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Le cose non sono mai ciò che sembrano. E nemmeno le persone. Cosimo (Valerio Mastandrea) ed Elia (Elio Germano) sono due piastrellisti di Roma incaricati dal cantante Fausto Mieli (Gianni Morandi) di ripavimentare la terrazza di casa. Cantante di grande successo, Fausto ha scelto di ritirarsi dalle scene in seguito a una grave malattia della moglie Moira (Valeria Bruni Tedeschi) costretta su una sedia a rotelle. Nonostante le grandi manifestazioni di affetto, è evidente che tra Fausto e Moira c’è qualcosa che non va. La coppia vive ritirata dal mondo in un angolo all’apparenza paradisiaco dell’Appennino tosco-emiliano. Per sostenere la promozione turistica, Fausto ha accettato di tornare ad esibirsi in pubblico. Anche Elia e Cosimo non sembrano ciò che sono. Cosimo, il fratello maggiore, ha alle spalle storie difficili che l’hanno segnato in profondità. Elia, pur amando il fratello, ne subisce la presenza come un limite. La piccola comunità accoglie sin da subito i due fratelli con grande diffidenza, come due stranieri. E se Elia tenta di comportarsi in maniera estremamente professionale, Cosimo non può fare a meno di cedere al fascino del divo Fausto Mieli. Poco alla volta le diffidenze fra i due fratelli e il resto del paesino si acuiscono. Elia inizia a frequentare una ragazza del posto, scatenando la gelosia di un ragazzo che la corteggia. Cosimo, invece, fraintendendo un complimento di Fausto, si scontra con il suo committente. Per placare l’umiliazione che ne consegue si reca nel bar del paese e beve più del dovuto. Nel frattempo, mentre il giorno del concerto e del grande ritorno di Fausto si avvicina, il lavoro di Elia e Cosimo è ben lontano dall’essere terminato. Le tensioni fra il cantante e la moglie immobilizzata aumentano, proprio come i conflitti fra i due fratelli e il resto del paese. Quando poi Cosimo è involontariamente testimone di una cosa che non avrebbe dovuto vedere, le reazioni dei “padroni di casa” non si fanno più attendere. Le cose non sono mai ciò che sembrano. Nemmeno le persone.

Interessante sin dal titolo (e dalla locandina) il concetto alla base del film che associa all’isolamento e alla mentalità chiusa di un paesino di montagna il tipico comportamento del branco, pronto ad azzannare rabbioso chiunque si presenti come un pericolo per l’equilibrio del luogo. Così, i paesani armati di fucile diventano padroni indiscussi della scena, tanto da riservare a uomini e lupi lo stesso tipo di ‘accoglienza’. Funzionale soprattutto nel delineare i contrasti (tra i due protagonisti e in relazione al paese) il film di Gabbriellini si perde invece nelle storie collaterali, dove molti rapporti vengono solo accennati e mai chiariti fino in fondo. Ed è proprio questa frammentarietà degli elementi secondari (ma non troppo) a rendere poco fluido il passaggio tra la prima parte introduttiva e il brusco cambio di registro del finale. Non tutto torna come dovrebbe e, nella fase di passaggio dalla commedia al thriller, il regista perde di vista alcuni degli elementi (fin lì) fondanti del film, rimescolandoli e rovesciandoli in un finale decisamente a sorpresa. Un iter inusuale e originale, apprezzabile dal punto di vista stilistico ma poco funzionale dal punto di vista narrativo, che lascia aleggiare su di sé una sorta di nebula drammaturgica.

“Padroni di casa” è un esame superato a pieni voti grazie anche al supporto di due attori come Elio Germano e Valerio Mastandrea, autore assieme a Gabbriellini anche della sceneggiatura, per i quali è oggi pleonastico spendere ancora aggettivi per una bravura ormai assodata.