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Dieci anni dopo aver sconfitto il mostruoso Kraken, Perseus, il semidio figlio di Zeus, cerca di trascorrere una vita più tranquilla facendo il pescatore e allevando da solo il figlioletto di 10 anni, Helius. Intanto scoppia una lotta per il potere tra Dei e Titani. Indeboliti pericolosamente dalla mancanza di devozione dell’umanità, gli Dei stanno perdendo il controllo dei Titani prigionieri e del loro feroce capo, Crono, padre dei fratelli Zeus, Ade e Poseidone, che in passato lo avevano rovesciato e condannato a marcire negli abissi del Tartaro, una tenebrosa prigione sotterranea nel profondo degli inferi. Perseus non può far finta di nulla quando Ade, insieme ad Ares il devoto figlio di Zeus, tradisce e stringe un accordo con Crono per catturare Zeus. La forza dei Titani cresce sempre di più, mentre diminuisce quella di Zeus, e sulla terra si scatena l’inferno. Con l’aiuto della regina guerriera Andromeda, di Argenor il figlio semidio di Poseidone, e del Dio caduto in disgrazia Hephaestus, Perseus si addentra coraggiosamente nell’oltretomba per salvare Zeus, rovesciare i Titani e salvare il genere umano.

360 copie per provare a bissare il boom del 2010, quando il primo capitolo incassò addirittura 3.173.000 euro. La Furia dei Titani già da qualche giorno è uscito nelle sale italiane divenendo realtà. Girato nell’isola di Tenerife, negli Shepperton Studios, in Inghilterra, e nelle cupe cave del Galles, questo secondo capitolo riparte una decina di anni dopo la sconfitta del mostro Kraken, con Perseo che tenta di vivere la vita normale di pescatore insieme al figlio Elios alias John Bell, ma che non può ignorare la richiesta di aiuto del padre – incarnato come nel film precedente da Liam Neeson – dal momento in cui Ade, insieme all’altro rampollo di Zeus Ares, con il volto di Edgar Ramírez, tradisce la vecchia alleanza e si accorda con Crono, feroce capo dei Titani, per catturare colui che nella mitologia romana equivale a Giove.

E, affiancato dalla regina guerriera Andromeda, da Argenor, semidio figlio di Poseidone alias Danny Huston, e dal dio caduto Efesto, cui concedono rispettivamente anima e corpo Rosamund”La versione di Barney”Pike, Toby”L’apprendista stregone”Kebbell e Bill”Marigold hotel”Nighy, affronta coraggiosamente un viaggio nel Tartaro, nei cui oscuri abissi Crono era stato condannato a marcire tanto tempo prima, per sconfiggere i titani e salvare il genere umano.

La storia ruota intorno al classico tema del cinema americano della paternità mancata e tradita, infarcendo il mito classico di rimandi biblici: l’astio e la gelosia di Ares per il rapporto tra Perseo e il comune padre rispecchia una sorta di complesso di Caino e lo stesso Zeus è trasfigurato cristianamente. Non è la divinità superba e irascibile del mito greco, ma un padre affettuoso e un fratello che riconosce il torto compiuto ai danni di Ade, confinandolo negli Inferi; inoltre stima e ammira gli esseri umani, auspicando un futuro senza divinità. Lasciando stare la correttezza filologica alla mitologia (per non parlare anche delle insegne della regina Andromeda), la densità di epos e di ethos greco nel film di Liebesman è azzerata. Nessuno si aspettava, soprattutto considerando la pellicola precedente, qualcosa di diverso da 100 minuti di puro intrattenimento, ma l’incorreggibile tendenza dei produttori hollywoodiani a impadronirsi di storie lontane mille miglia dalla sensibilità americana e di stravolgerle pur di addomesticarle per il grande pubblico ha sempre un che di stupefacente. Anche perché siamo certi che un film di questo tipo, da godersi sgranocchiando popcorn con gli amici, troverà la sua platea, stupita non di cotanta spudoratezza ma della spettacolarità della CGI che movimenta la battaglia finale, e dei trucchetti 3D che cercano di rimediare a una profondità del tutto mancante.

Concludiamo con una scena da ricordare: Zeus che dice al fratello Ade, dopo il rappacificamento, “Andiamo a divertirci!”, e scendono in battaglia contro i titani e Crono come due “bad boys” un po’ attempati e dai poteri divini… Una di quelle volte in cui scegliere tra il cult e lo scult è una questione di etica individuale.