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Tratto dalla storia vera dei coniugi Kim and Krickitt Carpenter, un dramma romantico con la giovane promessa Channing Tatum e l’esperta del genere Rachel McAdams. Una Chicago mai così bella e due protagonisti particolarmente ispirati per una pellicola dedicata ai romantici “cronici”.

Leo e Paige sono due neo-sposini molto innamorati. Scultrice lei, titolare di uno studio di registrazione lui, vedono svanire il loro sogno d’amore in una sera sfortunata. Dopo un incidente Paige riporta un forte trauma cranico e un conseguente coma indotto. Leo rimane al suo fianco per mesi, ma al risveglio la ragazza non ricorda gli ultimi anni della sua vita, tantomeno di aver sposato l’uomo che ama tanto. Leo decide nonostante tutto di rimanerle accanto, sebbene la moglie ricordi solo di essere una ribelle studentessa di giurisprudenza che vive ancora con i genitori, dai quali era invece fuggita anni prima. A questo punto a Leo non rimane che ricominciare tutto daccapo ed abbattere il muro di diffidenza che Paige ha costruito verso di lui, nel tentativo di farla reinnamorare nuovamente di sé…

Lo spunto della vicenda non è il cinema estremo orientale, quanto una storia vera: quella dei coniugi Kim e Krickitt Carpenter, che negli anni ’90 hanno vissuto una disavventura molto simile a quella narrata nel film di Michael Sucsy, qui alla prima regia cinematografica dopo il televisivo Grey Gardens (che, guarda caso, vantava come protagonista proprio Drew Barrymore).

Il rischio di una pappardella melensa e insopportabilmente strappalacrime è stato, fortunatamente, scongiurato, anche se chiaramente il film è diretto ad un target abbastanza specifico. Del resto la pellicola negli States è stata fatta uscire, giustamente, nella settimana di San Valentino, registrando peraltro incassi assolutamente notevoli (180 milioni di incasso a fronte di 30 investiti, e miglior esordio di sempre nella settimana di San Valentino).

Sucsy riesce nel suo intento grazie ad uno script ben bilanciato e relativamente “realistico”, che tratta la vicenda senza troppo buonismo di fondo, e all’alchimia tra i due bravi protagonisti. La McAdams la conosciamo bene oramai e sappiamo che, anche in ruoli romantici, è una garanzia, dopo film come Le pagine della nostra vita e Un amore all’improvviso. Tatum, invece, continua a sorprendere. A vederlo lo si penserebbe sempre in ruoli d’azione, come del resto lo abbiamo visto spesso, ma il ragazzo se la cava anche in contesti diversi, confermando quanto già visto l’anno scorso ne Il dilemma di Ron Howard. Molto apprezzabile, inoltre, la fotografia di Roger Stoffers.

Un film d’amore senza grosse sorprese né pretese, senza un briciolo di ironia, che promette bene per i primi dieci minuti per poi cambiare totalmente registro per via di deludenti derive da soap opera e dei numerosi cliché in cui resta imbrigliata. Il difetto più grande de La memoria del cuore è alla fine dei conti la poca originalità che, nonostante l’ambientazione indie e marcatamente fricchettona nella Chicago contemporanea, conduce il film a peccare di narcisismo esattamente come fanno i due protagonisti che anziché andare contro corrente appaiono in alcuni momenti anche più inquadrati dei due ‘vecchi’ rappresentanti della bigotta upper class americana. Sguardi languidi, musiche sdolcinate, tradimenti da salotto e momenti di riflessione sull’amore (che va coltivato e guarda al futuro e poco al passato) sono elementi ben congegnati per giungere ad un unico risultato, quello di far sospirare chi guarda senza provare ad osare. Azzeccato il finale, forse unico punto del film che rende giustizia alla storia vera dei coniugi che hanno ispirato il film, che ci salva da un carpiato nel miele in favore del meno stucchevole sciroppo d’acero.