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Ben e Chon sono l’uno l’opposto dell’altro, due caratteri lontani come il giorno e la notte: pacifista, ecologista e socialmente impegnato l’uno, ex Navy Seal, aggressivo e tutto portato all’azione l’altro. I due, amici di lunga data, condividono però due cose: il più grande, remunerativo e “pulito” commercio di marijuana della California, che rifornisce i consumatori di erba di qualità prodotta e smerciata direttamente in proprio, e la bella O. (diminutivo di Ophelia), donna che ama ed è riamata da entrambi. Una realtà idilliaca, quasi un modello familiare alternativo, per un’esistenza che scorre tranquilla sulle coste di Laguna Beach; al riparo dalla polizia (grazie alla complicità del corrotto ispettore Dennis) e dal disturbo di eventuali concorrenti, vista l’assoluta qualità del prodotto proposto. La tranquillità dei tre viene tuttavia messa in crisi quando un cartello di narcotrafficanti messicani contatta Ben e Chon, proponendo loro un accordo e minacciandoli con un esplicito video (che ritrae torture assortite) in caso di rifiuto. I due sono decisi a proseguire la loro attività in proprio e a non cedere al ricatto dei messicani, ma questa decisione costerà loro cara: O. viene rapita dagli uomini del cartello, che ha a capo una misteriosa e spietata donna di nome Elena. Le circostanze, oltre a mettere in pericolo la vita di O., manderanno in fumo il sogno di Ben di un commercio incruento e solidale di erba, e finiranno per mettere in crisi la sua stessa filosofia pacifista.

Oliver Stone, oltre a essere il regista tre volte premio Oscar, ha aggiornato Scarface scrivendone la sceneggiature nella versione di De Palma degli anni ’80, remake del film nato negli anni ’30. Insomma anche dal punto di vista del genere crime/gangster movie Stone ha l’esperienza ben chiara e stavolta compie un’operazione che solo chi ha consapevolezza di genere può fare: un rovesciamento. Le Belve è un noir al sole, quello di Orange County, in California, e quello di una fotografia solare, luminosa a tratti fashion visibile soprattutto nella  prima parte. Al sole, e alla luce poi si oppongono  l’oscuro degli scantinati da tortura ma soprattutto il piglio cinico, più che nero del film, la spietatezza di uomini pronti a tutto per far soldi, compreso Lado, scagnozzo di Elena, un fenomenale Benicio Del Toro e il poliziotto doppiogiochista, ruolo di John Travolta.

Dopo il parziale insuccesso di Wall Street – Il denaro non dorme mai, per tentare di ritornare sulla cresta dell’onda Oliver Stone ha puntato sugli stilemi più rinomati e adrenalinici del suo cinema. Sfruttando il thriller omonimo di Don Wislow – uno scrittore che, un po’ alla maniera di Dan Brown, tende a costruire i suoi libri più come vere e proprie sceneggiature che come romanzi – il regista ha inserito in Le belve il suo tocco più riconoscibile: elementi pulp e violenti, montaggio forsennato, fotografia accaldata e iperrealista, dialoghi che in molte scene si concedono la variazione comica più surreale. Insomma, aggiornando ovviamente il tutto, Stone tiene come punto di riferimento preciso per questo nuovo film il suo precedente (sopravvalutato?) Natural Born Killers.

La narrazione lascia molte porte aperte inducendoci a credere che tutto capiterà nelle prossime ore e così sarà. Il film è avvincente, gli intrighi ed i tradimenti ce li aspettiamo, ma l’intreccio riesce a stupirci e la recitazione è esattamente come dovrebbe essere. Ci viene voglia di schiaffeggiare (per non dire peggio) Benicio del Toro, di denunciare John Travolta e di ammanettare Salma Hayek a riprova del fatto che nessuno si sia risparmiato in questo avventuroso dramma con risvolti ricchi di sorprese e adrenalina che ci appaga sino all’ultimo (commentatissimo) minuto.

Oliver Stone non si smentisce mai: ritmo incalzante, sangue a fiumi e impeccabile fotografia non mancano. L’occhio lungo è rimasto, il prodotto è godibile, visione a stomaco pieno solo per i più forti, i brandelli umani sfilano sin dai primi fotogrammi della pellicola.