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Ted ha dodici anni, una cotta per la sua dolcissima vicina di casa Audrey, ambientalista convinta e appassionata di pittura, e tanta voglia di scoprire il motivo per cui nella sua città non c’è più neanche un albero di Truffula. Dopo aver chiesto un po’ in giro ecco che arriva il suggerimento di chi ne sa sempre una in più del diavolo: la nonna. Per scoprire cosa è accaduto tanti anni prima e come rimediare al disastro che ha letteralmente ‘snaturato’ la città, Ted deve affrontare una sfida difficile: spingersi fino ai confini della città di Thneedville, nella zona arida e buia in cui vive l’ormai anziano Onceler, e chiedere a lui che fine hanno fatto gli alberi veri e le foreste di alberi veri. La vita solitaria dell’uomo, in preda alla depressione e alla commiserazione, ha una più che valida spiegazione: tanti anni prima fu proprio lui a distruggere tutto per colpa della sua intraprendenza e della sua avidità. Inventore geniale di una fibra innovativa e morbidissima ricavata dai coloratissimi alberi di Truffula, Onceler provocò con il passare degli anni il disboscamento selvaggio della città e della Valle di Truffula, un’incantata foresta piena di fronde colorate e popolata da tanti simpatici animaletti che ora non esistono più. Il tutto per arricchirsi e perfezionare la sua invenzione. Arrabbiatissimo per la visita inaspettata e non gradita, Onceler accoglie Ted nel peggior modo possibile ma poi ammaliato dal coraggio e dalla forza d’animo del ragazzo decide di dargli ascolto e di esaudire la sua richiesta. Sarà proprio in quel momento che inizierà il racconto dello schivo inventore che aprirà il suo cuore e i suoi dolorosi ricordi al giovane temerario e curioso, aiutandolo a capire l’importanza dell’ambiente e a salvare il mondo da un irreversibile inaridimento. Sarà proprio Onceler a parlare a Ted di Lorax, il guardiano della foresta, il simpatico folletto peloso portavoce degli alberi della foresta che con tutte le sue forze cercò di ostacolare il suo distruttivo progetto senza riuscirci. Una creatura buona e saggia che lui non ha saputo né voluto ascoltare e che ha scatenato contro di lui tutta la forza della Natura concentrata in un unico inesorabile anatema.

L’amicizia, l’importanza dell’ambiente, l’ecologia, il disboscamento, l’inquinamento industriale, il coraggio delle proprie azioni, l’amore, la lealtà. Temi toccati con grazia e un’infinità di colori da Chris Renaud e Kyle Balda, registi di questo cartoon riuscito ad incassare oltre 200 milioni di dollari sul solo suolo americano (e giustamente scelto come film d’apertura del Festival Cinemambiente di Torino). Indovinati i minions con Cattivissimo Me, Meledandri ha provato a replicare il tutto con i deliziosi ed amabili personaggi della foresta, tanto divertenti quanto silenziosi ed irresistibilmente adorabili, trasformando così l’intero progetto in un film a due facce. Perché se la parte dedicata agli umani non entusiasma, rischiando spesso di salire sul temibile treno della ‘noia’, quella che inonda la Valle di Truffula ammalia e conquista, tra momenti musicati e citazioni cinematografiche inattese (Mission Impossible).

Graficamente eccellente, il film deraglia dinanzi al villain ‘ufficiale’ dell’intera storia, sinceramente limitato come la sua eloquente bassezza. Il padrone di Thneedville, che vende aria pulita ai cittadini bombardati di tecnologie, è forse il ‘cattivo’ meno riuscito nella breve storia della Illumination Entertainment, e da che mondo e mondo se il villain non stupisce il film non raggiunge quasi mai livelli eccelsi. E difatti con Lorax rimaniamo all’interno di questo limbo. Anche perché proprio lui, Lorax, ovvero il ‘teorico’ protagonista principale, si vede con ritardo e ’sparisce’ con eccessiva velocità, regalandoci comunque uno splendido personaggio baffuto e colorato, sorprendentemente doppiato in italiano da un impeccabile Danny DeVito.

Trascinato dall’impegnativo tema ambientalista, che Dr. Seuss trasformò in fiaba per bimbi mezzo secolo fa, Lorax paga probabilmente il taglio esplicitamente ‘adolescenziale’ dato all’intero progetto, che per una volta sembra non voler forzatamente strizzare l’occhio ai più grandi, come accaduto in passato con decine di cartoon. Scelta coraggiosa, e probabilmente in grado di ‘pagare’ dinanzi ad un pubblico più piccolo, affascinato da colori pastello, magnifici personaggi secondari e da un 3D per una volta non solo ‘giustificato’, ma quasi necessario. Ciò che ne rimane, inattaccabile messaggio di fondo a parte, è un apprezzabile lungometraggio animato, probabilmente inferiore ad Ortone e lontanissimo dagli impeccabili capolavori Pixar, ma tutt’altro che insoddisfacente.