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Marc Marronier è un critico letterario di giorno e un cronista mondano di sera con una visione disincantata dell’amore: come molte cose nella vita, secondo Marc, anche l’amore ha una data di scadenza… può durare al massimo tre anni ossia il tempo esatto che ha impiegato il suo matrimonio per andare allo sfascio! Nonostante questo Marc non può evitare di innamorarsi della splendida Alice in attesa che lo scoccare del terzo anno ponga la parola fine anche a questa storia. Con enorme sorpresa, il giorno del terzo anniversario, Marc si risveglia ancora innamorato di Alice e capisce che deve rimettere in discussione tutto ciò che ormai aveva dato per assodato nel suo manuale sull’amore, sul sesso e sui legami affettivi.

Esordisce volando alto L’amore dura tre anni – adattamento cinematografico dell’omonimo caso letterario francese, diretto dallo stesso autore del romanzo Frédéric Beigbeder – , addirittura con un filmato del sommo Charles Bukowski che paragona il sentimento amoroso a una nebbiolina, destinata a svanire alle prime luci del mattino. In seguito, il film cita anche il celebre sonetto di Shakespeare, secondo cui “Amore non muta in poche ore o settimane, ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio”. Tuttavia, ai nostri tempi – dominati dagli speed date, da siti web per scoprire l’anima gemella e da grottesche trasmissioni televisive d’annunci sentimentali – è molto meglio puntare su altri tipi di riferimenti culturali che possano adattarsi maggiormente alle relazioni “mordi e fuggi” del mondo in cui viviamo. Beigbeder (che ha esordito come pubblicitario) lo sa bene, e infatti il suo libro campione di incassi è una sorta di “manuale d’amore” caustico e anticonformista filtrato attraverso il linguaggio provocatorio del marketing. Una specie di educazione sentimentale alla rovescia che si esprime per motti, aforismi e slogan, a partire proprio da quello del titolo, quell'”L’amore dura tre anni”che smantella di colpo tutte le convinzioni più idealiste e romantiche maturate nei secoli passati nei confronti di questo sentimento.

In bilico tra Bukowski e Shakespeare, tra lo slancio dell’amore e le sue battute d’arresto, tra lo stato euforico del desiderio (un prato di coniglietti) e quello ossessionato della negazione (l’evasione mentale negata dalla continua presenza dell’amata) il film di Beigbeder trova un suo non disprezzabile equilibrio, sostenuto anche dalla vivacità dei protagonisti e da una regia che dalla parola all’immagine trova spesso il modo di cambiare pelle e rigenerarsi come è capace di rigenerarsi una convinzione pessimista sull’amore se (e quando) abbeverata alla fonte dell’amore.

Fresco e generlamente godibile (anche se non privo di una certa retorica) L’amore dura tre anni scioglie il romanticismo francese in una miscela di riflessioni ironiche e seriose, superficiali e più profonde sulla temporalità dell’amore. Nonostante l’impossibilità di fornire una chiara risposta sul tema (destinato a rimanere uno dei crucci esistenziali della vita) L’amore dura tre anni si adopera per illustrare le numerose cartoline di una convinzione che muta al mutare degli eventi, soffermandosi a evidenziare come per l’amore non abbia senso immaginarne il crepuscolo quanto piuttosto viverne appieno l’alba.