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Ned vive in campagna con l’amata Janet e un cane, Obi Wan Kenobi, che ama quasi come fosse un figlio. Il suo banco di verdura al Farmer’s Market del paese è il più frequentato e apprezzato dai concittadini e, a parte l’indubbia simpatia che l’uomo nutre per la cannabis, Ned è quel che si dice un gran bravo ragazzo. Finito in galera per i suoi traffici, ma uscito subito per buona condotta, il poveretto scopre che la fidanzata lo ha rimpiazzato con un altro, che ha preso in ostaggio il cane, e che lo ha sbattuto fuori di casa. Ned si vede per questo costretto a tornare a New York dai suoi. La madre, ormai vecchia e malandata, non può prendersi cura di lui e ciò costringe l’uomo ad un ‘pellegrinaggio’ a casa delle sorelle, naturalmente con esiti disastrosi. Abituato ad essere sincero con tutti, Ned non riesce proprio ad entrare in sintonia con Miranda, giornalista d’assalto solita a dominare gli uomini, Liz, madre agitata di due figli e soprattutto moglie di un regista di documentari vanesio e fedifrago e Natalie, strampalata stand-up comedian legata da tempo ad un’avvocatessa. Anzi, dietro al puntuale crollo emotivo delle tre, per motivi lavorativi o sentimentali, c’è sempre un’azione più o meno inconsapevole di Ned. Fatto fronte comune contro l’invasore, le donne si rendono conto di non poter fare a meno di quel fratello strampalato e buono e decidono di dargli sul serio una mano a riappropriarsi della sua vita.

La recente collaborazione con Steve Carell deve aver influenzato molto Paul Rudd. I due hanno recitato insieme in Dinner for Schmuks di Jay Roach e la vecchia star del Saturday Night Live ha offerto una delle sue migliori prestazioni nel ruolo chapliniano dell’idiota. Il suo personaggio incarnava una delle figure più tradizionali della commedia: l’individuo che non si è integrato nella comunità e nella sua inconsapevole ingenuità scardina i meccanismi più falsi e artificiosi della società. Paul Rudd deve avere preso appunti sull’interpretazione del suo collega più esperto. Our Idiot Brother aggiorna questo archetipo del genere in versione freak e lo inserisce in un nuovo contesto narrativo, che conferma un rinnovato interesse verso la sua componente femminile dopo le affermazioni dei grown ups come Seth Rogen e Jonah Hill.

Il protagonista è completamente consapevole della sua inadeguatezza: è talmente estraneo alla civiltà che si è isolato in campagna, dove vive insieme al suo cane in una fattoria che produce prodotti biologici. La sua goffaggine lo insegue anche così lontano e non gli impedisce di essere arrestato perchè si convince a vendere della marijuana ad un poliziotto. Alla fine della detenzione scopre che la sua donna lo ha cacciato via di casa e non vuole più fargli vedere l’amato animale: a quel punto non gli resta altro che tornare in città dalla madre e dalle sue tre sorelle.

“Quell’idiota di nostro fratello” non è un film idiota. Certo, non è nemmeno la commedia più originale del secolo, ma riesce a mantenere un tocco leggero senza scadere mai nello zucchero o nel cattivo gusto. Soprattutto, non si tratta di un film ruffiano: c’è un messaggio di fondo – quello di dare sempre al prossimo il beneficio del dubbio e sperare nelle sue migliori intenzioni – che non viene mai tradito per far rientrare Ned nelle maglie più rassicuranti della visione borghese del mondo. Ned vive secondo le sue regole, ed è proprio questa sua apertura mentale che gli permette di rimettere in sesto le vite di chi gli sta attorno. Compiuta la sua missione, Ned lascia le sue sorelle come un angelo che non è più richiesto, o come il bizzarro John Wayne in una versione pacifista di “Sentieri selvaggi”.

Rudd non regge comunque tutto il film sulle sue spalle, ma è supportato da un cast di ottimi professionisti della commedia: Elizabeth Banks, Emily Mortimer e la sempre frizzante Zooey Deschanel interpretano le sorelle Rochlin, affiancate da Rashida Jones, Steve Coogan, Hugh Dancy e Adam Scott. In definitiva, “Quell’idiota di nostro fratello” riesce dove il remake di “Stanno tutti bene” falliva, nel realizzare un convincente “road movie famigliare”. Si esce dalla sala col sorriso: cosa si può chiedere di più a una commedia?