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In una tranquilla località balneare, mentre i clienti di un supermercato vengono terrorizzati da un rapinatore impazzito, accade l’impensabile: un mostruoso tsunami sommerge completamente la città. Intrappolati, con l’acqua impetuosa che minaccia di seppellirli tutti, i sopravvissuti scoprono di non essere soli, perché lo tsunami ha portato con sé visitatori sgraditi che provengono dagli abissi; dovranno allora cercare di non morire annegati e di non rimanere uccisi dal rapinatore che è tra loro, ma anche riuscire a vincere una minaccia molto più pericolosa: enormi squali bianchi affamati e assetati di sangue.

Quanti film sugli squali abbiamo visto, anche solo ultimamente? Non così pochi. Per citare gli ultimi, basta pensare all’orrido Shark Night 3D, o al decente (e non a caso australiano) The Reef, per non parlare poi delle produzioni della Asylum e simili (tipo Shark in Venice). È che gli squali, dopotutto, continuano ancora ad esercitare uno strano fascino: ci fanno paura e contemporaneamente ne siamo “attratti”, ed anche per questo guardiamo ogni film che finisce in sala o in dvd su di loro.

Sotto la produzione esecutiva del Russell Mulcahy autore di Highlander-L’ultimo immortale (1986) e Resident evil: Extinction (2007), terzo capitolo della saga zombesca con protagonista Milla Jovovich, però, l’attacco da parte del nuovo, pericoloso predatore non avviene in mare, bensì nientemeno che all’interno di un supermercato e del suo parcheggio, inghiottiti da una mostruosa onda di tsunami.

Supermercato in cui si trovano il giovane Josh, interpretato dallo Xavier Samuel di Tre uomini e una pecora (2011), e la sua ex fidanzata Tina alias Sharni“Step up 3D”Vinson, i quali interruppero la loro relazione amorosa proprio quando, un anno prima, il fratello di lei e migliore amico di lui, con il volto del televisivo Richard Brancatisano, venne ucciso proprio da uno squalo.

Oltre a un altro manipolo di superstiti – non tutti rassicuranti – in lotta per la sopravvivenza mentre si arrampicano sugli scaffali, tra detriti, cadaveri galleggianti e cavi elettrici pericolosamente penzolanti a pochi centimetri dall’acqua.

Uno scenario apocalittico e scoraggiante, che metterà a dura prova i nervi dello spettatore, accompagnato sott’acqua solamente nel corpo a corpo irreale, o spaventato con una musica incalzante che ha l’effetto contrario dell’appassionare: disgustare. Ecco la parola giusta che manca ad un certo tipo di ideatori di cinema, la mancanza di rispetto per un certo tipo di visione che, lontano dal bigottismo spicciolo, non porta da nessuna parte e da troppo tempo stanca già nei primi secondi di proiezione.

Lo squalo, Halloween e Tartarughe Ninja, saccheggiando qua e là il genere horror e provando a dare brividi ad intermittenza, l’intera costruzione logica del film si basa solo sul ruolo misero (e contro la fisica) dei buoni contro giusti, umani contro specie animali, in un contesto panoramico e subacqueo in cui madre Natura non si è mai divertita così tanto. Al contrario noi ci siamo annoiati all’ennesima prodezza agonistica nei confronti della creatura più spaventevole degli abissi. Figuriamoci quando il fondale è basso e si nuota tra sacchetti di frutta e cestini galleggianti.

Evitando poi il discorso sul 3D, non possiamo salvare una pellicola che gioco forza ha il suo unico punto di forza nella claustrofobia dilagante e, magari, sull’interessante lavoro creato all’interno di un set così ridotto, che tralascia tutto il resto dell’universo cinema, a partire dal cuore con cui si comincia a raccontare una storia pur “incredibile”, qui sbranato dall’ennesimo attacco pinnato.


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