CONDIVIDI

Li avevamo lasciati nel cuore dell’Africa i nostri amici dello zoo di Central Park e, dopo la ricomposizione del nucleo famigliare di Alex, la riscoperta da parte di Marty delle gioie del branco (unita ad un’opportuna rivalsa identitaria) e il coronamento del  buffo amore tra Melman e Gloria, si era ingenuamente sospettato che potesse trattarsi di una sistemazione definitiva. Naturalmente non è così, perché gli spazi ampi e lussureggianti del Continente Nero saranno anche fascinosi, ma la nostalgia di casa è dura da vincere e un modellino di New York City non può certo restituire il piacere della cattività in una caotica metropoli. Insoddisfatti degli agi nelle terre selvagge, i volubili protagonisti decidono di farsi aiutare dalla dissennata combriccola dei pinguini, impegnati a lucrare nel Casinò di Montecarlo, ma l’intervento inaspettato dell’agente DuBois – sordida e spigolosa Crudelia De Mon con i ricci di Edith Piaf – li costringerà a fuggire con un circo, che, dopo il tour Europeo, ha in programma proprio una tappa d’Oltreoceano.

Il ritorno a casa è accompagnato dalle circostanze più strane e divertenti: gestire un circo per degli animali non deve essere facile, ma con l’aiuto di nuovi amici tutto si può fare. Una tigre, star del circo, una foca italiana, una lince esperta nel trapezio, rubano il cuore dei protagonisti.

Ad accompagnare il tutto gli immancabili pinguini che con il loro ingegno e le loro strategie riescono nell’intento di tornare a New York. Ma forse casa nostra non è un luogo, forse casa nostra la ritroviamo nelle persone che amiamo.

La tecnologia 3D avvolge interamente lo spettatore, già rapito dalle danze che i colori compiono nei diversi spettacoli organizzati dagli animaletti di “Madagascar 3”. Tra le risate generali la più grande impresa che i protagonisti compiono non è il ritorno allo zoo, ma il riuscir ad emozionare e coinvolgere pienamente gli spettatori, nonostante si sia giunti al terzo film.

Mai si sono visti sequel di un tale successo, ma la bravura degli attori che hanno interpretato i personaggi, accompagnata dallo stile ironico che caratterizza tutti i film di “Madagascar” ha reso questa magia possibile.

Madagascar è stato l’unico film “leggero” del festival di Cannes 2012. Nonostante i possibili pregiudizi iniziali che normalmente si riservano a pellicole che sembrano scritte ad uso e consumo del grande pubblico e non certo stimolate da vezzi autoriali, la scelta di invitarlo a partecipare alla prestigiosa kermesse è stata senza dubbio azzeccata. Madagascar 3 è, infatti, un’ottima commedia, capace di regalare tanti sorrisi senza prendersi troppo sul serio. Si gioca bene con la comicità fisica, ovvero “slapstick”, e non si calca troppo la mano sul citazionismo cinematografico o altro (da sottolineare però il bel riferimento al Cirque du Soleil). C’era bisogno di dare una nuova ambientazione alle avventure del gruppo dopo il mediocre secondo capitolo e così, senza perdersi troppo in spiegazioni e realismo, ecco che dopo pochi minuti i nostri protagonisti hanno attraversato tutto il continente nero e il Mar Mediterraneo grazie alle loro zampe e a maschera, pinne e boccaglio.

Da segnalare, infine, la schizofrenia prorompente di una colonna sonora, che, sulle note (un po’ invisibili) di Hans Zimmer, innesta una sfilza irriverente di brani delle più diverse tradizioni, da un’aria del “Rigoletto” e l’immancabile “Con te partirò” nelle scene romane a “Non, je ne regrette rien”, intonata dall’agente DuBois in uno dei siparietti più divertenti ed insensati del film, fino al ritmo pop di “Firework” di Katy Perry, che accompagna le evoluzioni ginniche degli artisti circensi. Sullo sfondo si affaccia il rischio di un nuovo tormentone pronto a sostituire il conturbante “I like to move it” di re Julien: il terribile “Afro Circus”.


YouTube Direkt