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In seguito a un incidente di parapendio l’aristocratico e abbiente Philippe (François Cluzet) resta paralizzato dal collo in giù. Una disgrazia alla quale si sommerà anche la perdita (poco dopo) dell’amatissima moglie. Nella sua nuova condizione di disabile, Philippe sarà dunque costretto ad assumere un ‘badante’, un uomo che possa accudirlo e aiutarlo quotidianamente nelle sue attività. Nonostante alla selezione si presenteranno numerosi candidati davvero determinati (chi per motivi economici e chi per apparenti motivi sociali) a ottenere il posto, Philippe verrà colpito dall’unico che, al contrario, non ha la benché minima intenzione di ricoprire il ruolo, ma che ha invece come unico obiettivo quello di ottenere il sussidio di disoccupazione. Trattasi di Driss (Omar Sy), ragazzo algerino – proveniente dal caos della banlieue parigina – di grande prestanza fisica uscito da poco di prigione che non solo non ha alcun requisito di sorta come assistente sociale e parasanitario, ma che appare sotto tutti gli aspetti decisamente inadatto al ruolo. Eppure, così volubile, sfrontato, indelicato e anche irrispettoso della condizione di Philippe, Driss riuscirà comunque (o forse proprio grazie ai suoi modi burberi) a smuovere l’uomo dallo stato di torpore esistenziale indotto dalla tetraplegia, riaccendendo (con il suo fare spiccio ma sincero) in lui la voglia di tornare a vivere. Strano, ma neanche tanto. Perché ciò che riesce a cogliere con sincero realismo questa commedia-drammatica sulle sfide che la vita ci impone, è la profonda volontà di ogni essere umano di avere un trattamento ‘alla pari’ che non traduca la limitazione fisica in una menomazione mentale. E infatti di fronte alla falsa solidarietà e al pietismo di tanti, Philippe sceglierà proprio l’indelicatezza di Driss, l’unico che sembra di fatto vederlo per quello che realmente è (un essere umano come ogni altro).

I registi e sceneggiatori Eric Toledano e Olivier Nakache ce l’hanno fatta, traendo l’idea da un documentario visto nel 2003. Il vero incontro tra l’aristocratico tetraplegico Philippe Pozzo di Borgo e il badante di umili origini algerine Abdel Sellou è diventato un film divertente e commovente allo stesso tempo. L’encomiabile lavoro di scrittura ha il pregio di essere privo di pietismi e patetismi, nonostante sia focalizzato sull’immobilità permanente di Philippe e dell’assistenza integrale che una persona nelle sue condizioni necessita. Con qualche adattamento al personaggio di Abdel, diventato di origini senegalesi e di nome Driss, Quasi amici inventa un insolito duo cinematografico, comico, affiatato, solidale, che con un parallelo nemmeno troppo azzardato sembra una sorta di Arma letale senza azione, o La strana coppia senza farsa.

La storia di Philippe e Driss non segue la canonica scansione da commedia romantica, non procede per incontro/unione/scontro/riconciliazione finale ma ha un andamento più ondivago, che fiancheggia la crisi del rapporto e le sue difficoltà senza mai forzare il realismo.

Pur concedendo molto a quello che piace pensare, rispetto al modo in cui realmente vanno le cose, il duo Olivier Nakache e Eric Toledano riesce nell’impresa non semplice di infondere un’aria confidenziale ad un film che poteva facilmente navigare le acque del favolismo.

Molto è merito di un casting perfetto che, si scopre alla fine, ha avuto il coraggio di allontanarsi parecchio dalle fisionomie dei personaggi originali. Sul corpo statuario sebbene non perfettamente scolpito (come sarebbe invece accaduto in un film hollywoodiano) di Omar Sy passano infatti tutte le istanze del film. Dai suoi sorrisi alle sue incertezze fino alla sua determinatezza, ogni momento è deciso a partire da quello che l’uomo nero può significare nella cultura francese odierna. Elemento pericoloso quando vuole spaventare un fidanzato che merita una lezione o un arrogante vicino che ingombra il passaggio, indifesa vittima della società quando ha bisogno di un aiuto, forza primordiale e vitale quando balla e infine carattere autentico quando tenta approcci improbabili con le algide segretarie.