, Curly Howard formarono uno dei più famosi gruppi comici americani negli anni venti, diventando veri e propri eroi delle ‘comiche’. Tra gag fisiche, pugni, schiaffi e continui incidenti, il trio anticipò altri comici come Stanlio e Ollio, per non parlare del grande Charlot, destinati a diventare molto più celebri di loro.

Accompagnati da una trama che strizza l’occhio alle peripezie dei fratelli Blues, I tre marmittoni sono una miscela strana di umorismo grossolano e rozzo, molto fedele alle pochade che celebra e a cui si ispira. Certo, lo stile è sempre marchiato Farrelly, per cui meglio mettersi la coscienza a posto e non far tanto gli schizzinosi, non mancano insolenze, sfacciataggini e solfeggi di peti addirittura ‘subacquei’, che rievocano le gesta del trio storico (poco noto in Italia) dei tre marmittoni.

I tre marmittoni (The Three Stooges) erano comunemente conosciuti con i loro nomi di battesimo: “Larry, Moe, and Curly” o, alla morte del primo, “Moe, Larry, and Shemp”. Larry e Moe fecero parte del trio sin dai tempi del Vaudeville. Nelle prime comiche, il loro cavallo di battaglia erano gli inseguimenti, meglio se vestiti da Pompieri.

In America erano molto conosciuti, tanto che ogni tanto in alcuni film recenti e meno recenti ci sono delle citazioni che possono ricondurre a loro. Ad esempio, nel film Corto circuito, ad un certo punto il robot n. 5 deve affrontare tre suoi fratelli e, una volta sconfitti, “5” li riprogramma proprio per replicare uno degli sketch dei Three Stooges che precedentemente aveva visto in una replica in tv. Citazioni a iosa anche per il regista Sam Raimi, che è un grande ammiratore del trio comico, in particolare nei primi due capitoli de La Casa.

In Italia “i tre marmittoni” – come erano stati ribattezzati per il pubblico italiano – furono trasmessi al cinema in epoca fascista e molto più tardi, intorno agli anni sessanta nei cinema parrocchiali per poi passare in RAI.

Di loro gradualmente non si sentì più parlare e, salvo qualche sporadica replica dei lori film in tv, sembravano destinati all’oblio fino a quando I fratelli Farrelly non hanno portato in porto questo progetto di riscoperta dal vago sapore nostalgico.

Il risultato è un film perfetto per il proprio target che in nessun momento dimentica di essere nato per soddisfare i bambini e regala a piene mani gag fracassone, boccacce, smorfie ecc. ecc. Riducendo al minimo indispensabile (grazie!!) morali e buoni sentimenti.

Se però proprio si dovesse scegliere un momento in cui la scissione in due dell’anima dei fratelli è evidente, questo sarebbe la chiusa finale, quando dopo il termine del film compaiono due modelli palestratissimi con muscoli in bella vista che dichiarano rivolgendosi direttamente al pubblico: “Salve siamo Peter e Bob Farrelly, abbiamo diretto questo film….” per poi però allontanarsi dalla demenziale premessa e spiegare ai bambini come le botte in testa che hanno visto fossero trucchi realizzati con martelli e arnesi di gomma, giochi da non ripetere con veri attrezzi.