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Capitan Pirata è da sempre il terrore dei sette mari. Entusiasta e fiducioso, viaggia da con un equipaggio di straccioni al suo fianco, e apparentemente cieco davanti alle stranezze che gli si presentano davanti, ha un solo sogno: sconfiggere i suoi acerrimi nemici Black Bellamy e Cutlass Liz per ricevere il sognato premio di Pirata dell’Anno. Per farlo, costringerà il suo equipaggio a viaggiare dalle spiagge dell’esotica Blood Island alle strade nebbiose della Londra vittoriana. Durante il lungo esodo, incontrerà una regina diabolica ed un giovane e infelice scienziato, senza perdere mai di vista quello che un pirata ama di più: l’avventura!

L’idea di un film sui pirati, venne al regista due volte candidato all’Oscar e co-fondatore della Aardman Peter Lord, dopo aver letto una copia del libro di Gideon Defoe, ‘The Pirates! In an Adventure with Scientists: A Novel’, che suscitò immediatamente la sua ilarità. “Amavo le storie dei pirati da ragazzo – ha spiegato – in particolare L’isola del tesoro. Queste storie hanno trasformato quella che probabilmente nella realtà era una vita terribile in qualcosa di entusiasmante, spavaldo, pieno di colori: le storie di pirati sono ambientate nei mari tropicali, con cieli di un blu intenso, i cannoni ed i costumi. E’ un’atmosfera magica in questo senso. Quindi, quando abbiamo trovato questa storia che parlava di un equipaggio di pirati incessantemente ottimisti, ci è sembrato di ripercorrere la storia aumentandone un po’ i toni.”

Non a caso i personaggi sono tutti estremamente sopra le righe, folli, incapaci, ma allo stesso tempo fiduciosi e ciecamente convinti dell’autorità del loro Capitano.

A prestare la voce al protagonista è nella versione originale, Hugh Grant (per noi Christian De Sica), scelto da Lord e dal co-regista Jeff Newitt per i suoi tempi comici e la capacità di mantenere un tono che fosse borioso, prepotente, ma anche costantemente allegro. “E’ un ottimista, e proprio per questo motivo, l’equipaggio è sempre dalla sua parte – dice Hugh Grant – Ama la sua ciurma, il pappagallo della nave ed è molto orgoglioso della sua folta barba.”

Peter Lord mette in scena un’avventura che va dritta al cuore del genere piratesco e lo mette alla berlina in toto: poche sono le citazioni evidenti (una di “Elephant Man” si merita applausi a scena aperta), perché il regista sa che non si può basare tutto un film sui riferimenti pop come accade in certa animazione recente (la saga di “Shrek”, specialmente). Bisogna al contrario partire da personaggi simpatici, e Capitan Pirata è senz’altro questo: un adorabile loser per il quale è impossibile non parteggiare. A doppiarlo in italiano c’è un azzeccato Christian De Sica, che dimostra quanto sia cronicamente sotto-utilizzato nel nostro cinema.

Pirati! Briganti da strapazzo è il classico progetto che ci si aspetta da una produzione Aardman, nonostante per la prima volta nella sua storia mescoli l’animazione stop-motion con quella CGI. Il risultato è una pellicola dall’impatto reale, ricca di volumi e ombre, riflessi di luce digitale e ombre tridimensionali, rese più marcate dalla composizione shot-by-shot che dalle riprese stereoscopiche. Semplice e autoironico, il film tratta con assoluta naturalezza situazioni e comportamenti al limite dell’assurdo, mostrandoli come assolutamente verosimili e genuinamente divertenti. Un bel modo di rafforzare un’idea di cinema ben consolidata, lontana dai virtuosismi di studi d’animazione come Pixar, ma piacevolmente differente.