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Nel 1989, il pronto intervento risponde alla chiamata di Maria Rossi, che confessa di aver ucciso brutalmente tre persone. Vent’anni dopo, sua figlia Isabella cerca di scoprire la verità su ciò che accadde quella notte; si reca così in Italia, all’Ospedale Centrino per Maniaci Criminali dove sua madre è stata rinchiusa, per capire se è mentalmente instabile o posseduta dal demonio. La donna ingaggia due giovani esorcisti che, usando metodi innovativi che combinano scienza e Religione, si trovano faccia a faccia con il male supremo incarnato dai quattro potenti demoni che possiedono Maria.

Onestamente non serve proseguire oltre nel descrivere la trama, questo perché il prosieguo della pellicola è costituito da prevedibili colpi di scena e scontatissimi cliché sul tema che difficilmente riescono a regalare veri momenti di suspense.

La scelta del cast sconosciuto fortunatamente non è da condannare, il film è stato realizzato con un budget bassissimo e per questo era da mettere in preventivo la poca esperienza degli attori.

Nonostante la poca dimestichezza con il grande schermo, la giovanissima Fernanda Andrade è riuscita a tenere banco al passaggio dalle serie TV al cinema con una buona dose di maturità.

Qualche ruolo in più in carriera, ma meno talento di sicuro per Simon Quarterman e Evan Hemluth, i due attori nel ruolo dei due preti hanno subito la cattiva costruzione dei loro personaggi, veramente poco realistici, da parte degli sceneggiatori e per questo hanno fallito miseramente.

Il “film che il Vaticano non vorrebbe mai che tu vedessi” racconta la storia di Isabella, giovane statunitense di origini italiane che si reca a Roma per realizzare un documentario sull’esorcismo. La ragazza vuole indagare sul fenomeno perché vent’anni prima sua madre, donna di Chiesa, altruista e generosa, ha commesso un triplice omicidio e si trova ricoverata presso un istituto psichiatrico del Vaticano perché si presume che sia posseduta dal demonio.

Isabella incontra due giovani preti che praticano esorcismi con l’aiuto di strumenti tecnico-medici. Con loro assiste al primo esorcismo della sua vita e nonostante il forte trauma accusato dall’esperienza, chiede ai due uomini di Chiesa di tentare di esorcizzare la madre direttamente nella stanza ospedaliera. Ovviamente la donna rivela la sua effettiva possessione, nonché l’intenzione del demonio che abita dentro di lei.

In più di una scena si ha l’impressione di assistere a scene palesemente rubate dai vari Paranormal Activty e Rec di turno e nemmeno l’ottima interpretazione delle due protagoniste riesce a far saltare dalla sedia lo spettatore più impressionabile.

Del resto abbiamo ormai fatto il callo alla piccola Regan e alle oscenità che proferiva nei confronti di Padre Merril e la visione di una ragazza accartocciata su se stessa in preda agli spasmi, seppur ottimamente realizzata, è comunque un déjà-vu onnipresente in tutte le pellicola del genere.

Insomma, L’altra faccia del diavolo soffre della mancanza di originalità ed è davvero triste vedere un prodotto così mal sviluppato visto che, considerata l’ambientazione e il tema trattato si poteva davvero utilizzare lo strumento del mokumentary per creare finalmente qualcosa di diverso.

Se devo pensare ad uno degli ultimi film post Esorcista (classe 1973!) che ritengo esser stato realizzato al meglio delle sue possibilità mi viene in mente “L’esorcismo di Emily Rose” che consiglio di noleggiare come alternativa a questa pellicola che, a mio personale parere, non merita certo la visione cinematografica, infatti l’insieme non fatica ad apparire piuttosto noioso e decisamente poco originale. Permettendoci ancora una volta di rimpiangere il caro vecchio L’esorcista (1973) di William Friedkin, capace veramente di trasmettere paura e di impressionare lo spettatore ancora oggi, a circa quarant’anni dalla sua realizzazione.