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Ad Hollow Blithe piccola cittadina del New England (Massachusetts), un ragazzino di nome Norman Babcock possiede la capacità sovrannaturale di comunicare con chi è morto e di guardare attraverso una sorta di fessura infradimensionale che si affaccia su una realtà alternativa, una sorta di limbo dove chi è deceduto di morte violenta o pensa di avere ancora qualche sospeso con il mondo dei vivi si aggira in attesa di poter attraversare la soglia, oltre la quale la luce e il riposo eterno lo libereranno definitivamente di ogni fardello.

Naturalmente in città nessuno crede che quello strano ragazzino che parla da solo possa realmente dialogare con l’aldilà, nemmeno i suoi genitori e la sorella, a scuola poi va ancora peggio poiché Norman è considerato uno stramboide da cui tenersi alla larga o in alternativa una vittima designata da tormentare, questo è il quotidiano del povero Norman che sconsolato trova un barlume di amicizia solo nel goffo Neil, che oltre ad essere un tantinello eccentrico considera la capacità di Norman non solo reale, ma anche un privilegio di cui andare fieri.

Questo è il quotidiano di Norman, una serie di giorni in cui solo l’aldilà sembra dargli un minimo di calore, tra i trapassati c’è anche sua nonna, ma la situazione sta per cambiare in modo radicale, una maledizione tenuta a bada per trecento anni sta per abbattersi sulla città e la sua popolazione di miscredenti, alcuni zombie risorgeranno dalle loro tombe e sconfineranno in città portando il terrore e solo il piccolo Norman potrà porre rimedio all’assedio, trovando il modo di sfruttare le sue capacità paranormali per fermare la maledizione, salvare la sua famiglia, il suo unico amico e tutta la popolazione di Hollow Blithe.

Che i cartoon non siano più appannaggio di un pubblico di soli bambini è ormai noto da molti anni, aggiungiamo poi il fatto che negli ultimi 10 – 15 anni molti film d’animazione prodotti per il cinema hanno raggiunto vette qualitative davvero invidiabili. La Pixar conferma questa regola a quasi ogni film e a darle filo da torcere ci sono la Dreamworks, la Blue Sky e la Laika Enterteinment, oltre che molte altre compagnie grandi e piccole. C’è poi questa tendenza a produrre film d’animazione con toni decisamente horror, virando di volta in volta verso la favola dark, la commedia, la love story o il b-movie, trattando sempre di mostri e soprannaturale in maniera accessibile ai più piccoli, ma strizzando ParaNormanperò l’occhio ai grandi. Ultimo esponente di questo mini-filone è “ParaNorman”, che frulla in un unico calderone fantasmi, streghe e zombi con efficace nonchalance.

Ed è proprio l’americana Laika Enterteinment a dare i natali a “ParaNorman”, ovvero la casa di produzione che più delle altre sembra attenta ad atmosfere dark e orrorifiche, dal momento che in passato ha dato vita già a “La sposa cadavere” di Tim Burton e al bellissimo “Coraline e la porta magica” di Andy Selik. A differenza dei suoi predecessori, però, “ParaNorman” sembra riprendere per molti aspetti la lezione di un altro pezzo da 90 della recente animazione orrorifica per ragazzi, ovvero “Monster House”. Dal film della Dreamworks, quello della Laika riprende le atmosfere autunnali del periodo halloweeniano, i personaggi protagonisti introversi e “perdenti” con occasione di riscatto, il paesino americano di provincia e la minaccia sovrannaturale fortemente ancorata al contesto cittadino. Se vogliamo condurre un paragone con “Monster House” o “Coraline”, “ParaNorman” si mostra più debole dei ParaNorman precedenti soprattutto perché sembra avere il fiato maggiormente corto nel racconto della vicenda, ma se preso a se è un prodotto d’intrattenimento validissimo.

La forza di “ParaNorman” è il voler riprendere la tradizione di alcuni film horror anni ’80 che miravano a un target di teenagers, si pensi ad esempio a “Il ritorno dei morti viventi 2”, “La notte di Halloween” o “Scuola di mostri” e ci si renderà immediatamente conto di qual è lo stile e il tono di questo divertente cartoon. Non a caso, infatti, “ParaNorman” inizia come se si trattasse di un prodotto grindhouse, con pellicola rovinata e immagini decisamente splatter, rivelandoci dopo una manciata di minuti che quello a cui stiamo assistendo è un b-movie con zombie mangia cervelli che il piccolo Norman sta guardando in tv, in compagnia della nonna morta.

La dark comedy è servita e l’ispirazione burtoniana sembra abbastanza chiara (e lo stesso Chris Butler, co-regista della pellicola, è il creatore dello storyboard di La sposa cadavere), ParaNorman è un film carino e con  interessanti e ben costruite citazioni, che strizzano l’occhio energicamente agli horror cult degli anni cinquanta (gli zombie su tutti, ostentati già nella prima sequenza con la visione di una parodiata versione di un film di serie z in televisione), e il tratteggiamento caratteriale dei personaggi secondari (soprattutto lo zio Prenderghast).

Ma siccome è un vero horror comico, si ride moltissimo in ParaNorman e ogni risata svela una contraddizione, mette in ridicolo una figura di potere o aiuta a sovvertire l’ordine naturale delle cose (al cinema) per riportarlo più vicino all’ordine naturale delle cose (nella vita).