CONDIVIDI

La prima edizione di  Schneewittchen und die Sieben Zwerge , celebre racconto dei fratelli Jacob e Wilhelm  Grimm e meglio noto come  Biancaneve e i sette nani, è stata pubblicata nel 1812. Quest’anno, nel suo duecentesimo anniversario,  la favola entra nei nostri schermi televisivi in una chiave di lettura mai usata fino ad’ora: quella di una serie tv.

Once Upon a Time è una serie televisiva statunitense prodotta dalla ABC che ha la curiosa particolarità di non ispirarsi, come la maggior parte delle serie di questo genere, ad un solo racconto. Al contrario la storia prende liberamente spunto da tutte le fiabe per bambini più note e amate, alcune non dissimili dalle ulteriori trasposizioni delle fiabe originali fatte dalla Walt Disney a partire dagli anni 90.

Da Pinocchio ad Hansel e Gretel, da Cappuccetto Rosso  a Cenerentola. Gli autori Edward Kitsis e Adam Horowitz hanno saputo creare un mirabile intreccio narrativo il cui unico precedente, oramai storico, è quello usato in Lost, in cui la storyline principale è seguita ad ogni episodio dalla storia di un singolo personaggio (nel nostro caso un personaggion delle fiabe) , del quale vengono narrate le avventure vissute nel passato. La storia si svolge a nell’immaginaria cittadina di Storybrooke, nel Maine, dove Emma Swan, che non crede affatto nelle favole, viene costantamente messa in guardia dal giovane Henry sul fatto che sulla città sia stata gettata una potente maledizione e che ora tutti i personaggi delle fiabe vi siano intrappolati a causa della Regina Cattiva, la stessa che a suo tempo diede la mela avvelenata a Biancaneve, la quale ora, senza memoria e separata dal suo principe, assume l’aspetto mite e anonimo di una dolce insegnante della scuola di Henry.

Le dinamiche del mondo reale raramente vengono trascurate in favore di quello fiabesco, piuttosto entrambi si incontrano in maniera indissolubile. I rapporti familiari, i problemi coniugali, il ritrovamento di sé stessi, fanno da sfondo alle avventure dei protagonisti. Forse per coloro che sono abituati a vedere i lieti fini e che hanno avuto la loro dose di favole da bambini non apparirà degna di interesse. Eppure, nonostante sia chiara la positività dei messaggi che trasmette, a volte anche troppo buonisti, Once upon a time ci trasporta con passione e originalità nel dietro le quinte di ogni personaggio in modo da non lasciare nulla al caso, e di collegarli tutti l’uno con l’altro come parte di un unico grande destino.  Così se vuole intrecciare la vita di una Biancaneve, non più sola e indifesa, ma una donna forte e combattiva,  con una Cappuccetto Rosso che ha superato da tempo l’infanzia e già adolescente è affetta da una forma classica di licantropia, C’era una volta può creare una catena di eventi originali e inaspettati che coinvolgono lo spettatore sempre più a fondo, fino a che, terminato ogni episodio la domanda principale sarà sempre una sola: quale sarà il prossimo personaggio?

Non c’è  dubbio in ogni caso che come quel lontano 1812, anche questo è stato un anno d’oro per le favole.